Guida astrologica al semestre bianco

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Italian President of the Republic Sergio Mattarella and italian Prime Minister Mario Draghi at Quirinale palace for the Oath Ceremony of the Mario Draghi's government. Rome (Italy), February 13th 2021 (Photo by Roberto Monaldo/Pool/Insidefoto/Mondadori Portfolio via Getty Imagers) (Photo: Mondadori Portfolio via Getty Images)
Italian President of the Republic Sergio Mattarella and italian Prime Minister Mario Draghi at Quirinale palace for the Oath Ceremony of the Mario Draghi's government. Rome (Italy), February 13th 2021 (Photo by Roberto Monaldo/Pool/Insidefoto/Mondadori Portfolio via Getty Imagers) (Photo: Mondadori Portfolio via Getty Images)

All’alba del 3 agosto il Colle sarà oscurato da un’eclissi presidenziale che durerà sei mesi. Avvolto nel cono d’ombra, Sergio Mattarella non potrà più sciogliere le Camere per alcun motivo, nemmeno se cascasse il mondo: glielo vieta la Costituzione all’articolo 88 comma due. C’è, dietro la norma, una paranoia dei nostri padri che temevano chissà quale ricatto nei confronti del Parlamento; ma già allora sembrava uno scrupolo esagerato, e negli ultimi 70 anni si è parlato mille volte di correggere l’assurdità. Essendo tutti d’accordo, non se n’è mai fatto nulla.

Così adesso Mattarella si ritrova con le mani legate, senza l’arma di deterrenza che consisterebbe nel mandare tutti a casa qualora ce ne fosse bisogno. Qualcuno lancia l’allarme: Conte e i grillini potrebbero approfittarne per mettere alle strette il governo senza correre il rischio di andare a votare. A riprova si cita il caso più raro, di quelli che capitano una volta ogni 800 anni come le congiunzioni tra Saturno e Giove: la maggioranza si schianta su qualche ostacolo; in preda allo sconforto il premier getta la spugna; dalle consultazioni non si cava un ragno dal buco. Una somma di circostanze altamente improbabile. In questa eventualità del tutto teorica, per colpa del semestre bianco Mattarella non potrebbe scegliere la strada del voto che sarebbe la più naturale. Risultato: il governo (questo o un altro) verrebbe rimandato alle Camere, lì sfiduciato e tenuto a gestire i soli affari correnti, praticamente a girarsi i pollici perché tutto si bloccherebbe fino al termine del settennato, Parlamento compreso.

Se questa congiunzione astrale si verificasse, addio riforme pretese dall’Europa, addio miliardi del Recovery Fund, addio speranze di evitare un default (immaginiamo a che altezza schizzerebbe lo spread). Dopodiché, congedato Mattarella a gennaio, subentrerebbe il prossimo presidente della Repubblica. Le Camere verrebbero finalmente sciolte e torneremmo a votare; non prima di 60 giorni, però; le urne potrebbero aprirsi verso i primi di aprile e il nuovo Parlamento si riunirebbe a inizio maggio. Del governo si riparlerebbe verso metà di giugno 2022, non prima. Come dire un intero anno di ricreazione politica.

Davvero il semestre bianco sarebbe peggio di un meteorite? Sulla carta sì, ma in pratica non andrebbe così. In caso di crisi, lo sbocco quasi scontato sarebbe un altro governo pure quello guidato dal solito Mario Draghi. I numeri sono tutti dalla sua parte; la maggioranza che lo sostiene è talmente vasta che, per farli mancare, ci vorrebbe una fuga di massa. Oltre ai grillini, dovrebbe darsela a gambe pure il Pd che però non ci pensa affatto, perché significherebbe regalare Draghi alle destre. A sua volta Salvini, per rovesciare il tavolo, dovrebbe trascinarsi dietro tutti i parlamentari di Forza Italia, compresi quelli che non verrebbero mai più rieletti: impresa così ardua che Matteo da un pezzo ci ha già rinunciato. Gli piacerebbe eccome tornare a votare, ma lo considera un sogno impossibile. Sintetizza Stefano Ceccanti, giurista “dem”: “Il semestre bianco è una tigre di carta”.

Perfino nel caso che appassiona i più pessimisti, di una crisi fulminea e senza sbocco, a Mattarella resterebbe comunque un modo per farsi valere: dimettersi seduta stante, senza attendere la fine del settennato. Tempo 15 giorni le Camere si riunirebbero per eleggere il successore, che se la vedrebbe lui (o lei, a seconda di chi sarà) con quanti giocano sulla pelle del Paese. Il cono d’ombra di colpo svanirebbe e le elezioni tornerebbero dietro l’angolo. Ultimo dubbio prima di liquidare il tema: Mattarella sarebbe disposto a lasciare il Colle con qualche mese di anticipo? In fondo, non avrebbe nemmeno bisogno di farlo: gli basterebbe semplicemente minacciare di dimettersi, mettendo fine in un colpo solo al dodicesimo settennato e alla diciottesima legislatura. Nessuno vorrebbe correrne il rischio perché, come avrebbe detto il grande Sergio Leone, “quando un uomo con il fucile incontra un uomo con il giubbotto esplosivo, l’uomo con il fucile è un uomo morto”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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