"Ho portato cibi e vestiti ai migranti e sono stata insultata". Il racconto della volontaria di Grodno

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GRODNO REGION, BELARUS  NOVEMBER 14, 2021: Migrants sit by the fire in a tent camp on the Belarusian-Polish border. The migrant crisis on the border of Belarus with Poland, Lithuania, and Latvia escalated on November 8. Several thousand migrants have approached the Belarusian-Polish border and set up a tent camp there; some of them tried to cross the border by breaking a barbed wire fence. Oksana Manchuk/BelTA/TASS

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 (Photo by Oksana Manchuk\TASS via Getty Images) (Photo: Oksana Manchuk via Getty Images)
GRODNO REGION, BELARUS NOVEMBER 14, 2021: Migrants sit by the fire in a tent camp on the Belarusian-Polish border. The migrant crisis on the border of Belarus with Poland, Lithuania, and Latvia escalated on November 8. Several thousand migrants have approached the Belarusian-Polish border and set up a tent camp there; some of them tried to cross the border by breaking a barbed wire fence. Oksana Manchuk/BelTA/TASS EDITORIAL USE ONLY; NO COMMERCIAL USE; NO ADVERTISING (Photo by Oksana Manchuk\TASS via Getty Images) (Photo: Oksana Manchuk via Getty Images)

C’è un bambino, nei boschi inospitali della Bielorussia, che mentre aspetta di poter entrare in Polonia si ripara dal freddo con una coperta. A fargli questo regalo è stata una ragazza di Grodno, paesino a venti chilometri dal confine con la Polonia, che qualche giorno prima è partita per aiutare i migranti alle porte dell’Europa. “Quando la situazione al confine è esplosa, i media hanno iniziato a diffondere molte foto di donne e bambini seduti a terra - rivela la volontaria che, intervistata da Huffpost, chiede di non comparire con nome e cognome - molti di loro erano senza cappello, vestiti in modo leggero, era evidente che avessero freddo, fame e disperazione”. Mossa da quelle immagini, lei che di figli ne ha due, ha deciso subito cosa fosse importante fare: “Abbiamo contattato la nostra organizzazione di volontari della Croce Rossa della comunità e abbiamo portato lì cibo e altre cose: una coperta calda, che per inciso ho visto più tardi in una delle foto del campo (un bambino piccolo ne era ricoperto), un cappotto invernale per bambini, un cappello, una sciarpa, guanti, biscotti, conserve, pane, acqua e prodotti per l’igiene”.

GRODNO REGION, BELARUS - NOVEMBER 17, 2021: Polish police officers and migrants in a tent camp on the Belarusian-Polish border. The crisis on the border of Belarus with Poland, Lithuania, and Latvia, migrants' popular destinations throughout this year, escalated on November 8. A large migrant group spent over two hours throwing stones and other items at Polish border guards at the Kuznica - Bruzgi crossing on November 16, with teargas and stun grenades used in response, shots fired. Maxim Guchek/BelTA/TASS (Photo by Maxim Guchek\TASS via Getty Images) (Photo: Maxim Guchek via Getty Images)
GRODNO REGION, BELARUS - NOVEMBER 17, 2021: Polish police officers and migrants in a tent camp on the Belarusian-Polish border. The crisis on the border of Belarus with Poland, Lithuania, and Latvia, migrants' popular destinations throughout this year, escalated on November 8. A large migrant group spent over two hours throwing stones and other items at Polish border guards at the Kuznica - Bruzgi crossing on November 16, with teargas and stun grenades used in response, shots fired. Maxim Guchek/BelTA/TASS (Photo by Maxim Guchek\TASS via Getty Images) (Photo: Maxim Guchek via Getty Images)

Dall’inizio dell’estate, migliaia di migranti e richiedenti asilo cercano di entrare in Europa passando attraverso il confine polacco. Quella che potrebbe delinearsi come una nuova rotta migratoria, viene utilizzata dal presidente bielorusso Alexander Lukashenko per mettere in difficoltà l’Unione Europea in risposta alle sanzioni imposte dopo la sua rielezione e all’ostilità verso il suo regime. “All’inizio molti non capivano da dove venissero queste persone, come arrivassero in Bielorussia e perché fossero pronti a mettere in pericolo i loro figli e le loro donne - dice la ragazza- più tardi tutto è diventato chiaro: vogliono andare in Polonia e da lì in Germania. Sperano di stabilirsi lì per viverci”.

La facilità con cui i migranti riescono ad arrivare fino al confine viene offerta dalla Bielorussia stessa. Dallo scorso marzo, il governo di Lukashenko ha cominciato a semplificare le procedure burocratiche per rilasciare visti turistici a cittadini provenienti da Paesi del Medio Oriente - in fuga da luoghi di conflitto come Afghanistan, Iraq e Siria - risparmiando loro il tragitto pericoloso verso l’Europa.

Chi se lo può permettere, spende un migliaio di euro per arrivare a Minsk. Tutti gli altri sono costretti ad affidarsi a trafficanti, ma in quel caso il costo può raggiungere cifre molto più alte. Una volta arrivati, tentano di attraversare la zona boscosa che li divide dalla frontiera.

“Ai migranti vengono offerte molte vie d’uscita, ma c’è solo una cosa che vogliono: attraversare il confine e arrivare in Germania - continua la volontaria -molte organizzazioni, associazioni e singoli volontari raccolgono aiuti. Ai migranti è già stato offerto un riparo in un centro logistico e in un campo per bambini”. Mentre la polizia polacca ha lanciato gas lacrimogeni e idranti al confine, l’Unione Europea, che ha escluso la possibilità avanzata dalla Polonia di costruire un muro, ha invece stanziato 700 mila euro per cibo, coperte e kit di primo soccorso. Ad annunciarlo è stata la presidente della Commissione europea, Ursula Von Der Leyen, su twitter:

Tra i bielorussi, c’è chi, però, è contrario a gesti solidali. Dopo la sua donazione, questa volontaria è stata presa di mira sui social: “La nostra iniziativa è stata trasmessa su diversi canali governativi e molte persone mi hanno scritto messaggi sui social dicendomi che avevo fatto una cosa ‘cattiva’, che era sbagliato. Si tratta dell’indicatore del livello di umanità di una persona - continua la ragazza - sono stato educata in modo tale che la cosa principale è la nostra anima! E non importa la nazionalità, la religione, la mentalità, siamo tutti uguali. E non c’è giusto o sbagliato! C’è solo gentilezza e compassione per il prossimo”.

La situazione, intanto, continua a degenerare. Lo stallo diplomatico, con l’unica apertura mediatica da parte della cancelliera uscente Angela Merkel verso Lukashenko, non sembra facile da superare. “Sono pronta a ripartire se dovessero servire altri aiuti. Non ho paura dell’aggressione, la vita di queste persone è più importante”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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