Hera e Acr danno vita a primo operatore nell’attività di bonifica

featured 1668278
featured 1668278

Rimini, 8 nov. (askanews) – Un’operazione senza precedenti che dà vita al primo operatore nazionale nelle attività di bonifica e global service, con una presenza capillare in tutta la penisola italiana. È quella sottoscritta dal gruppo Hera, tramite la controllata Herambiente Servizi industriali, che ha acquisito il 60% della società Acr di Reggiani Albertino con sede a Mirandola, in provincia di Modena. La partnership è stata presentata a Ecomondo alla fiera di Rimini dove Hera è presente con uno stand che sintetizza l’impegno della multiutility per l’economia circolare.

“Ci siamo regalati una bellissima operazione – ha spiegato l’amministratore delegato di Herambiente, Andrea Ramonda – che non va vista come una semplice acquisizione ma una partnership per unire le forze con la famiglia Reggiani che in Italia è dal 1978 leader nella gestione delle bonifiche, nel decoimmissioning, nel trattamento di rifiuti industriali complessi, in particolare nel settore dell’oil&gas”.

Le aziende petrolifere in Italia dovranno impegnarsi sempre di più per cercare di generare risorse nel nostro paese. Attraverso questo nuovo progetto Hera intende aiutare le aziende nella gestione dei rifiuti che producono nel corso dell’anno per essere più competitive.

“Con questa partnership Ramonda – ha aggiunto vogliamo andare più a fondo nel mercato della gestione delle bonifiche dei territori che sono stati compromessi in tanti anni di storia del nostro paese da imprese industriali che avevano nel passato una cultura ambientale diversa”.

Oggi il mondo è cambiato, il lavoro dell’industria va perseverato, mettendo però al primo posto il rispetto dell’ambiente.

“Uno dei pilastri dell’Agenda ONU 2030 è quello della rigenerazione di terreni compromessi – ha ricordato l’amministratore delegato -. Lo si fa attraverso innovazione e tecnologia. Quando si parla di bonifiche vuol dire tante cose: può essere scavare un terreno, prendere la terra e portarla in discarica oppure innovare, inserire delle tecnologie che consentono di ripristinare e rigenerare i terreni nel sito stesso, quindi rigenerale il terreno inquinato e lasciarlo lì dov’è”.