"Hong Kong non sarà un'altra Tien'anmen"

Francesco Palmieri

Non è sorpreso il sinologo Federico Masini dall'ultimo annuncio di Xi Jinping su Hong Kong e da una sempre più concreta possibilità dell'intervento armato di Pechino per sedare le proteste, che agitano l'ex colonia con crescente violenza. "Gli eventi di questi giorni lasciavano prefigurare questo scenario: il governo centrale cinese ha atteso per intervenire il più possibile, sapendo che a trent'anni da Tien'anmen l'attenzione dell'opinione pubblica mondiale su un evento del genere è molto maggiore", spiega all'AGI il professor Masini, delegato per i rapporti con la Cina dell'Università La Sapienza.

"Tuttavia la sicurezza sociale e fisica della popolazione di Hong Kong è effettivamente in pericolo. Ora, si tratterà di vedere quanto le autorità di Pechino saranno in grado di esercitare moderazione, con intelligenza e cautela, nel tentativo di restaurare l'ordine legale. Perché ormai di questo si tratta, a torto o a ragione. È difficile immaginare qualunque altro scenario", aggiunge Masini. "Più complesso è dire perché tutto ciò sia successo e poi tutto dipende da come finirà".

"Faccio fatica a immaginare - osserva Masini - una similitudine con Tien'anmen, perché le condizioni tra Pechino di trent'anni fa e Hong Kong di adesso sono molto, molto diverse". Cautela esprime, il sinologo, circa i giudizi internazionali sulla situazione di Hong Kong: "Ciascun Paese dovrebbe giudicare i fatti alla luce della rispettiva storia e delle rispettive relazioni, evitando di farsi trascinare negli scontri degli altri. E' difficile un confronto tra civiltà, storie e sistemi politici così diversi".

"Anche per l'Italia - aggiunge - è complicato dare un giudizio sulle condizioni di un altro Stato sovrano. Noi percepiamo Hong Kong per il suo passato, ma in punto di diritto fa parte a tutti gli effetti della Cina al di là della normativa speciale temporanea sancita dalla sua Basic Law".

Altro conto è "la condanna morale nel caso di spargimento di sangue. L'unica cosa è sperare che le autorità possano esercitare quanto più possibile la moderazione perché la situazione ha passato il limite", dice Masini. "Le richieste degli studenti sono inaccettabili dal punto di vista di qualsiasi Stato sovrano: chiedono il cambiamento del sistema politico di Hong Kong ed è difficile immaginare che possano deciderlo loro..." conclude il sinologo.