A Hong Kong vincono i democratici. Carrie Lam è più debole

Eugenio Buzzetti

Le elezioni per i consigli distrettuali hanno visto affermarsi in maniera decisa i pro-democratici sui gruppi pro-Pechino che sostengono l'amministrazione guidata da Carrie Lam. La tornata elettorale di ieri si è conclusa la schiacciante supremazia dei pro-democratici che hanno totalizzato 392 seggi (comprensivi di quelli vinti da candidati indipendenti) dei 452 per cui si votava, lasciando i partiti pro-establishment a quota 60. I pro-democratici controllano, ora, 17 dei 18 consigli distrettuali di Hong Kong, che fino a ieri erano in mano interamente ai pro-Pechino, e il risultato dello spoglio delle schede non è stato riportato dai media cinesi.

Tra i risultati peggiori c'è quello del New People's Party - che vede a capo una delle voci più critiche delle proteste anti-governative in corso da giugno, Regina Ip Lau Suk-yee - i cui 28 candidati sono usciti tutti sconfitti dalle urne, mentre il risultato migliore è stato quello del Partito Democratico, che ha guadagnato 91 seggi.

Affluenza record per un referendum sulle proteste

Le elezioni distrettuali rappresentano l'unica tornata elettorale pienamente democratica di Hong Kong, ma la politica conta meno che in altri momenti. A giocare un ruolo chiave nel test elettorale è la presenza dei candidati sul territorio e la conoscenza dei problemi da sottoporre all'amministrazione una volta eletti. Le elezioni di ieri sono state, però, de facto, un referendum sulla popolarità del movimento di protesta, con oltre 2,94 milioni di persone che si sono recate a votare, il 71,2% degli aventi diritto, il dato di affluenza più alto mai registratosi a Hong Kong.

Alle elezioni del prossimo anno per il rinnovo dell'Assemblea Legislativa, il parlamento di Hong Kong, il rischio profilato da diversi analisti per la capo esecutivo, Carrie Lam, è quello di arrivare all'appuntamento elettorale come una "anatra zoppa", pressata dalle richieste dei pro-democratici eletti. Lam ha dichiarato, già nel corso della mattina, quando già appariva chiara la sconfitta dei pro-Pechino, di rispettare il voto e ha promesso di ascoltare "umilmente" gli elettori, imputando la sconfitta anche ai radicati problemi sociali di Hong Kong.

Le cinque richieste

Se la campagna elettorale di molti candidati si è mossa su binari consueti per questo tipo di appuntamento, concentrandosi su temi locali, il 13% dei candidati ha inserito tra le proprie proposte anche lo slogan più noto delle proteste: "Cinque richieste, non una di meno", ovvero il ritiro delle legge sull'estradizione che ha innescato le manifestazioni anti-governative (già raggiunto) l'istituzione di una commissione indipendente di indagine sull'operato della polizia nella gestione delle proteste, l'eliminazione dell'etichetta di rivoltosi per i manifestanti, l'amnistia per i manifestanti arrestati e il suffragio universale sia per le elezioni alla carica di Capo Esecutivo, la massima autorità politica della Regione Amministrativa Speciale, sia per l'Assemblea Legislativa, il parlamento di Hong Kong.

Per quanto sia limitato il valore politico dei consiglieri distrettuali, che hanno un ruolo consultivo nei confronti dell'amministrazione di Hong Kong, le elezioni rappresentano un barometro affidabile dell'opinione pubblica: chi detiene la maggioranza dei consigli distrettuali può influenzare il voto delle prossime elezioni per l'Assemblea Legislativa, dove una quota minoritaria di candidati viene scelta dai consigli distrettuali, e il processo di selezione del Capo Esecutivo di Hong Kong.

In base al risultato di oggi, alle elezioni del 2022, i pro-democratici conteranno per circa un decimo (117 membri) della commissione di 1.194 membri che dovrà selezionare i candidati alla massima carica della Regione Amministrativa Speciale cinese e infine scegliere il Capo Esecutivo. Per potere esprimere un candidato occorrono 150 nomination e la quota potrebbe essere alla portata dei pro-democratici, se riusciranno a tessere qualche alleanza nell'organo, tradizionalmente dominato dai pro-Pechino.

La conseguenza più tangibile della vittoria elettorale appare quella finanziaria: uno dei consiglieri pro-democratici eletti, Lo Kin-hei, citato dall'agenzia Reuters, ha dichiarato che i consiglieri distrettuali ricevono fondi per circa un milione di dollari di Hong Kong all'anno che i neo-eletti potrebbero decidere di mettere a disposizione del movimento di protesta in corso da quasi mesi nell'ex colonia britannica.