I Giochi olimpici, il nuoto e il segreto del baffo

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Autore Olivier Saretta, articolo apparso originariamente su Yahoo Francia

Sette gare, sette medaglie d'oro, sette record mondiali. Questa è stata la storica impresa di Mark Spitz ai giochi di Monaco 1972, superata solo 36 anni più tardi ai giochi di Pechino da un'altra leggenda del nuoto, Michael Phelps. Sebbene la potenza delle gambe e la sua tecnica eccezionale fossero sufficienti a renderlo una leggenda del nuoto olimpico, c'era un altro fattore che lo distingueva dagli altri: i suoi baffi.

Un'unica appendice pilifera tra corpi perfettamente rasati e il costume a slip che indossava in tutti gli eventi di Monaco a partire dalla finale dei 200 metri a farfalla. Il risultato: un tempo eccezionale per l'epoca (2'00''70) e il primo oro al collo. Ne sarebbero seguiti altri sei, con altrettanti record mondiali. Questo è stato sufficiente per far sì che l'allenatore della squadra di nuoto russa prendesse molto sul serio la spiegazione ricevuta dal nuotatore californiano il giorno prima dell'inizio della competizione. Scrutato da tutti gli allenatori durante la sua sessione di allenamento, Mark Spitz fu sorpreso quando uno di loro gli chiese: "Noto che hai i baffi. Pensi di raderteli? Non temi ti rallentino?"

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Lo stile di Spitz

L'americano aveva dato al capo della delegazione russa qualcosa su cui rimuginare, comeha spiegato decenni dopo sul sito web del Comitato Olimpico Internazionale: "Non so cosa mi abbia spinto a dirlo, ma mi sono lisciato i baffi e ho detto: “I baffi deviano l'acqua dalla bocca permettendomi di rimanere molto più basso, quindi più leggero, durante la gara. Inoltre ho meno probabilità di bere acqua. E tutto questo mi permette di nuotare più velocemente." L'anno seguente tutti i membri della squadra maschile russa avevano i baffi. Era nata una leggenda.

Cinquant'anni dopo, tuttavia, non si vede più alcun nuotatore sfoggiare i mitici baffi quando entra in acqua. Lo stile Spitz è passato di moda, come gli anni Settanta, le corone di fiori e i mobili in formica? Le virtù idrodinamiche dei baffi potrebbero essere state esagerate dal brillante successo del nuotatore? Per scoprirlo, chiediamo a degli esperti. Il professor Ludovic Seifert lavora alla Facoltà di Scienze dello Sport dell'Università di Rouen e coordina l'ambizioso progetto NePTUNE, il cui obiettivo è migliorare le prestazioni dei nuotatori francesi per le Olimpiadi di Parigi 2024. Si può dire che abbia un'eccellente comprensione dell'idrodinamica, ovvero, in parole povere, sa come ottimizzare il flusso dell'acqua su un corpo. "Questo è ciò che mitiga le varie fonti di resistenza quando si avanza in acqua, vale a dire la resistenza al trascinamento, alle onde e alla corrente", spiega il ricercatore.

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Squali, delfini e Lenny Kravitz

Resta da vedere come i baffi si inseriscono in questa lotta fisica contro l'acqua. Servono da freno o da acceleratore? Per il professor Seifert il loro ruolo è sicuramente marginale: "Ad essere onesti, non credo che i baffi abbiano un impatto significativo, né positivo né negativo", afferma. "A meno che non si tratti di capelli estremamente voluminosi, naturalmente. Per esempio, se aveste chiesto a Lenny Kravitz di nuotare nel suo periodo d'oro, i capelli gli avrebbero quasi certamente generato una resistenza significativa in acqua. Non è una coincidenza che tutti i nuotatori indossino cuffie o abbiano i capelli corti. Nel caso dei baffi, però, stiamo parlando di una piccola percentuale. Un esperto di meccanica dei fluidi potrebbe spiegarlo meglio di me". E la fortuna ci consente di avere proprio un esperto in detto ambito che ci sta aspettando dietro le quinte.

RémiCarmigniani è in arrivo al NePTUNE. Imbattibile quando si tratta delle prodezze dei nuotatori olimpici, fonte inesauribile di conoscenze sul numero di Reynolds (che confronta gli effetti viscosi con quelli inerziali, come ampiamente noto) e sul numero di Froude (che confronta la velocità delle onde con quella del corpo), il ricercatore considera varie congetture quando valuta l'influenza esercitata dai baffi. "Non so se qualcuno l'abbia mai studiato, ma tenderei a pensare che l'effetto sia negativo o nullo. Se avesse un effetto positivo, ogni nuotatore avrebbe i baffi," afferma, prima di minimizzarne l’importanza nel caso di Mark Spitz. "Era un nuotatore velocista, quindi non credo che le sue vittorie nelle gare dipendessero in particolare dalla testa. Se si guarda, per esempio, come si sono evolute le velocità medie dei dieci migliori nuotatori al mondo nei 100 metri stile, si può notare che l'introduzione degli occhialini nel 1976 non ha avuto alcun un impatto significativo".

La stessa risposta ci viene data anche in un altro laboratorio da MathiasSamson, professore di ricerca in biomeccanica all'Università di Poitiers, che è coinvolto in un importante studio correlato al nuoto (il progetto D-Day, vedi riquadro). "La piscina è un mezzo a bassa viscosità in cui le forze di attrito sono più basse, con un peso di pochi punti percentuali. Pertanto, se i baffi dovessero giocare un ruolo, sarebbe decisamente minimo", dichiara il ricercatore in accordo con i suoi colleghi. Continuando il discorso, però fa una (piccola) concessione: "I baffi potrebbero avere un leggero impatto sul riflusso generato tra il naso e la bocca. In particolare nelle competizioni a farfalla, quando il nuotatore emerge dall'acqua, i baffi di Mark Spitz forse potrebbero offrire una qualche forma di protezione sopra la superficie durante la respirazione. Perché no? Se l'ha detto, forse ci credeva."

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La testa... e le gambe

Non sorprende che MathiasSamson ritenga che le imprese del nuotatore americano nel 1972 siano state l'alba di una nuova era. "Spitz segna un punto di svolta nella storia del nuoto. Negli anni Sessanta e Settanta lo sport si è evoluto significativamente, in particolare con l'arrivo della fisiologia sportiva. Spitz è stato un pioniere dell'epoca dei professionisti. Si è allenato duramente e ha lavorato sulla sua forza ogni giorno, in un momento in cui non tutti i nuotatori si allenavano con tanta frequenza. Non è una sorpresa che sia stato il primo ad andare sotto i 52 secondi nei 100 metri stile. Prima delle Olimpiadi del 1968 i migliori tempi erano intorno ai 53 secondi. Spitz ha tolto più di un secondo da quel tempo in una sola Olimpiade". Baffi o no, questo dice tutto.

Tuttavia, RémiCarmigniani rifiuta di prendere la questione pilifera alla leggera. "I capelli sono importanti nel nuoto, ma non è facile determinare il loro impatto. Possiamo ridurre il tutto a una semplice domanda fisica: cosa è meglio, liscio o ruvido? In natura le strategie sono diverse, ma a volte producono uno stesso risultato. Ad esempio, la pelle ruvida degli squali ha proprietà idrodinamiche, ma è così anche per la pelle liscia e grassa dei delfini. Questa dicotomia si può trovare in alcuni sport come il canottaggio, dove ci sono diverse scuole di pensiero. Alcuni concorrenti preferiscono avere la barca il più liscia possibile, mentre altri passano la vetroresina sullo scafo prima delle gare per renderlo più ruvido. Chi ha ragione? La risposta non è certa". Il ricercatore, che è anche un nuotatore, ha fatto la sua scelta: "Personalmente, mi rado perché mi sembra di scivolare meglio. Ma forse è solo una mia impressione".

È possibile sfidare questa idea ampliando il concetto ad altri tratti. "Forse alcuni potrebbero abituarsi a una maggiore pelosità. Ad esempio, quando si nuota a rana è necessario "infilarsi" nell'acqua con le gambe per fare correttamente il movimento a forbice. In questo caso, essere troppo lisci potrebbe essere controproducente". Assorto nei suoi pensieri, il ricercatore condivide una nuova considerazione: "Potremmo anche arrivare a chiederci se esista un modo ottimale per radersi". Una questione delicata che, nel caso dei baffi, richiede una maggiore esperienza e perizia. E qui ci rivolgiamo a Kevin Vela.

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Come Salvador Dalì

Il nome potrebbe non dire molto, ma quando si tratta di peli del viso questo pasticcere di 28 anni ha ottenuto risultati che rasentano la perfezione. È il campione francese del 2019 nella categoria "baffi inglesi" e si è posizionato al 7° posto all'ultimo campionato mondiale di barba e baffi tenutosi in Belgio. Questo è il frutto di quattro anni di duro lavoro. "Il segreto è la pazienza", spiega il giovane originario di Perpignan. Sebbene non sia pienamente certo di eventuali benefici dei baffi, Kevin Vela ha opinioni decise su come mantenerli: "Li spazzolo, li taglio e vi applico oli e balsami 100% naturali. Il trucco è coccolarli il più possibile. Non usare mai l'asciugacapelli o prodotti aggressivi, perché i baffi sono delicati e possono facilmente rompersi o cadere". Il risultato di questa cura meticolosa: un paio di baffi che farebbero sembrare José Bové un adolescente prepuberale, nonché una notevole risorsa quando si tratta di situazioni sociali.

"Portare i baffi è un modo per affermare la propria identità", dichiara il nostro campione di baffi inglesi. "Non si passa mai inosservati, si cattura l'attenzione della gente e, alla fine della giornata, è un vero vantaggio in termini di socializzazione. In un certo senso i baffi sono un modo per aprirsi agli altri". E sono un grande accessorio di moda: "Puoi abbinarli all'umore o all'abbigliamento. Posso decidere di portarli alla Dalí, in stile ungherese o imperiale", ci racconta l'esperto. Prendete nota dunque, nuotatori, che siate dilettanti o professionisti se non potete battere la concorrenza nelle gare a farfalla, un bel paio di baffi è anche un’ottima soluzione per distinguersi tra la folla. E non solo, valgono tanto oro quanto pesano.

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