Gli exit poll premiano Boris Johnson. Il premier verso la maggioranza assoluta

Brahim Maarad

I primi risultati sono usciti puntualissimi, alle 23 italiane, e sono favorevoli ai conservatori del premier Boris Johnson. Secondo i primi exit poll, infatti, ai Tory andrebbero 368 seggi. Solo 191 al Labour guidato da Jeremy Corbyn. Più staccati gli altri movimenti. Il Partito Nazionale Scozzese (Snp) viene dato a 55 seggi, i LibDem 13 e Plaid Cymru 3. I Verdi ne hanno 1. Zero, infine, per il Brexit Party. 

pic.twitter.com/REHiKXN1FO

— Conservatives (@Conservatives) December 12, 2019

I Tory avrebbero quindi una maggioranza con un margine di 86 seggi rispetto ai laburisti e loro alleati. Un risultato che va oltre i sondaggi che davano un margine di 68 seggi, nella migliore ipotesi. Sempre secondo i primi exit poll, i Tory hanno ottenuto 51 seggi in più rispetto al voto del 2017. I laburisti (191) ne hanno invece persi 71. Bene anche i nazionalisti scozzesi che salgono di 20 seggi. I LibDem (13) +1, Plaid Cymru (3 seggi) ne perde uno e i Green restano stabili con un seggio.

Per i Tory si tratta del miglior risultato dal 1983, quando sotto la guida di Margaret Thatcher ebbe 397 seggi. Per i Labour si tratta invece del peggior risultato dal 1935, quando ebbe 154 seggi sotto la guida Clement Attlee.

Se gli exit poll saranno confermati, il voto di oggi ha "ridisegnato la mappa politica della Gran Bretagna". È quanto ha dichiarato l'analista di Sky News, Ed Conway. "Il Leigh non è mai stato conservatore. Non da quando il collegio elettorale è stato creato nel 19esimo secolo. Era liberale e poi laburista sempre. Secondo gli exit poll è probabile che diventerà Tory da oggi".

Tra i laburisti su Twitter rimbalza l'hashtag #CorbynOut, via Corbyn". I sostenitori del Labour processano il leader per il peggior risultato del partito dal 1935. "È colpa di un solo uomo, della sua campagna, del suo manifesto, della sua leadership", twitta Siobhan McDonagh, una candidata laburista. E l'ex ministro dell'Interno laburista, Alan Johnson, deputato uscente, rincara: "Non ho mai immaginato che potessimo scendere sotto i 200 seggi. Questo è Corbyn"

Le prime reazioni

Grazie a tutti quelli che hanno votato da ogni parte nel nostro grande Paese, che hanno fatto i volontari, che si sono candidati. Viviamo nella più grande democrazia del mondo". Così su Twitter il premier britannico Boris Johnson. 

Thank you to everyone across our great country who voted, who volunteered, who stood as candidates. We live in the greatest democracy in the world. pic.twitter.com/1MuEMXqWHq

— Boris Johnson (@BorisJohnson) December 12, 2019

"Questo risultato, se gli exit poll si riveleranno accurati, rappresentano una vittoria fenomenale per i Tory". È quanto ha detto a Sky News l'ex speaker della Camera dei Comuni, John Bercow. Se confermata, aggiunge Bercow, sarebbe una vittoria che permetterebbe al premier Boris Johnson di portare a compimento la "fase uno" del processo della Brexit "alla fine di gennaio". 

Se dovesse essere confermato "è un risultato estremamente deludente per il partito e per tutto il movimento". È la prima reazione dei laburisti agli exit poll per bocca del Cancelliere dello Scacchiere ombra, John McDonnell. Alla Bbc ammette che "è arrivato come uno shock" e "ha pensato che sarebbe stato più vicino". "Sapevamo che sarebbe stato difficile perché la Brexit ha dominato"..

"A tutti i nostri straordinari militanti: grazie". Questo il tweet del partito laburista britannico subito dopo l'annuncio degli exit poll con una netta vittoria dei conservatori del premier Boris Johnson.

To all our amazing activists: thank you. pic.twitter.com/KyLHRbsDFz

— The Labour Party (@UKLabour) December 12, 2019

Angus Robertson, l'ex capogruppo del Partito nazionale scozzese (Snp), ha dichiarato alla Bbc che dovessero essere confermato i 55 seggi al suo partito, come emerge dai primi exit poll, "le richieste scozzesi non si potranno negare". Un'allusione alla richiesta di un secondo referendum sull'indipendenza della Scozia.

Obiettivo Brexit

"Una maggioranza ampia significherebbe che ora possiamo finalmente porre fine all'incertezza e portare a termine la Brexit. Consentirebbe al Paese di riunirsi e andare avanti offrendo il cambiamento per cui le persone hanno votato nel 2016". È quanto ha dichiarato un portavoce dei Tory citato da Sky News.

"Questa è una proiezione, non un risultato, è importante che aspettiamo di vedere i risultati effettivi quando arriveranno", ha precisato. "Quello che sappiamo è che gli elettori hanno respinto la patata bollente dei Labour sulla Brexit. Abbiamo avuto bisogno di queste elezioni perché il Parlamento stava facendo tutto il possibile per non attuare la volontà del popolo", ha aggiunto. 

La reazione della moneta 

La Sterlina vola e guadagna il 2% dopo la pubblicazione dei primi exit poll che danno una vittoria schiacciante di Boris Johnson alle elezioni legislative. La valuta britannica ha guadagnato sull'euro, scambiando l'1,7% in rialzo a 1,20 euro​

Chi è andato a votare

Si calcola che saranno circa 45 milioni i britannici ad essere stati chiamati alle urne per eleggere i prossimi 650 membri della Camera dei Comuni. Ad avere diritto di voto sono i britannici dai 18 anni in su, compresi i cittadini della Repubblica d'Irlanda e quelli degli Stati del Commonwealth che però abbiano la loro residenza in Gran Bretagna. I cittadini residenti all'estero possono votare solo se nel corso degli ultimi 15 anni si sono registrati a votare. 

Parola alla regina

Sarà la regina Elisabetta II ad incaricare il vincitore delle elezioni a formare un nuovo governo, se dalle urne uscirà una chiara maggioranza. Se invece nessun partito raggiungerà la maggioranza assoluta e si creasse la situazione dell'"hung parliament", si apriranno le trattative per la formazione di una coalizione oppure per la creazione di un esecutivo di minoranza.

Finora sono dati come favoriti i Tories guidati da Boris Johnson; ma sulla carta la strada per un eventuale governo di coalizione per BoJo sarebbe estremamente impervia, dato che il contrasto tra i conservatori e le altre forze politiche britanniche è netto. L'alleanza che Theresa May mise in piedi con il Dup nord-irlandese probabilmente non è replicabile, date le controversie tra questo partito e Johnson, proprio sul tema Brexit.

Minori le probabilità che siano i laburisti ad ottenere una maggioranza: vi è però la prospettiva di un'alleanza con lo Scottish National Party. A prezzo, tuttavia, di un referendum per l'indipendenza della Scozia, come ribadito numerose volte dalla leader dell'Snp, Nicola Sturgeon. Che è contraria alla Brexit come lo sono i Lib-dem guidati da Jo Swinson: difficilissima un'eventuale collaborazione con i Tories, più probabile, anche se non facilissima, un'intesa con il Labour.

Il sistema elettorale

Il Regno Unito ha un sistema maggioritario relativo. Nel parlamento entra solo il candidato che ottiene il maggior numero di voti nella propria circoscrizione elettorale, i voti del candidato perdente cadono nel vuoto. Questo ovviamente favorisce i due partiti maggiori, ossia i conservatori e i laburisti, e in passato ha creato equilibri chiari in quanto a rapporti fra maggioranza e minoranza parlamentare (anche se, in realtà, in tempi recenti si è verificata più spesso la situazione dell'hung parliament). Delle 650 circoscrizioni elettorali presenti in Gran Bretagna, 533 si trovano in Inghilterra, 59 in Scozia, 40 nel Galles e 17 in Irlanda del Nord.