Guido Crosetto: "Il conto di Renzi sui giornali è la fine della democrazia e della magistratura"

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ROME, ITALY - JANUARY 26:  Leader of 
'Fratelli d'Italia' party Guido Crosetto attends the electoral campaign opening at Palazzo dei Congessi on January 26, 2013 in Rome, Italy. 'Fratelli d'Italia' is a new centre-right party of the Berlusconi's coalition, founded by Giorgia Meloni, Guido Crosetto and former Italian Defence Minister  Ignazio La Russa.  (Photo by Franco Origlia/Getty Images) (Photo: Franco Origlia via Getty Images)
ROME, ITALY - JANUARY 26: Leader of 'Fratelli d'Italia' party Guido Crosetto attends the electoral campaign opening at Palazzo dei Congessi on January 26, 2013 in Rome, Italy. 'Fratelli d'Italia' is a new centre-right party of the Berlusconi's coalition, founded by Giorgia Meloni, Guido Crosetto and former Italian Defence Minister Ignazio La Russa. (Photo by Franco Origlia/Getty Images) (Photo: Franco Origlia via Getty Images)

Guido Crosetto, co-fondatore di FdI e oggi fuori dal Parlamento, sui social e in tv ha definito “barbarie giustizialista” la pubblicazione degli estratti dei finanziamenti arrivati sul conto corrente di Matteo Renzi. Intanto, da dove sono usciti, secondo lei?

E’ questo il primo aspetto di questa brutta vicenda. Questi atti non sono mai stati chiesti formalmente né al Senato, dove Renzi siede, né alla sua banca, né in Banca d’Italia. Come sono arrivati a far parte del fascicolo dell’inchiesta Open, allora? A questa domanda finora nessuno ha risposto. Ed è il tratto più inquietante della vicenda.

Si tratta di dati acquisiti illegalmente? E’ questo il punto?

No, se anche alla base ci fosse stato un iter procedurale normale, il fatto che queste informazioni finiscano sui giornali a indagine aperta è una vergogna. Non perché riguardi Renzi, lo sarebbe per chiunque. E’ ora di dire basta a questo tipo di voyeurismo e ai processi anticipati sulla stampa.

Quella degli atti di indagine, o anche di intercettazioni o sms penalmente irrilevanti, sbattuti in prima pagina non è una storia che succede oggi per la prima volta. Anzi.

Infatti l’abbiamo vista accadere troppe volte. E non c’è niente che la giustifichi. Chi vuole crocifiggere i condannati, deve almeno aspettare le sentenze. Questo metodo rappresenta la distruzione della democrazia e della credibilità della magistratura. Sono convinto che la maggioranza dei giudici la pensi come me, perché i danni per loro sono molto più forti dei benefici. Le norme ci sono, evidentemente le sanzioni previste non sono sufficienti a farle rispettare.

Dove si ferma, secondo lei, l’obbligo di trasparenza finanziaria per i politici? I soldi sono un tabù, soprattutto italiano, ma sono alla base di molte opacità della vita pubblica.

Questo è un altro discorso. Renzi come tutti i parlamentari ha l’obbligo di rendere pubblici annualmente i propri redditi. Se si ritiene di estendere le regole alla pubblicazione degli estratti conti, lo si può fare, ma deve valere per tutti. Non può essere il pretesto del linciaggio del singolo. E poi si chieda di rendere noto se prendono soldi pubblici anche a magistrati, docenti universitari, dirigenti ministeriali… Basta con la narrazione che i cattivi di turno sono sempre i politici.

Nel frattempo FdI, il partito che ha contribuito a fondare, pensa a una legge che impedisca ai parlamentari di ricevere soldi da Stati esteri, esattamente sulla linea di Conte. Sbagliano?

Ma no, possono esserci regole più severe. E’ una posizione che ha una sua logica. Detto questo, se mi consente una battuta, sulla giustizia il mio riferimento all’interno del Parlamento è più Enrico Costa che FdI.

Garantista senza dubbi?

Lo sono sempre stato. Con chiunque, non solo con gli amici.

Mettendo da parte il tema della legalità, resta quello dell’opportunità. Non suscita riflessioni che il leader in carica di un partito riceva compensi da governi o società magari titolari di interessi contrapposti su provvedimenti oggetto dell’attività legislativa?

Certo, ma è un altro piano. A me interessa parlare di un metodo che considero intollerabile, non del comportamento di Renzi che si può legittimamente criticare.

Lei lo critica? Si paragona l’attività di conferenziere di Renzi a quella di Clinton, Obama o Schroeder, ma loro sono ex politici. Qualunque fosse la scelta di linea, non stona che fosse in Arabia Saudita il giorno del voto sul ddl Zan?

Sì. Nel giorno di un voto importante un parlamentare, a meno che non sia ammalato, deve stare al suo posto perché il suo primo dovere è servire i cittadini. Altrimenti non va bene ed è assolutamente legittimo attaccarlo.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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