Guida al voto: come funziona, cosa si può fare, cosa no e come li contano

Massimo Razzi
Referendum: Matteo Renzi e Agnese Landini al voto

Alcune cose sono chiare e (relativamente) semplici. Altre sembrano piuttosto complesse e generano domande legittime sulla durata dello scrutinio. Parliamo del “Rosatellum”, la legge con la quale andremo, per la prima volta, a votare il 4 marzo prossimo. Vediamo di capire cosa succede seguendo passo passo l’elettore e, poi, dopo che si è espresso nel segreto dell’urna, provando a seguire il suo voto. Alcune questioni sono sempre le stesse (ma non è male ricordarle). Altre riguardano proprio il Rosatellum e fanno sorgere alcune domande su quelli che potrebbero diventare i tempi di queste elezioni.

1) Poniamo che siete un elettore mattiniero e che ve usciate di casa poco dopo le 7 (orario di apertura dei seggi) per andare a fare il vostro dovere di cittadino. Farete bene ad avere con voi un documento di identità valido e la tessera elettorale: quel documento che vi è arrivato a casa alcuni anni or sono ed è stato timbrato ad ogni elezione. Fate attenzione perché, se gli spazi vuoti (18 in tutto) sono finiti, vuol dire che è venuto il tempo di farvi date una nuova tessera. Gli uffici anagrafici comunali (a livello del vostro municipio), in quei giorni sono sempre aperti sia per le carte d’identità scadute sia per le tessere elettorali finite, deteriorate o smarrite. Normalmente, per farsi dare una nuova tessera elettorale, occorre portare quella vecchia e far vedere che è finita. Se l’avete smarrita, ci vorrà una denuncia di smarrimento a polizia o carabinieri o, quanto meno, un'autocertificazione.

2) Poniamo che avete tutto quello che serve. Arrivate alla scuola, identificate la vostra sezione elettorale (è scritta sulla tessera) e la raggiungete. Qui vi faranno entrare chiamando alternativamente donne e uomini perché i registri elettorali sui quali c’è stampato il vostro nome sono divisi per sesso e il personale del seggio li gestisce a partire da questo.

3) Quando viene il vostro turno, consegnate il documento. Se il documento è scaduto, tornare al punto 1 o, se siete fortunati, il presidente del seggio vi conosce e vi fa votare attraverso il “riconoscimento”. A riconoscervi potrà anche essere un altro cittadino elettore del seggio munito di documento d’identità.

Nella foto qui sopra, la scheda del Senato. Quella della Camera è uguale. Solo che è rosa

4) Quando avete finito di collezionare brutte figure, ricevete due schede (una gialla e una rosa) e una matita “copiativa” (nessuno ha mai capito bene cosa sia e che differenza ci sia tra una matita copiativa e una non copiativa). Beppe Grillo ha provato a fare casino sull’argomento con scarsi risultati e il cantante Piero Pelù ha litigato sul tema col presidente del suo seggio ma pare che avesse torto. Oltre a schede e matita ricevete anche l’indicazione di una “cabina” dove entrare per esercitare in segretezza il vostro diritto di voto. Se sbagliate cabina non vi preoccupate. Lo fanno tutti, anche perché non è mai chiaro da che parte si entra.

5) Quando siete nella cabina, aprite le schede: quella gialla serve per il Senato e quella rosa per la Camera. Per la prima volta (e questa è una semplificazione) non c’è differenza per quanto riguarda le modalità di voto. Entrambe le schede servono alla stessa cosa: votare per l’uninominale e il plurinominale alla Camera e al Senato.

6) Il voto per l’uninominale è una faccenda semplice: la questione è indicare uno dei candidati il cui nome è già scritto sulla scheda facendoci una croce sopra. Dovete sapere che, in sede di scrutinio, vince e viene eletto quello che, nel collegio, ha ottenuto più voti: anche solo uno più degli altri. Il collegio si chiama uninominale proprio perché deve esprimere un solo nome per la Camera o per il Senato. Ma sotto il nome del candidato ci sono i simboli di alcuni partiti: servono per votare al collegio plurinominale (vuol dire che le persone da eleggere sono più di una). Tra questi simboli c’è quello del partito che amate (o che odiate di meno). Se fate una croce sopra il simbolo state dando un voto a quel partito. Se avete già messo la croce anche sul nome del candidato all’uninominale avete ottenuto due effetti: dare un voto al candidato per l’uninominale e dare un voto al partito per il plurinominale. Ma per dare il voto al candidato è anche sufficiente votare per uno dei partiti a lui collegati. Se, invece, votate solo per il candidato il voto andrà a lui e vedremo più in là in che misura avrà effetto anche sui partiti che lo sostengono.

La scheda qui sopra è votata correttamente: barrando il nome di uno dei candidati all'uninominale il voto va a lui

7) Accanto ai simboli dei partiti ci sono alcuni altri nomi. Sono il famoso listino dal quale usciranno gli eletti del plurinominale. Ma a voi non devono interessare: non fateci croci o altri segni, non servirebbe a nulla e rischierebbero di farvi annullare la scheda. A proposito, non si può fare il voto “disgiunto”. Quindi, se votate un candidato, potete votare solo il partito o i partiti a cui è collegato. E se votate un partito, potete votare solo il candidato che è collegato a quel partito. Niente voli pindarici e voti differenziati: uno a destra e uno a sinistra. Siate seri, una volta tanto.

Qui sotto, un caso di voto disgiunto: sbagliato, non si può fare. Perché? Chiedere al legislatore

Qui sopra: l'elettore ha votato il "pacchetto" dei nomi del plurinominale. Probabilmente passa perché gli scrutatori diranno che l'elettore voleva votare il simbolo ma ha sbagliato mira

8) A questo punto, chiudete la scheda seguendo le pieghe e aprite l’altra dove potete ripetere le stesse operazioni. Quando avete finito di votare uscite dalla cabina andate al tavolo degli scrutatori, riconsegnate la matita copiativa (mi raccomando, non portatela via perché c’è la multa da 103 a 306 euro) e, guardando in faccia lo scrutatore (anche per dare un po’ di solennità al momento) depositate le due schede votate ciascuna nell’urna di competenza. Prima, però, da quest'anno c'è la breve cerimonia del tagliando antifrode: trattasi di una striscia autoadesiva con stampato un codice alfanumerico di 14 tra cifre e lettere che il presidente staccherà dalla scheda dopo che avete votato e controllerà che corrisponda al codice vicino al vostro nome sul registro. Questo per evitare che vi siate portati da casa una scheda già votata e stiate cercando surrettiziamente di introdurla nell'urna. L’urna è uno scatolone di cartone a forma di cubo, piuttosto prosaico rispetto al nome che porta. E’ difficile sbagliare anche perché sull’urna c’è appiccicata una scheda uguale a quella che avete in mano. Se sbagliate, sono c…..i vostri anche perché il presidente dovrà stilare un complesso verbale e vi odierà per tutta la vita.

9) A proposito, quando siete nella cabina, non fatevi venire strane idee: se volete scrivere parolacce sulla scheda o metterci dentro una fetta di salame, fate pure (non sarete né i primi né gli ultimi). Ma evitate, la belinata di fotografare la scheda. E’ vietato, vietatissimo. Se vi beccano rischiate una multa da 300 a mille euro e anche da 3 a sei mesi di carcere. Onestamente, non ne vale la pena. Una volta, se entravate in un seggio con la macchina fotografica, gli scrutatori vi chiedevano gentilmente di depositarla prima di andare in cabina. Poi ve la restituivano. Adesso, che tutti siamo dotati di un telefonino che è anche una macchina fotografica, in molti seggi li sequestrano temporaneamente come succede agli esami. Dove non lo fanno, evitate di approfittarne. I presidenti di seggi sono molto suscettibili sull’argomento e ci mettono un attimo a chiamare la forza pubblica e a farvi arrestare.

Qui sopra: l'elettore ha votato nome e simbolo. Scheda corretta

10) Sia come sia, le vostre due schede vanno a dormire con centinaia di altre nelle rispettive urne. Solo a tarda sera verranno tirate fuori per lo scrutinio che comincia pochi istanti dopo la chiusura dei seggi (salvo ritardi e problemi alle 23 in punto). Non tutti sanno che è un loro diritto di elettori andare nel seggio e assistere allo scrutinio. Se, comunque pensate che per presidente e scrutatori sia finita la parte più dura della giornata (sono al lavoro da almeno 17 ore), vi sbagliate. Il presidente, infatti, apre le operazioni di scrutinio e apre anche un manualetto di 240 pagine che spiega per filo e per segno (anche con i disegnini) tutto quello che si deve fare e quello che non si può fare. Pensate soltanto che alla fine di tutto, il presidente dovrà preparare la bellezza di 22 plichi (contrassegnati da lettere e numeri: da quello dei verbali di scrutinio, a quello delle schede votate, a quelli delle bianche e delle nulle, fino a quello dei timbri e delle matite e di quant'altro è avanzato dei materiali avuti in consegna per il funzionamento del seggio. Sbagliare, in questi casi, è il minimo che ti succeda. Nessun presidente (che sia una persona normale) e, quindi, nessun seggio è in grado di far tutto senza il benché minimo errore. Il problema è accorgersene per tempo e rimediare. Un presidente agile mentalmente, degli scrutatori intelligenti e veloci e alcuni quintali di buon senso, sono gli strumenti necessari a cavarsela.

11) Scrutinare l'uninominale, è abbastanza semplice anche perché il “Rosatellum” ha vietato il voto disgiunto e, quindi, qualunque voto espresso (salvo quelli nulli) va conteggiato a favore di uno dei candidati all'uninominale: quelli che, sulla scheda sono scritti in un rettangolo che fa da “cappello” ai simboli dei partiti. Come dicevamo più in su, i nomi (in genere quattro) scritti vicini ai simboli dei partiti, non vanno votati pena l'annullamento. O meglio, se li votate tutti insieme, c'è il caso che il voto passi per “prevalenza della volontà dell'elettore”. Si può infatti sostenere che volevate mettere la croce sul simbolo, ma avete “sbagliato mira”. Più grave se votate uno dei quattro nomi e il simbolo. Quella roba sembra una preferenza e siete a rischio annullamento. Ma torniamo allo scrutinio: tutti i voti (sia che sia stato “crociato” il nome del candidato o il simbolo di uno dei partiti che lo sostengono) vanno sommati e assegnati al candidato dell'uninominale. Tutti quei voti, in sede di collegio, verranno sommati a quelli degli altri seggi per lo stesso candidato. Il candidato che ne prende di più (anche un solo voto di più), viene eletto nel collegio uninominale. E la cosa finisce lì.

12) La faccenda del plurinominale è più complicata. Anche qui, lo scrutinio (senza preferenze) dovrebbe andare via liscio. Si tratta, in fondo, di attribuire ai singoli partiti i voti di coloro che hanno messo la croce su un simbolo. Ma la legge vuole che nulla vada perduto e ha cercato una soluzione per evitare, tra le altre cose, che le coalizioni fossero svantaggiate rispetto ai candidati sostenuti da un solo partito in cui l'automatismo è perfetto: ogni voto al partito va al candidato e viceversa. Il sistema escogitato ha tutte le tipiche perversioni della matematica elettorale. State a sentire: a) si prendono tutti i voti dati al candidato (sia quelli diretti che quelli indiretti arrivati attraverso il voto a uno dei partiti che lo sostengono); b) si sottraggono tutti i voti dati esplicitamente ai partiti. La cifra che risulta viene inviata all'Ufficio elettorale Circoscrizionale.

Qui sotto: l'elettore ha votato solo un nome del "pacchetto". Non si può. In queste elezioni non ci sono preferenze. Scheda a rischio nullità

Qui sopra: il voto è corretto. L'elettore ha votato il simbolo e il voto va anche al candidato. E' il voto che i partiti preferiscono

13) Nell'Ufficio Circoscrizionale, avvengono le seguenti cose: la cifra in questione viene sommata a quelle di tutti i seggi ottenute con lo stesso procedimento. Si ottiene il totale dei voti presi da un candidato all'uninominale in quel collegio. Poi si prende il quoziente che ciascun partito della coalizione ha ottenuto al plurinominale (quello calcolato sui voti espliciti al partito) e lo si applica ai voti dati al solo candidato senza croce sul partito. La cosa può sembrare un po' arbitraria. Qualcuno dirà: “Ma io volevo votare solo il candidato. Odio i partiti”. Fatti suoi: nel proporzionale è necessario capire quanti voti ha preso ciascun partito per poter attribuire i seggi. E la regola è: se i voti al partito vanno al candidato, è necessario che anche i voti al solo candidato vadano, in qualche modo, anche ai partiti. In sostanza, dunque, se un partito della coalizione avrà preso al plurinominale il 10%, riceverà in più la medesima percentuale dei voti andati al solo candidato.

14) Qui, però, c'è un'altra complicazione che, probabilmente, renderà lunga la notte nell'Ufficio elettorale circoscrizionale. Prima di fare tutti i conteggi di cui abbiamo parlato, si dovrà capire se i singoli partiti hanno superato la soglia di sbarramento nazionale (3 per cento), se la coalizione avrà superato il 10%, se almeno un partito della coalizione avrà superato il 3%, quali partiti della coalizione avranno superato l'1%. Insomma, una serie di condizioni che si potranno avere solo al termine dello scrutinio. E' probabile che gli uffici elettorali si siano attrezzati e che i dati dei partiti vengano caricati su mezzi informatici mano a mano che arrivano in modo che, alla fine, sarà sufficiente pigiare un pulsante. Ma è legittimo temere che quel momento si verificherà a lunedì abbastanza inoltrato.

Scusate la lunghezza, ma se siete arrivati fin qui, adesso sapete (quasi) tutto quello che c'è da sapere sul voto.