Hong Kong e Pechino sono legate da una rete commerciale inseparabile

Ivana Pisciotta

E' fittissima la relazione commerciale tra Hong Kong e la Cina. Lo dimostra il fatto che da quando sono iniziate le proteste nell'ex colonia britannica, il suo export verso Pechino è calato del 4% segnando la sua peggiore performance in dieci anni. Non conviene a nessuno, dal punto di vista commerciale, un inasprimento dei rapporti.

Tutte le eccellenze di Hong Kong

Hong Kong rappresenta una piattaforma di eccellenza per il commercio, considerato il fatto che il suo porto mercantile è il sesto a livello mondiale per movimentazione di container dietro a Shanghai, Singapore, Shenzhen, Ningbo-Zhoushan e Busan. Anche il suo aeroporto, classificato più volte come uno dei migliori del mondo, è uno dei principali hub della regione oltre ad essere l'ottavo piu' trafficato su scala globale in termini di passeggeri.

In altri termini, per la sua rete di infrastrutture, Hong Kong costituisce un passaggio strategico verso il Paese del Dragone, grazie anche ad una profondità del fondale adatta a ogni tipo di imbarcazione e a delle infrastrutture portuali efficientissime. Basti pensare che ci sono due dogane che connettono Hong Kong a Shenzhen raggiungibili con metropolitana e quattro valichi doganali per le autovetture.

Cosa lega l'ex colonia britannica a Pechino

Pechino, dal canto suo, è un hub commerciale indispensabile per Hong Kong, se si tiene presente che i paesi cui importa principalmente sono appunto la Cina (255 miliardi di dollari), Singapore (60,8 miliardi di dollari), Altri Asia (40,8 miliardi di dollari), Corea del Sud (34,8 miliardi di dollari) e Giappone (32,1 miliardi di dollari). Per quanto riguarda l'export, al primo posto c'è sempre la Cina (16,4 miliardi di dollari), seguita dalla Thailandia (12,5 miliardi di dollari), Asia (12 miliardi di dollari), India (10,3 miliardi di dollari) e Vietnam (10,1 miliardi di dollari).

Tra Cina e Hong Kong, i rapporti commerciali sono quindi molto stretti: nell'ottica di un progressivo rafforzamento dell'integrazione economica, nel 2003 è stato sottoscritto il CEPA (Closer Economic Partnership Arrangement), che comporta l'esenzione dai dazi per una gamma di prodotti e la liberalizzazione graduale di alcuni settori di attività. Il 29 agosto 2013 è stato firmato il Supplemento X del CEPA.

La firma dell'Accordo per la liberalizzazione di base del commercio dei servizi tra il Guangdong e Hong Kong ha rappresentato un ulteriore passo in avanti per l'attuazione del CEPA, a cui si è aggiunto l'Accordo per la liberalizzazione del commercio dei servizi, entrato in vigore il 1 giugno 2016, gli Accordi sugli investimenti e sulla cooperazione tecnica ed economica, entrati in vigore il 1 gennaio 2018, e l'Accordo bilaterale sul commercio dei beni, in vigore dal 1 gennaio 2019.

Nell'ambito di tale accordo, le merci di origine di Hong Kong godono della "tariffa zero" attraverso l'accordo migliorato per le regole di origine (ROO) e più in generale vengono stabiliti dei principi di facilitazione degli scambi commerciali, compresa la stipula dell'impegno delle due parti nel facilitare gli scambi commerciali semplificando le procedure doganali, migliorando la trasparenza delle misure connesse e rafforzando la cooperazione nei settori pertinenti, e in particolare stabilendo misure per rendere più veloce lo sdoganamento delle merci.

Perché non conviene alla Cina

Se si inasprissero i rapporti tra Cina e Hong Kong, ne soffrirebbero entrambi: la Cina perché le imprese estere usano Hong Kong come trampolino per investire nel Dragone (vista appunto la sua rete di infrastrutture che non ha uguali al mondo): protezione degli investitori, sistema giudiziario trasparente ed efficiente, certezza del diritto.

Non solo, ma è stata anche un valido test per Pechino per una serie di riforme finanziarie: l'accettazione dello yuan come valuta di riserva globale è iniziata a Hong Kong nel 2009 con un esperimento sulla regolazione degli scambi di valuta; Hong Kong è anche sede del principale mercato borsistico di obbligazioni "dim sum" - titoli obbligazionari denominati in yuan emessi all'estero.

Tutto ciò garantisce alla città di poter rimanere una piazza finanziaria cruciale per i capitali cinesi. L'esposizione di Hong Kong verso il resto della Cina è molto più grande di quella cinese verso la città: se Pechino volesse compromettere la loro relazione cosi' speciale, a pagarne di più le conseguenze sarebbe di certo Hong Kong. Ma di sicuro anche il paese del Dragone ne soffrirebbe.