Hiv, CNS: praticamente azzerato rischio infezioni da trasfusione -2-

Cro-Mpd

Roma, 29 nov. (askanews) - I test che si basano su tecniche di biologia molecolare (NAT test) introdotti nello screening dei donatori negli ultimi anni, sottolinea il rapporto, hanno permesso di ridurre il cosiddetto 'periodo finestra' in cui il virus, pur presente nell'organismo, non veniva trovato con i comuni test, che si è notevolmente ridotto. Questo ha permesso di intercettare anche alcuni donatori positivi 'sfuggiti' alle maglie del colloquio preliminare. Tra il 2009 e il 2018 sono state riscontrate alcune centinaia di positività all'anno, maggiori nei nuovi donatori rispetto ai donatori periodici. Per l'epatite B si registra una diminuzione delle positività nel tempo, dovuta alla sempre maggiore presenza di donatori nati dopo il 1980 e quindi vaccinati.

"La rigorosa sorveglianza epidemiologica sui donatori di sangue, che coinvolge tutto il sistema trasfusionale italiano, è la premessa essenziale per ottenere queste informazioni che sono di primaria importanza per la sicurezza della terapia trasfusionale e per la corretta informazione al paziente che di questa terapia salva-vita ha necessità; inoltre, queste informazioni ci consentono anche di confrontare i dati italiani con quelli internazionali e il risultato è lusinghiero per la realtà italiana" precisa Claudio Velati (esperto di malattie infettive trasmissibili con la trasfusione, pastPresident della Società Italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia - SIMTI - e responsabile scientifico del progetto di sorveglianza delle malattie trasmissibili con la trasfusione condotto dal CNS in collaborazione con SIMTI ).

(Segue)