"Ho visto mio figlio volare. Lui e mio nipote sono morti davanti ai miei occhi. L'idea di non vederli più, mi toglie le parole"

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“Ho detto che vado via di casa perché non riesco più a entrarci. Li ho visti morire davanti ai miei occhi, mio figlio e mio nipote. Dalla veranda stavo parlando con i bambini che erano giù, ho detto loro di entrare. Mia figlia di due anni chiamava suo fratello, ha visto tutto, come ho visto io. Ho visto mio figlio volare, lo hanno tagliato a metà. E mio nipote anche.

Queste sono le parole di Alessandro D’Antonio al Corriere. Il figlio di D’Antonio è Alessio, falciato insieme al cugino Simone da un SUV a Vittoria, in provincia di Ragusa. 

 

 

Per i due cuginetti non c’è stato niente da fare: anche il cugino Simone si è spento, dopo che i medici gli avevano amputato le gambe. 

“I bambini erano talmente legati che forse doveva andare così. Speravo per mio fratello. Sono distrutto, il pensiero di non vedere più mio figlio mi toglie le parole. Non era un bambino, era un mezzo uomo”.

L’uomo è perentorio: chiede giustizia affinché i bambini non siano morti invano.

“Su questo io chiedo giustizia, sennò non risolviamo il problema. Mio figlio e mio nipote non ci sono più, se poi domani a questo danno uno o due anni, cosa abbiamo risolto? Voglio mandare un messaggio a chi governa: faccia qualcosa”

 

 

L’investitore è il trentaquattrenne Rosario Greco, figlio di un boss e risultato positivo ad alcol e droghe. L’uomo, insieme agli tre passeggeri (due dei quali con precedenti penali) è fuggito a piedi per paura di essere aggredito. 

“Chi ha fatto questo deve pagare. Parlo a tutte le mamme e i papà, e anche a chi non è genitore: chiediamo giustizia, di cose sbagliate in Italia ne ho viste tante. Non dimentichiamo questi bambini”. 

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