Hiv, in Italia si stimano 15mila pazienti ignari di avere il virus

Cro-Mpd

Roma, 14 nov. (askanews) - In occasione della Giornata Mondiale della lotta contro l'Aids al Ministero della Salute il primo dei tre incontri su "HIV, Presente e futuro del paziente cronico". Perchè, avvertono gli esperti, è necessario tornare a parlare di HIV ad una nuova generazione di "Millennials" che sa molto poco della malattia e dei comportamenti a rischio. In questo ambito l'Italia ambisce ad esser protagonista di uno studio internazionale. Sono 15mila i pazienti stimati con HIV ignari di avere il virus. E negli ultimi 7 anni in Italia il numero di nuove diagnosi è stato stabile, e sono state causate soprattutto da infezioni a trasmissione sessuale, sia da rapporti eterosessuali che tra maschi che fanno sesso con maschi. Più del 50% delle nuove diagnosi avviene in condizioni avanzate di malattia.

Per questo si torna a parlare e a fare informazione sull'HIV. Da troppo tempo le campagne di informazione non hanno più coinvolto la popolazione, specie giovani e giovanissimi, sui rischi di un'infezione che si mostra comunque sempre minacciosa e pronta a approfittarsi dell'ignoranza e del pregiudizio. Anche nel nostro Paese, i cosiddetti "Millennials" mostrano evidenti lacune ed è compito delle istituzioni, della scuola e delle famiglie contribuire a riempire questo vuoto creatosi in venti anni di rarefazione e scarsa conoscenza. Uno studio europeo e americano, con l'Italia che ambisce a giocare un ruolo da protagonista contro l'HIV: lo studio clinico Mosaico realizzato da Janssen, la società farmaceutica del gruppo Johnson&Johnson e nato da una partnership pubblico-privato a livello globale, si propone di valutare l'efficacia di un regime vaccinale preventivo anti HIV per il quale è già stata richiesta alle autorità competenti (Ministero Salute, AIFA e Comitati Etici) l'autorizzazione all'esecuzione dello studio clinico.

Il vaccino sperimentale ha raccolto i risultati degli studi di fase 1/2a in termini di sicurezza ed immunogenicità e si appresta ad esser sperimentato all'interno di una popolazione più ampia. Il regime vaccinale in questione, che possiamo definire "a mosaico", è stato sviluppato per essere potenzialmente un vaccino con approccio globale per la prevenzione dell'infezione da un'ampia varietà di ceppi virali, responsabili della malattia. "La prova della sua efficacia - spiega Adriano Lazzarin, Ospedale San Raffaele, Milano - la potremo avere solo a studio concluso. La complessità e variabilità dei processi di risposta immune innescati da HIV (linfociti B, linfociti T , cellule accessorie) nel singolo individuo lasciano purtroppo margini di imprevedibilità, e questo trial sarà una buona opportunità per conoscerli meglio".

(Segue)