Ha vinto Claudio Baglioni, hanno perso i pasdaran che lo attaccavano

·Giornalista, scrittore
·1 minuto per la lettura
Hp (Photo: Hp)
Hp (Photo: Hp)

Facciamo gli auguri al grande Claudio Baglioni che compie 70 anni e che nell’epoca un po’ lugubre del furore ideologico fu denigrato e squalificato perché cantava “Piccolo grande amore”, sottraendosi ai diktat di chi ne boicottava i concerti.

“In quell’epoca in cui bisognava etichettare tutto avevano messo me e qualcun altro in un’altra parrocchia. Io non mi sono mai trovato in nessuna parrocchia, avendo sempre l’orologio un po’ scassato rispetto ai tempi”, ha detto lo stesso Baglioni in anni più recenti, ma con un’amarezza ancora non smaltita. La leggenda dice che nella dittatura dell’impegno noi fossimo costretti a sentire Lucio Battisti di nascosto, lontano dai radar dei pasdaran che imponevano la linea anche nel mondo delle canzoni. Ma non è tanto vero. L’ascolto clandestino era riservato a Claudio Baglioni. Era con lui che i pasdaran con si esercitavano nelle loro migliori prestazioni di intolleranza, in compenso milioni di adolescenti intonavano trasognati e trasognate ogni verso di Baglioni, mettendo in una luce spietata la frattura tra una minoranza chiassosa e prepotente che pretendeva di imporre gusti e linea ideologica all’universo intero, anche a quello dei sentimenti e delle emozioni, e una maggioranza che, ieri come oggi, è del tutto indifferente agli imperativi dei dottrinari. E intanto i pasdaran sono spariti, ma Claudio Baglioni è rimasto e continua a emozionare i vecchi e i nuovi adolescenti e gli hanno anche dedicato un murales a Centocelle. E quindi auguri caro Baglioni. Ha vinto lei. E con molto merito.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.