Guterres: "La guerra in Ucraina dimostra che la transizione verde è una priorità"

L'Onu ha organizzato a Lisbona una Conferenza sugli oceani, in un momento in cui la lotta al cambiamento climatico è passata in secondo piano a causa della guerra in Ucraina. Ne abbiamo parlato con il Segretario generale Antonio Guterres. Come possiamo riportare il cambiamento climatico e la lotta al cambiamento climatico in cima all'agenda internazionale?

Facendo tutto il possibile perché ciò accada e sollevando la questione il più possibile su tutti i fronti. Prendiamo la guerra in Ucraina: questa guerra dimostra quanto sarebbe stato importante se negli ultimi decenni avessimo investito massicciamente nelle energie rinnovabili. Se ciò fosse accaduto, oggi non saremmo alla mercé dell'industria dei combustibili fossili, con prezzi estremamente elevati che minano la qualità della vita delle persone e la situazione di molti Paesi in via di sviluppo. Quindi se la guerra in Ucraina dimostra qualcosa è che dobbiamo accelerare la transizione verde, il che significa che dobbiamo combattere il cambiamento climatico in modo molto più efficace.

Però i leader mondiali stanno investendo nel fossile. Come possiamo convincerli?

Questo è un suicidio e spero che la gente capisca che il suicidio non è esattamente il modo migliore di affrontare il futuro.

Allo stesso tempo è difficile convincere le persone che hanno problemi con i prezzi di cibo ed energia che devono dare la priorità alla lotta contro il cambiamento climatico. Come si può fare?

Innanzitutto dobbiamo cercare di risolvere il problema, ossia la sicurezza alimentare. È per questo che siamo così impegnati nel cercare di creare le condizioni per consentire sia ai prodotti alimentari ucraini che a quelli russi - e ai fertilizzanti - di avere accesso ai mercati globali, proprio per migliorare la situazione e permettere ai prezzi di scendere. Credo che ci siano anche altre iniziative in relazione ai prezzi dell'energia. Ma ovviamente in questa situazione, soprattutto con i combustibili fossili così costosi, c'è una buona ragione per usarli il meno possibile. Quindi è nell'interesse di tutti. È nell'interesse di tutti continuare a lottare con determinazione contro il cambiamento climatico, perché è l'unico modo per evitare situazioni come questa in futuro, questa dipendenza drammatica da mercati instabili come quello dei combustibili fossili.

Vediamo che anche i mari e gli oceani vengono usati come un'arma. L'accesso al mare. Il Mar Nero viene usato come un'arma. Qui abbiamo visto alcuni giovani con i messaggi sulle mine nell'oceano. Come possiamo combattere tutto questo?

Prima di tutto l'accesso ai porti ucraini. Questo è esattamente l'obiettivo del piano delle Nazioni Unite presentato ai russi e agli ucraini con il sostegno della Turchia. Speriamo che sia possibile avere presto una riunione dei quattro a Istanbul e che sia possibile giungere a un accordo che permetta l'esportazione dei cereali ucraini, sulla base delle diverse consultazioni che sono state fatte, in particolare a livello bilaterale, dai militari di questi tre Paesi. E allo stesso tempo che i Paesi internazionali facilitino le esportazioni di alimenti e fertilizzanti russi, poiché è vero che non ci sono sanzioni su alimenti e fertilizzanti, ma ci sono complessità nelle spedizioni, nelle assicurazioni, nei pagamenti che devono essere affrontate. Per questo siamo stati in stretto contatto con l'Unione europea, con gli Stati Uniti e con la Russia per riuscire a trovare un accordo che preveda l'accesso dei prodotti alimentari e dei fertilizzanti ucraini e russi ai mercati globali.

La Russia è un attore importante in questa lotta. È possibile farla tornare sulla scena per aiutare il mondo a combattere il cambiamento climatico?

La Russia è presente qui alla Conferenza sugli oceani. Credo che la lotta al cambiamento climatico sia un interesse vitale per tutta l'umanità. Quindi tutti i Paesi devono assumerla come priorità.

Nel corso dell'evento lei si è scusato con i giovani perché la sua generazione ha contribuito in grande misura a creare questa situazione.

La mia generazione è responsabile del fatto che siamo in guerra con la natura, che il cambiamento climatico non sia sotto controllo. In questi decenni dovremmo ridurre drasticamente le emissioni. Ma stando alle previsioni, basate sugli attuali impegni degli Stati membri in tutto il mondo, ci sarà un ulteriore incremento delle emissioni fino al 2030. Il che è un suicidio, è totalmente inaccettabile. Per quanto riguarda gli oceani, stiamo perdendo la battaglia sulla loro conservazione: basta vedere il riscaldamento e l'acidità causati dal cambiamento climatico, la perdita di coralli, di biodiversità, la pesca eccessiva, l'inquinamento da plastica e altre sostanze tossiche che rende diverse aree costiere totalmente prive di vita. Insomma, stiamo perdendo la battaglia per preservare gli oceani e occorre invertire la rotta. La mia generazione, infatti, non è stata in grado o non ha voluto accorgersi, quando era necessario, che la situazione stava andando fuori controllo.

È ottimista per il futuro? Crede che i leader mondiali capiscano davvero quanto sia urgente agire?

Ancora una volta, non è una questione di ottimismo o pessimismo. Sono determinato a fare tutto il possibile per far sì che i leader mondiali in politica, ma anche nel settore economico, non dimentichino che l'industria dei combustibili fossili ha speso miliardi e miliardi per decenni in pseudoscienza, pubbliche relazioni e ogni tipo di lobby per cercare di convincere il mondo che il cambiamento climatico non era così grave e che i combustibili fossili non stavano creando i problemi che stanno creando. Un po' come fece l'industria del tabacco qualche decennio prima. Quindi anche i leader economici hanno un'enorme responsabilità. Tutti i leader politici ed economici devono capire che ci troviamo in una situazione di emergenza, che richiede misure drastiche.

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