"Dono pizze agli infermieri instancabili. La gentilezza genera gentilezza, la paura distruzione"

(Photo: facebook)

Nel bel mezzo dell’emergenza coronavirus, mentre le notizie sui contagiati in Lombardia rimbalzavano da una parte all’altra, Nanni Arbellini, giovane pizzaiolo campano trapiantato a Milano, co-fondatore di Pizzium, ha deciso di non stare a guardare, ma di fare - nel suo piccolo - la sua parte. E così si è messo a sfornare pizze gratis per gli operatori sanitari: “Non ho fatto questa operazione per marketing, non mi interessano i complimenti. Mi sembrava semplicemente la cosa giusta da fare in quel momento. Le gentilezza genera gentilezza”, commenta ad HuffPost. Arbellini ha diffuso sui social l’hashtag #milanononsiferma e ha unito le forze con altri ristoratori per affrontare la crisi che i locali stanno vivendo a causa del calo di clienti: “Voglio solo che la gente torni a riempire le strade, che capisca che la paura non serve a niente, porta solo distruzione”. 

Il messaggio di Arbellini ai suoi colleghi è lo stesso che ha scritto sulla sua pagina Facebook il giorno in cui Milano è stata toccata dal coronavirus: “Dobbiamo essere forti”. “Leggevo di tanti infermieri che non stanno neanche mangiando. Alle 14 in via procaccini 30 prepareremo le pizze da portare agli ospedali coinvolti. Taggatemi qui sotto tutti quelli che conoscete che lavorano negli ospedali coinvolti, in modo da poter lasciare loro le pizze”, aveva scritto nel suo appello. La risposta è stata forte: i volontari si sono presentati e a destinazione sono arrivate circa 150 pizze.

“Forza Milano”, “Milano io esco”, “Milano non ha paura”, “Milano non si ferma”: sono questi gli hashtag che Arbellini continua a riproporre su Facebook fino a farli diventare un mantra. “A tutti i miei amici, a tutti i miei colleghi, a tutti i PR, a tutti i pizzaioli, a tutti gli amici del calcetto, a tutti quelli che mi conoscono chiedo di diffondere questo hashtag che deve fare più rumore dello scaffale svuotato, deve fare più rumore della campagna web che ha terrorizzato tutti, più rumore delle fake news”, scrive. Il pensiero va ai molti locali che hanno deciso, a fatica, di riaprire le porte ai clienti: il settore della ristorazione, come quello del turismo in generale, ha risentito maggiormente dei contraccolpi della psicosi da coronavirus. “Il primo giorno di stop abbiamo fatturato il 35% in meno e il nostro è un gruppo forte, può affrontare 15 giorni di calo. Ma penso ai piccoli locali: non è possibile fare il 30% in meno di fatturato così all’improvviso, le attività vanno in crisi perché sono perdite impreviste - spiega -. La gente non esce, non gira e i ricavi sono inferiori alle spese: ecco perché per molti conviene rimanere chiusi. Quello che dobbiamo fare è convincere le persone a tornare alla normalità”.

Anche per questo obiettivo, Arbellini ci ha messo del suo: ha contattato decine di titolari dei locali e li ha convinti a riunirsi per capire insieme come affrontare la situazione di emergenza. E così è nata - dal giorno alla notte, letteralmente - l’“Unione dei Brand della Ristorazione Italiana”, formata da oltre 50 imprenditori della ristorazione milanese. Tutti hanno la stessa missione: dare un segnale di presenza e supporto alla città e alle istituzioni. “Esprimiamo il nostro senso comune decidendo di tenere aperti i nostri locali - recita il comunicato stampa - aderendo all’invito di Beppe Sala che richiama Milano al buon senso e invita a scongiurare atteggiamenti che possano generare eccessivo allarme, tra cui l’immagine di una città ‘spenta’ in tutti i sensi, senza che ve ne sia l’effettiva necessità. Con i nostri colleghi abbiamo stabilito di devolvere un sostegno economico alle forze volontarie in campo”. Perché - concordano - “Milano è una città viva e una città viva è una città che reagisce”.

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