"Ho i sensi di colpa per le gemelline morte nel Tevere". Parla il Dottor Vento ad un anno dalla tragedia

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Le due gemelline erano nate con gravi malformazioni. Una era cieca, l'altra rischiava di vivere su una carrozzina. La mamma non ha retto questo peso.

“Mi porto dietro i sensi di colpa anche se più di così per lei non avremmo potuto fare” - rivela Giovanni Vento, primario della Terapia intensiva neonatale del Policlinico Gemelli, raccontando l’esperienza vissuta circa un anno fa con Pina. A dicembre 2018, Pina si gettò nel Tevere con le due gemelline partorite premature l’agosto precedente, dimesse dall’ospedale dopo 4 mesi di ricovero. Un gesto estremo, compiuto da una donna che aveva paura che le bambine non sarebbero cresciute perfettamente sane per via dei danni causati dalla prematurità. 

A circa un anno da quel drammatico evento, l’ospedale ha dato vita ad un centro aperto 24 ore su 24, permettendo ai genitori (dotati di un badge) di entrare in terapia intensiva ed accostarsi alle incubatrici senza barriere e garantendo la presenza di psicologi strutturati piuttosto che chiamati on-demand. ”È stato uno stimolo a migliorare l’organizzazione del reparto favorendo il contatto tra operatori e genitori”, dice il Professor Vento al Corriere della Sera. 

“Quando un bambino muore, esaminiamo subito l’intero percorso di cura per capire se abbiamo commesso un errore o sottovalutato una situazione critica. Gli psicologi e lo psichiatra non avevano individuato in quella donna segnali di rischio. Noi neonatologi, fin dalla nascita delle gemelline, avevamo però allertato gli psicologi perché Pina nel parto aveva perso un terzo gemello e ne era uscita scossa. Però non aveva voluto ricorrere al sostegno offerto”.

Il Professore è commosso e, quando gli viene chiesto se Pina avesse avuto paura, risponde così: 

“Nel parlarle siamo stati realisti, non nascondendo che le bambine avrebbero dovuto recuperare gli esiti di emorragia cerebrale. Un’informazione come questa probabilmente è stata interpretata in modo negativo da un genitore fragile come era lei. Abbiamo fatto tutto ciò che era possibile allora. Però questa storia dolorosissima ci ha insegnato che non basta, che dobbiamo fare e...

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