I gusti delle Canarie per contaminare l’Italian food

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Milano, 1 set. (askanews) – Allargare i piatti della dieta Mediterranea attraverso i ‘nuovi’ sapori delle Canarie. Può sembrare un accostamento azzardato, ma in realtà è questa la filosofia a cui si ispira il progetto Gusto Canario che tramite una piattaforma di e-commerce propone per la prima volta nel nostro paese i prodotti delle isole spagnole al largo del Marocco.

Al Cibus, il salone internazionale dell’alimentazione, il debutto sul mercato italiano della startup nata dall’incontro di tre imprenditori e professionisti. Fernando Paganelli, responsabile marketing di Gusto Canario.

“Il prodotto canario non è poi così sconosciuto al mercato consumer italiano. Quindi l’idea di fare un progetto che andasse contro corrente – qui siamo a Parma, nella Food Valley italiana, l’Italia esprime eccellenze agroalimentari e gastronomiche di assoluto valore – è sicuramente una scelta audace che poggia però sull’idea che un prodotto di qualità e diverso e già in parte conosciuto dall’italiano possa avere un suo posizionamento e un suo successo. È certamente un prodotto di nicchia”.

I vini che nascono sul suolo di origine vulcanica delle Canarie, quelli della cantina Bodega Insulares di Tenerife e il vino di banana Igt. Le creme di aceto preparate con frutta e marmellate di papaya e mango e quelle al cactus e aloe coltivati a El Hierro. E poi il Dulce de Batata di Lanzarote o il Pan de los Canarios. Decine le referenze che i tre imprenditori italiani residenti alle Canarie, intendono portare in Italia, dopo una ricerca molto attenta dei prodotti, della loro storia e dei produttori.

Marilena Pratesi, responsabile sviluppo aziendale di Gusto Canario.

“Cosa abbiamo scelto? Di portare prodotti che possono essere abbinati e possono andare a contaminare i prodotti italiani. Io personalmente cucinando un bell’arrosto di maiale lo abbino con la crema di aceto alla maracuja. Sono prodotti che noi italiani conosciamo ma non siamo abituati a introdurre nella nostra cucina. Non vanno a sostituire la nostra cucina ma la vanno un po’ a migliorare”.

L’idea non è quella di stravolgere l’identità e le abitudini in cucina degli italiani ma dargli un po’ di colore e quel tocco di originalità.

“Tra 10 anni ci vediamo nelle case ma anche nelle aziende – non ci rivolgiamo solo al ‘b2c’ ma anche al ‘b2b’ – di tutte quelle persone che sono curiose ma anche buongustaie, quindi apprezzano prodotti originali ma di altissima qualità”.

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