Guerra, sanzioni e sussidi: per Cottarelli il governo aiuta anche “chi gira in Ferrari”

carlo cottarelli
carlo cottarelli

Professor Cottarelli, l’OCSE ha tagliato le stime di crescita dell’economia mondiale legando ciò direttamente alla questione ucraina. Molti si aspettano una recessione nel quarto trimestre del 2022, cosa che riguarda sia l’America che l’Inghilterra ma anche l’Europa. In Italia ancora non c’è molta convinzione sul fatto che dobbiamo prepararci a questa frenata. Lei cosa ne pensa?

Nel primo trimestre di quest’anno c’è stata senz’altro una frenata ma non una decrescita: inizialmente l’ISTAT aveva stimato una decrescita dello 0,2% e invece abbiamo chiuso con un +0,1%. Io credo che si possa ancora evitare una recessione. Una frenata rispetto ai tassi di crescita normali della nostra economia credo sia probabile, in parte a causa della guerra e in parte dell‘aumento del costo delle materie prime avvenuto già prima del conflitto. Questa è una tassa che i Paesi che non sono produttori di materie prime come il nostro devono pagare e che quindi ha un effetto restrittivo. La guerra ha influito perché ha creato incertezza, ma non è l’unico elemento responsabile di questa frenata.

Le sanzioni contro la Russia stanno mettendo in forte difficoltà le nostre imprese. Pensa che rappresentino veramente uno dei grandi ostacoli alla ripresa italiana?

Credo che il grosso ostacolo ci sarebbe se smettessimo di importare gas naturale. Io non capisco molto la logica di queste sanzioni: quelle nel settore finanziario e petrolifero vanno effettivamente a colpire la Russia, ma quelle che ci impediscono l’export finiscono per far perdere più noi che loro. Se noi esportiamo meno scarpe in Russia, ad esempio, i russi avranno più denaro da usare potenzialmente in armamenti.

Tra gli argomenti caldi in Italia vi è quello degli sconti e sussidi per far fronte all’emergenza gas e benzina. Un intervento costato già 35 miliardi che in molti hanno criticato, perché se da una parte il governo deve tutelare le categorie più deboli ed esposte all’aumento dei costi, dall’altra si sta stimolando la domanda in un momento di scarsità. Lo sconto sul carburante è in vigore fino all’8 luglio e forse verrà prorogato, ma non crede che occorra fare una riflessione in merito?

A mio parere, la soluzione è cercare di dare sussidi a chi ne ha bisogno evitando che vadano a tutti. Paradossalmente, se un possessore di una Ferrari si reca a comprare la benzina è anch’egli sussidiato, mentre occorrerebbe fare trasferimenti di denaro a chi ha redditi più bassi. Chiaramente ci sarebbe il limite che le dichiarazioni dei redditi non sono del tutto affidabili e quindi alcuni soldi andrebbero a qualcuno che dichiara meno di quanto possiede, ma questo è un rischio minore rispetto a quello di dare soldi a tutti.

Già da diversi mesi in Europa si discute sulle modalità per attutire questo momento di crisi e di aumento dei costi per le famiglie e due delle proposte prese in considerazione sono state quelle di scala mobile e indicizzazione dei salari: lei cosa ne pensa?

L’aumento dei prezzi delle materie prime è una tassa che ricade sull’Italia. Quello che ha fatto lo stato è stato attenuare l’impatto sulle famiglie coprendo 35 degli 80 miliardi che vale l’incremento dei costi rispetto al 2019 (il resto ricade su cittadini e imprese). Se si vanno ad indicizzare tutti i salari e gli stipendi, succede però che le imprese aumentano i prezzi. Di fronte a questo problema, Visco ha suggerito interventi mirati a carico dello stato, ma tornare alla scala mobile in presenza di un aumento dell’inflazione dovuto ad uno shock esterno vuol dire causare una rincorsa interna tra prezzi e salari che non aiuta.

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