"Ho dimostrato che Salvini si può battere", dice Bonaccini

Alberto ferrigolo

 

“È un errore dire che aver vinto in Emilia Romagna sia una vittoria del centrosinistra nel Paese. In Calabria perdiamo di venti punti e il centrodestra ha un radicamento straordinario nel Paese. Siamo ai nastri di partenza, non al traguardo”. Minimizza Stefano Bonaccini in un'intervista a la Repubblica la portata e il senso della sua affermazione elettorale in Emilia-Romagna di domenica scorsa. E lo sguardo del governatore è tutto rivolto al Partito democratico.

“Il Pd deve avere un'identità più marcata”, esordisce Bonaccini. “Oggi non trovo tre parole chiave che lo definiscano. Non può essere una roccaforte in difesa dei valori – prosegue – ma progetto espansivo della società. A Nicola Zingaretti, al segretario, ho detto: servono sindaci e amministratori nelle segreterie, in tutti gli organi dirigenti. E serve il meglio delle competenze che arrivano dalla società”.

Secondo il governatore rieletto, “deve andare così. Non c'è altra strada”. Ovvero, è necessario “aprire il partito” e questo “significa demolire le correnti”, le quali – semmai – “otevano avere senso quando selezionavano le classi dirigenti”.

Oggi, invece, “sono diventate solo una scorciatoia per fare carriera” dice in maniera drastica e tassativa. Quanto al proprio futuro in rapporto al Pd, il governatore emiliano-romagnolo, così si esprime: “Ora sto qui. Certo: se mi chiameranno a dare una mano non mancherò. Ho dimostrato che Salvini si può battere. Se vogliono studiare il modello dico: vediamolo insieme”.