Huawei triplica l'investimento per sviluppare le app fuori da Google

Ugo Barbàra

Huawei ha deciso di triplicare l'investimento per il developer program. L'annuncio è stato dato da James Zou, presidente di Honor overseas durante la presentazione della strategia del colosso cinese nel caso in cui si prolungasse la crisi innescata dal ban sulle suite di Google.

Lo stanziamento a livello mondiale passa così da 1 a 3 miliardi di dollari, destinati agli sviluppatori che metteranno a punto app per Huawei Mobile Services (HMS). Proprio ieri durante il developer day a Milano, Huawei ha annunciato che l'investimento per l'Italia sarà di 10 milioni di dollari.

La decisione di investire nello sviluppo di App per il sistema che equipaggia gli smartphone Huawei e Honor in Cina (dove non è disponibile Google) risale alla primavera del 2018, ma ha avuto nuovo impulso dopo la mossa della Casa Bianca del maggio scorso.

La decisione di triplicare lo stanziamento  dimostra quanto concreto sia il 'piano b' cui la casa cinese sta lavorando per diventare autonoma da Google e dalle restrizioni che potrebbero venire in futuro.

“Dieci anni fa” ha detto Zou all'Agi, “abbiamo scelto Google e i suoi servizi perché ci era stato fatto credere che fosse un sistema open-source. Sei mesi fa abbiamo scoperto che non è così e per questo abbiamo dovuto accelerare il 'piano b'. Se l'avessimo anche solo immaginato dieci anni fa, adesso non ci troveremmo in questa situazione”.

Con il senno di poi, dice Zou, “è stata una fortuna che Google non fosse disponibile in Cina perché questo ci ha permesso di avere HMS, una base già pronta su cui lavorare”. La sfida, ora, è non solo convincere gli sviluppatori a lavorare su App destinate a HMS nei singoli Paesi (in Italia, ad esempio, si è già impegnato Gialozafferano insieme a decine di altre App, dai trasporti all'home-banking) ma spingere gli utenti ad acquistare smartphone che non hanno servizi come Gmail, Drive, Google ID e Maps preinstallati.

In alternativa Huawei ha già avviato negoziati con le banche perché adottino il sistema di pagamento proprietario e con Nokia e Tom Tom (società europee che non devono sottostare al bando Usa) per sviluppare navigatori. L'architettura che ospita HMS è in grado di far funzionare i Google Mobile Services, così, se si dovesse risolvere la questione del ban, gli utenti avranno a disposizione entrambe le suite.

“Altrimenti andremo avanti da soli” ha detto Zou, ribadendo quanto annunciato da George Zhao, presidente di Honor, in occasione del lancio del V30, che sarà di fatto il primo smartphone 5G di Huawei ad arrivare in Italia a metà del 2020 senza le app di Google.