Homeschooling, la scuola si fa in casa

Stefania Leo

Dare la migliore educazione possibile a un figlio è la sfida più difficile per un genitore. Tutte le scelte del caso – dalla scuola al comprare o no un cellulare, e quando – sono sempre studiate e sofferte. Ma l'obiettivo, di tutti i genitori, è sempre uno solo: fare il meglio per il proprio bambino, renderlo felice.

Erika Di Martino, consulente famigliare, è anche a capo del progetto Controscuola, non solo un blog ma una filosofia adottata da tutti coloro che, non fidandosi del sistema scolastico italiano, hanno deciso di investire il proprio tempo nell'educazione parentale. I bambini studiano in casa con i genitori, che scelgono il metodo pedagogico più adatto al bambino ma anche alla famiglia, che rispetti i tempi di tutti. Niente compiti a casa, niente programmi ministeriali (se non lo si vuole). Benvenuti nel mondo dell'homeschooling.

Homeschooling o Unschooling? Il primo passo è comprendere la differenza fra questi due approcci all'educazione parentale. “L'homeschooling è un metodo di apprendimento più tradizionale, simile a quello scolastico, anche se ciascuna famiglia decide quale metodo usare per i propri bambini, come quello montessoriano, ad esempio”, ci racconta Erika Di Martino. Il genitore diventa docente per i propri figli o si può avvalere di altre persone che ne curino l'istruzione. “È come un abito su misura”. Ma se da una parte abbiamo i genitori che imitano la scuola, dall'altra parte c'è l'unschooling: “qui il bambino è al centro dell'apprendimento. Il metodo e la tempistica dell'istruzione sono decisi dal bambino con i genitori. Io per i miei quattro figli preferisco questo. Nell'unschooling non ci si basa sui programmi ministeriali”.

L'homeschooling e la scuola. Per educare i propri figli con l'homeschooling, è sufficiente inviare una lettera al proprio plesso scolastico di appartenenza in cui si comunica la volontà di educare i figli a casa. La comunicazione va inviata ogni anno. Alla prima lettera deve essere allegata l’autocertificazione che attesta “le capacità tecniche e le possibilità economiche dei genitori” nello svolgere questa attività, senza presentare alcun titolo di studio specifico.

I dati. Gli homeschooler sono circa 2 milioni nei soli Stati Uniti, circa 70 mila in Inghilterra, 60 mila in Canada, 3 mila in Francia e 2 mila in Spagna (dati del 2012, riportati da Controscuola.it). Benché non ci siano statistiche definitive in Italia, il trend è in continua crescita e le famiglie che rifiutano il sistema scolastico italiano sono ormai un migliaio. Inoltre più di novecento università nel mondo accettano le iscrizioni degli homeschooler: tra queste Harvard, Cornell, Princeton, Dartmouth e Yale. Qui gli studenti possono accedere anche prima dei loro coetanei scolarizzati, svolgendo un test d'ingresso che non limita l'accesso per età.

La legge. Non mandare i figli a scuola è legale. L’articolo 34 della Costituzione Italiana recita così: “L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita”. Quindi è l’istruzione ad essere obbligatoria, ma non l'andare a scuola. Inoltre l’articolo 30 recita: “È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio”. Sottolineando che l’istruzione dei propri figli è in primis una responsabilità dei genitori, non dello Stato.

Licenza media e maturità. “Gli esami non sono obbligatori, ma chi vuole può fare annualmente degli esami intermedi di idoneità, per poi proseguire con la licenza media e l'esame di maturità”. Ma, specie se si segue la filosofia dell'unschooling, gli esami si può anche non farli. “Gli esami non sono obbligatori, ma sono un diritto”, spiega la Di Martino. Per accedere all'università però, la licenza media e la maturità sono necessari: in quel caso si va dai dirigenti scolastici e si calibrano gli esami di idoneità in modo da mettere l'alunno al passo, svolgendo le prove da privatista.

Quanto costa l'homeschooling. Secondo alcuni calcoli svolti dalla Di Martino nel suo libro “Homeschooling: l'educazione parentale in Italia”, il costo è inferiore a quello richiesto dal mandare un figlio a scuola: “Si pensi solo al periodo 'Back to school', ormai diventato un must, con ricambio di zaini, cancelleria e abbigliamento... Inoltre stiamo facendo risparmiare molti soldi allo Stato, non usando il servizio mensa o i buoni libro”. Secondo la Direzione Generale per gli Studi, la Statistica e i Sistemi informativi del MIUR, uno studente che assolve l'obbligo di istruzione nella scuola statale senza ripetere gli anni e frequentando la scuola materna, per un totale di 13 anni scolastici, costa allo Stato 88.700 euro. Se si diploma, compiendo 16 anni di scolarità, il costo sale a 109.420 euro. I ripetenti fanno lievitare il costo totale del 6%. Secondo le ricerche svolte per il libro, a scegliere questo metodo alternativo alla scuola sono di solito le famiglie di ceto medio-basso, in cui magari c'è un genitore che lavora full time e uno part time.

I vantaggi. Per capire i vantaggi dell'educazione parentale, partiamo proprio dalla scelta di Erika, fatta quando ha dovuto decidere per l'istruzione del suo bambino ora di 10 anni. “Abbiamo avuto delle esperienze molto brevi e non positive con alcune scuole materne della zona. Dopo un anno scarso di scuola materna, ho visto mio figlio cambiato, più aggressivo. Poi abbiamo deciso di iniziare con l'homeschooling. Una scelta che è partita anche dal bambino, e ogni anno ci viene riconfermata da tutti e quattro i miei figli. Per lui è stata una liberazione, e anche per noi”. La parola chiave è questa: tempo. Con l'homeschooling, oltre a risparmiare su libri, abbigliamento e cancelleria, il bambino ha modo di vivere l'istruzione con i suoi tempi, senza l'assillo dei compiti. Il genitore, responsabile della sua istruzione, ovviamente non può sapere tutto, ma anche in questo c'è un aspetto positivo da sottolineare secondo la Di Martino: “Nessuno sa tutto e la verità non si trova mai da soli. Noi cerchiamo di insegnare ai nostri figli come usare gli strumenti per arrivare all'informazione necessaria. In più in questa ricerca, si crea un legame con chi ti ha insegnato qualcosa”.

Cosa dicono i bambini. Stando alle testimonianze raccolte da Controscuola.it, l'homeschooling piace molto, soprattutto ai bambini, e non perché non si studi, anzi. Giuliana, 12 anni, è una “unschooler” e non si sente né un'imbranata né un'ignorante. Samuel ha 15 anni e durante gli anni della scuola materna è stato picchiato. Gli anni delle elementari sono stati terribili: “Avrei preferito poter rimanere a casa tranquillo a giocare”. Scrive anche: “Secondo me la scuola non aiuta a socializzare perché si è obbligati a stare assieme”. Con l'homeschooling Samuel può imparare, divertendosi e rispettando i suoi tempi. Anche Carlo, 13 anni, aveva difficoltà a scuola e i genitori hanno valutato con lui e poi messo in pratica l'homeschooling. Addio mal di testa e nausea.

I dubbi. Qualcuno dirà che il ruolo della scuola è quello di insegnare al bambino a vivere in mezzo alla gente e che, non entrando in contatto con altri bambini, le ripercussioni sulla socialità di questi futuri adulti potrebbero essere pesanti. “I bambini che non vanno a scuola riescono a socializzare in un contesto più ampio della scuola e della classe, limitato a quei 25 bambini, che hanno la stessa età e studiano le stesse cose”, spiega la Di Martino. Come non pensare al “bullismo”, una delle piaghe più diffuse nell'età scolare di molti ragazzi. “Gli homeschooler invece sono abituati a rapportarsi con persone diverse senza grande difficoltà”: e, mentre i bambini scolarizzati classificano ed escludono, usando categorie come “maschi” e “femmine”, gli homeschooler si ritrovano insieme a grandi e piccoli, uniti da uno spirito comunitario.

Gli homeschooler hanno amici? “I miei bambini non hanno mille amici, ma la qualità di questi rapporti è migliore. Tutto quel rincorrere le feste di compleanno con mille persone, noi lo abbiamo mollato. Abbiamo fatto questa scelta perché vogliamo dei figli felici. Loro hanno molti amici scolarizzati e non li invidiano per i compiti, le punizioni per i brutti voti, il non poter uscire”.

Violenza domestica. Molto spesso i docenti dall'esterno riescono a cogliere inquietanti segnali attraverso i bambini, dietro i quali si nascondono episodi di violenza domestica o abusi su minori. Si potrebbe pensare che con l'homeschooling i bambini non avrebbero estranei a cui comunicare il proprio disagio. Ancora un no da Erika: facendo questa scelta, la famiglia si mette sotto i riflettori. “Amici, parenti, istituzioni guardano al tuo nuovo metodo e magari decidono di assistere alle lezioni. Quindi una famiglia diventa quasi trasparente. Inoltre le scuole possono chiedere di avere un colloquio con la famiglia e verificare la situazione”.

Il tempo dei genitori. Lasciare i bambini a scuola è per molte persone il solo modo per lavorare o ritrovare un po' di tempo per sé, un concetto che lascia la Di Martino perplessa. “Scegliere l'homeschooling significa scegliere un modo diverso di vivere la propria vita. Se si pensa di fare un figlio per poi delegarne la sua educazione, allora mi domando perché si facciano i figli. Meglio prendersi un cane a quel punto! Sembra che avere un figlio sia una tortura. Si delega quasi tutto, per se stessi e per i propri figli: e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Stiamo dando ai bambini una vita preconfezionata, da adulti: e stiamo generando bambini problematici, che hanno poi bisogno dello psicologo. Le persone infelici spendono di più delle persone felici. Io contrasto questo. Il tempo che metto nella mia famiglia non è per me o per qualcun'altro: è tempo per noi. Ho ancora il mio tempo libero, è meno, ma non mi dispiace. Noi stiamo insieme, ci conosciamo, abbiamo un'intesa: alcune famiglie si ritrovano insieme nel weekend e non sanno cosa fare”.

L'effetto “campana di vetro”. Tutti insieme appassionatamente, dunque. Ma così non si rischia che i bambini siano poco autonomi, bloccati in un'eterna infanzia? Al contrario, secondo la Di Martino: “Questo accade quando il bambino viene fatto uscire troppo presto dal nido domestico. Invece quando una persona ha radici forti, allora si avrà una maggiore indipendenza. L'ho visto con mio figlio che ha 10 anni, che mi ha chiesto quando potrà prendere l'aereo da solo per fare i suoi viaggi. Avere radici forti serve per prendere il volo”.

@StefaniaLeo