Harry: 'Chi ha ucciso Lady D l'ha fotografata morente invece di salvarla'

Si sta avvicinando il 31 agosto 1997, ventesimo anniversario della morte di Lady Diana sotto il tunnel del Pont de l’Alma a Parigi, insieme al suo compagno Dodi Al-Fayed, quando la loro Mercedes, guidata dall’autista Henri Paul, si infrange contro il tredicesimo pilastro della galleria. Vettura inseguita dai paparazzi, che probabilmente causarono lo schianto, e che ora il principe Harry, figlio di Lady D, attacca frontalmente.

Diana Spencer (AP)

In vista dell’anniversario, molto sentito in Gran Bretagna, Harry e suo fratello, il principe William, hanno parlato in una serie di interviste raccolte per il ventesimo anniversario della morte della madre. Nel documentario “Diane, 7 days”, che sarà trasmesso da Bbc One, sono presenti le testimonianze delle persone più colpite, sia dall’opinione pubblica sia dal dolore, come i figli di Diana, i suoi fratelli Earl Spencer e la signora Sarah McCorquodale, l’ex primo ministro Tony Blair e altri membri della famiglia reale.

E ieri è stato reso pubblico uno di questi interventi, cioè quello del principe Harry, il figlio minore di Diana, che parla proprio degli attimi che seguirono lo schianto della madre sotto il Ponte del’Alma a Parigi. E sono parole durissime quelle di Harry. “La cosa più difficile da accettare è il fatto che le persone che l’hanno inseguita dentro il tunnel erano insieme alle persone che le scattavano foto mentre lei stava ancora morendo sul sedile posteriore dell’auto” dice il principe con sguardo duro. Durissimo.

Sciacalli, professionisti che non si fermano neanche davanti al dolore, cinici fotografi che preferiscono uno scatto della principessa morente a un atto di pietà, o un disperato tentativo di salvarle la vita. “Questo è stato detto molte volte dalle persone che ne erano a conoscenza, lei era gravemente ferita alla testa, ma era ancora viva – le parole di Harry, che poi colpisce duro –. Chi ha causato l’incidente invece di aiutarla ha scattato delle foto”. Rivendendole a peso d’oro.

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