Guerra e clima affamano oltre 20 milioni di persone nell'Africa orientale

(Adnkronos) - La regione del Corno d’Africa è colpita dalla peggiore siccità degli ultimi decenni. I cambiamenti climatici hanno portato a quattro anni di raccolti falliti, piogge irregolari e invasioni di locuste che, con l’incremento globale del costo dei generi alimentari, stanno portando i Paesi a situazioni intollerabili. Con la guerra in Ucraina, le famiglie pagano il doppio, il triplo o, in alcuni casi il quadruplo di quanto pagavano per il cibo fino a pochi mesi fa. Lo denuncia ActionAid secondo la quale l'aumento vertiginoso dei prezzi e la crisi alimentare sono il risultato di fattori combinati quali l’impatto del Covid-19 e il conflitto in Ucraina. Una ricerca globale dell'associazione, pubblicata di recente, mostra che i prezzi locali di cibo e carburante sono più che triplicati in alcune delle comunità più a rischio del mondo. In Etiopia il prezzo dei fertilizzanti è aumentato del 196% mentre in Somaliland il costo dell’olio a seguito del conflitto Russo-Ucraino è salito del 260%, quello del pane del 163%.

“La situazione si sta rapidamente deteriorando in tutto il Paese - dice Susan Otieno, Executive Director di ActionAid Kenya - Ovunque per strada ci sono carcasse di animali in decomposizione e la scarsità d’acqua spinge gli animali selvatici ad avvicinarsi sempre di più ai villaggi. C'è urgentemente bisogno di incrementare gli sforzi per portare i beni di prima necessità a chi oggi sta soffrendo. La crisi alimentare e la malnutrizione, soprattutto infantile, peggiorano di giorno in giorno”.

Siccità ricorrenti e condizioni climatiche imprevedibili sono invece il risultato dell’ormai evidente crisi climatica che sta causando sfollamenti e migrazioni forzate, fame, scarsità d'acqua, malnutrizione e aumento della povertà in tutto il Sud del Mondo. Sia in Kenya che in Somaliland ed Etiopia la diffusa mancanza di raccolti e la morte del bestiame, hanno spinto le famiglie a vendere i pochi beni rimasti a prezzi molto bassi e ad abbandonare le proprie case. In Kenya alcuni allevatori hanno riferito di aver perso fino al 90% del loro bestiame e di non poter sostenere il restante 10% a causa del prosciugamento di bacini e dighe.

I team umanitari di ActionAid stanno lavorando per fornire aiuti alimentari ed economici, acqua e mezzi di sussistenza salvavita. Sono stati avviati programmi per le mense scolastiche, riabilitate fonti d’acqua e allestiti spazi sicuri per le sopravvissute alla violenza di genere e servizi di protezione, tra cui consulenza psicosociale, supporto medico e legale. L’organizzazione ha raggiunto finora quasi 200mila persone tra Somaliland, Kenya ed Etiopia con il proprio lavoro.

In Kenya ActionAid sono 93mila le persone che hanno ricevuto aiuto, ma si stima che siano centinaia di migliaia coloro che hanno bisogno di acqua e cibo. Per l’organizzazione non è possibile ora portare avanti molti dei progetti esistenti nel Paese per fermare gli effetti dei cambiamenti climatici, come quello nella Contea di Isiolo, per garantire a tutti l'accesso all'acqua potabile e promuovere una gestione sostenibile delle risorse naturali, perché a causa della fame, le persone non riescono ad andare a lavorare e partecipare alle attività. Per questo l’organizzazione ha lanciato una raccolta fondi, per dare immediato supporto alle migliaia di persone senza acqua e cibo.

È però necessaria un’azione urgente a livello internazionale: l'ultima volta che la carestia ha colpito la Somalia, sono morte 250mila persone. ActionAid chiede ai governi e alla comunità internazionale di fornire una rapida assistenza finanziaria per aiutare le persone che hanno urgente bisogno di cibo e acqua. I governi africani devono investire nella creazione di riserve alimentari nazionali e regionali per agire da cuscinetto e ridurre la vulnerabilità alla scarsità di cibo e all'aumento dei prezzi nei Paesi.

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