Handke voce isolata su ex Jugoslavia, difese serbi contro bosniaci

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Intellettuale scomodo e mai accomodante, durante gli anni '90 il controverso Peter Handke è stato una voce decisamente isolata, dall'indomani del disfacimento della ex Jugoslavia: il vincitore del Nobel per la Letteratura 2019 ha sempre difeso il diritto dei serbi contro i croati, contro i bosniaci, contro i kosovari, e per questo ha suscitato incomprensioni, antipatie, se non odi. Con i bombardamenti su Belgrado, una capitale europea, "è morta l’Europa ed è nata l'Unione Europea", disse lo scrittore austriaco suscitando infine polemiche e discussioni.  

Nel novembre del 1995 Peter Handke viaggiò in Serbia, nel "paese di coloro che sono abitualmente definiti gli aggressori". Figlio di madre slovena, ha sempre guardato alla ex Jugoslavia con la speciale attenzione che si porta alle proprie radici. A suo avviso, la stampa tedesca e francese hanno criminalizzato i serbi, costruendo una precisa immagine del nemico di cui lo scrittore in articoli e libri si è sforzato di analizzare i meccanismi politici, culturali e psicologici.  

Il libro "Un viaggio d'inverno ovvero giustizia per la Serbia" (Einaudi, 1996) è la descrizione del viaggio di Handke a Belgrado e poi in Serbia, fino ai confini con la Bosnia. Segue un Epilogo in cui lo scrittore espone il progetto poetico che sta alla base delle sue tesi.