"Ho nostalgia di quando il M5s era spontaneo", dice Nicola Morra

“Nel vecchio Movimento ci ho lasciato il cuore”. In un'intervista a La Stampa Nicola Morra, presidente della Commissione Antimafia alla Camera dei deputati, tra gli uomini della prima ora del Movimento 5 Stelle, nato dieci anni e un giorno fa, il 4 ottobre, data in cui si festeggia San Francesco d'Assisi, è oggi un po' nostalgico del tempo che fu. E lo fa capire con chiarezza: “Non mi piace la tecnocrazia o il doversi continuamente adeguare a ciò che chiede il sistema. Mi piace la conservazione dell'identità”. Appunto, gli piace “il richiamo al francescanesimo di Assisi”. Meglio, “mi piace il ricordo di quando eravamo più spontanei”, dichiara.

Come si è trasformato da allora ad oggi il Movimento del vaffa? Secondo Morra “il Dna è lo stesso, restiamo biodegradabili” ma a breve “potremmo anche subire un'ulteriore trasformazione”, prospetta, perciò è necessario “saper leggere le tendenze in atto per saperle governare”. Perché, aggiunge, “l'incoerenza c'è se tradisci i valori per cui sei nato. È vero – ammette – non sempre abbiamo preso la rotta giusta, ma le regole possono essere modificate se si trasforma il contesto”. Basta però che dietro i cambiamenti “non ci sia un interesse“ particolare e nascosto.

E se il Movimento in questi anni ha portato “una trasformazione sostanziale della politica”, la riprova è che Italia Viva di Matteo Renzi “promette di piantare un albero per ogni nuovo iscritto”, e proprio questo riferimento ha colpito Morra “perché erano nostre iniziative”. Il rammarico, pertanto, è forse a livello locale, perché “quando molti di noi sono andati a Roma – seguita Morra – hanno perso di vista l'obiettivo: conquistando un comune avremmo dovuto diffonderci contagiando le altre amministrazioni con il nostro buon esempio”. E la constatazione è di “accettare di non essere riusciti a farlo”.

Colpa di chi? “Per il presidente della Commissione Antimafia della Camera la responsabilità è forse di “tante prime donne”, mentre bisognerebbe riuscire a tenere sempre “un piede nel Palazzo e uno fuori”. Gianroberto Casaleggio, poi, pensava a un M5S “senza capi” perché “a lui piaceva l'intelligenza collettiva costruita attraverso il dialogo”, ciò che il Movimento non è più anche se “si può accettare questa trasformazione”. Morra pertanto rimpiange “la frequentazione degli attivisti e dei meet-up” e lo “streaming”. Quello che ha inchiodato prima Bersani e poi Renzi nella diretta pubblica.

Con un obiettivo ultimo: “Io continuerei sempre a purgare”. Tant'è che l'ultima sua collega che ha deciso di abbandonare il M5S, Silvia Vono, lo ha fatto, per quel risulta a Morra, “non restituendo dal settembre del 2018” i versamenti dovuti. “Ci dovrebbe essere una sanzione, se la regola non viene rispettata. Invece siamo propensi a fare indulgenze, condoni, sanatorie” chiosa, come a dire che il Movimento ha perso la sua anima più pura e integerrima.