Haiti alla deriva, ostaggio di bande armate. Commando uccide il presidente Moise

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(Photo: Anadolu Agency via Getty Images)
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Non c’è immagine più forte per descrivere uno Stato inesistente se non l’ingresso indisturbato di un commando armato nella casa del presidente. Così sono morti, assassinati nel cuore della notte nella loro residenza di Port-au-Prince, Jovenel Moise, presidente di Haiti, e la First Lady Martine, per cui è stato inutile il trasferimento in ospedale.

Non si sa bene neanche chi siano gli autori di quello che il primo ministro haitiano Claude Joseph ha definito “un atto odioso, disumano e barbaro”. Si fa riferimento a un commando, una banda armata di “individui non ancora identificati”, probabilmente stranieri, deduce Joseph, dato che “alcuni si esprimevano in spagnolo”.

Sono in pochi disposti a credere che verrà in qualche modo accolto l’invito alla popolazione di mantenere la calma. Lo shock della comunità internazionale, da Joe Biden a Boris Johnson, dalle Nazioni Unite all’Unione europea, è proprio per i riflessi politici di questo atto di violenza. Sarà ancora meno facile gestire Haiti, un Paese già allo stremo e avviluppato ormai da anni in un vortice di violenza, corruzione, crisi economica e istituzionale.

Tanto più che già delle prime ore del mattino si odono spari tra bande armate, uniche attrici nelle strade della capitale. “Non c’è praticamente nessuno, da quando è avvenuto l’omicidio la circolazione è stata completamente sospesa” spiega Fiammetta Cappellini, responsabile locale di Avsi, ong attiva a Haiti. “La polizia ha sigillato e messo in sicurezza le strade principali e soprattutto il quartiere dove vivono le classi agiate”.

Il Paese, tra i più poveri al mondo, nel corso della sua storia ha conosciuto dittature e colpi di Stato: la presa di potere di Moise, che da oltre un anno governava per decreto mentre l’opposizione e la popolaz...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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