Dobbiamo credere alla Sindone?

Stefania Leo



È possibile aggregare milioni di fedeli dal 1350 ad oggi attorno a un "lenzuolo"? Sì, se si tratta della Sindone. Il telo di lino conservato nel Duomo di Torino reca l'immagine di un uomo con dei segni che chiunque abbia frequentato il catechismo anche solo da bambino, conosce e associa a quelli di Gesù di Nazareth. I segni dei chiodi nei polsi, gli aculei sulla fronte: tutto è compatibile con la passione di Cristo descritta nei Vangeli. La tradizione identifica l'uomo con Gesù e il lenzuolo con quello usato per avvolgerne il corpo nel sepolcro.

Tuttavia i punti oscuri attorno alla Sindone restano tanti. Abbiamo chiesto al professor Bruno Barberis, sindonologo e professore associato di Fisica Matematica alla Facoltà di Scienze dell’Università di Torino, di far luce sui misteri della Sindone.



Partiamo dalle basi: si dice Sacra Sindone o Santa Sindone?
Meglio "Sacra" perché esprime meglio l'appartenenza alla categoria degli oggetti considerati sacri perché hanno a che fare con la fede.

A quale epoca è possibile datare la sindone?
Si tratta di un problema controverso. Le caratteristiche tessili sono compatibili con quelli risalenti a epoche precedenti la vita di Cristo. Ma la datazione con il carbonio 14 ha stabilito che la Sindone sia stata fabbricata in epoca medievale. Tuttavia ritenere attendibile questa datazione risulta alquanto problematico.
In primo luogo, datare un tessuto è un operazione molto delicata perché si tratta di oggetti biologici, esposti all'ambiente e alle contaminazioni, sia di natura chimica che biologica, come dimostrano esperimenti su altri tessuti che hanno dato risultati contrastanti all'esame del C14. La presenza di organismi viventi nella trama (insetti o spore) hanno introdotto maggiore carbonio nelle fibre.
Inoltre, la Sindone è stata parzialmente danneggiata in un incendio nella notte tra il 3 e il 4 dicembre 1532 nella cappella della cattedrale di Chambéry: il rogo ha introdotto maggior carbonio nel tessuto. Poi, teniamo presente che la Sindone in passato veniva esposta all'aperto, senza alcuna protezione; veniva toccata con le mani. Quindi alla trama si aggiungeva altro materiale biologico. Infine, dopo alcuni esami sono stati scoperti dei microrammendi fatti con fibre di cotone.
In sintesi, sappiamo da altri studi che la Sindone non è omogenea. Tuttavia per la datazione al C14 è stato prelevato solo un piccolo rettangolo nell'angolo superiore sinistro dell'intero telo: con solo quel campione è impossibile datare un reperto così disomogeneo. Più microprelievi avrebbero potuto dare una datazione più ampia e precisa dell'intero telo. Inoltre, per una datazione corretta, si dovrebbe fare una pulizia del telo per escludere la presenza di elementi inquinanti.



La posizione della Chiesa sull'autenticità della Sindone non è stata sempre univoca. Clemente VII nel 1390 emanò quattro bolle con cui ne permetteva l'ostensione, ma solo a patto di "dire ad alta voce, per far cessare ogni frode, che la suddetta raffigurazione o rappresentazione non è il vero Sudario del Nostro Signore Gesù Cristo, ma una pittura o tavola fatta a raffigurazione o imitazione del Sudario". Nel 1506 Giulio II autorizzò il culto pubblico della Sindone con messa e ufficio proprio. Oggi la Chiesa non si esprime ufficialmente sulla sua autenticità, lasciando il compito alla scienza e autorizzando il culto della Sindone non come reliquia, ma come icona. Perché questa ritrosia?
La chiesa si comporta nel modo più onesto possibile. Giovanni Paolo II affidò agli scienziati il compito di studiare il telo. Ma al di là di tutto, questa è un'immagine che richiama la storia del personaggio Gesù di Nazareth. E questo va al di là degli studi di un'impronta. La chiesa non si fonda sulla Sindone, ma poiché essa richiama in modo inequivocabile la passione di Cristo, ecco che diventa un oggetto che può aiutare il cammino di fede.

Cos'è la pista botanica?
Tra le varie indagini fatte, è stata fatta la ricerca di microtracce presenti sul telo: tra minerali e spore, sono state ritrovate tracce di polline. Questo metodo viene usato normalmente come indicatore geografico per oggetti rimasti a lungo in uno stesso posto. Questo non significa datarlo, a meno che non si trovino tracce di piante estinte. Sulla Sindone sono state trovate più di 50 specie vegetali, tra cui organismi che risiedono tra il deserto della Palestina e l'Anatolia.

Nel 2012 è stato pubblicato un altro studio, realizzato dal dott. Giuseppe Baldacchini, fisico e già dirigente presso il Centro di Ricerca ENEA di Frascati, che affermava che non si tratta di un falso medievale e che "l’ipotesi più accreditata chiama in causa un processo energetico radiante compatibile con la Resurrezione". Com'è possibile che uno scienziato citi questo fenomeno? Abbiamo oggi a nostra disposizione presunte informazioni scientifiche per determinare e riconoscere la Resurrezione?
Assolutamente nessuna. Dal 2008 l'ENEA ha sviluppato una ricerca nel tentativo di trovare un meccanismo che permettesse di colorare tessuti in modo simile alla Sindone. Del resto gli studi sulle tracce che "colorano" la Sindone mostrano del colore, ma senza che ci sia una deposizione di materiale. Mentre le macchie di sangue hanno trapassato il telo, queste no, se non per qualche micrometro: un fenomeno impossibile da ottenere con tecniche umane. Gli unici che sono riusciti a farlo sono stati questi ricercatori dell'ENEA, grazie a un macchinario che sfrutta il principio del laser. Questa ricerca però non risolve il problema di come si è formata l'impronta. Baldacchini è partito da questa immagine per giungere a ipotizzare che alla base di questo fenomeno ci sia un'attività energetica simile a quella sviluppata in laboratorio, che lui ha ipotizzato sia comparabile alla Resurrezione. Ma è impensabile descrivere un processo non naturale con una procedura da laboratorio!

Le tracce dei chiodi visibili sulla sindone sono infissi nei polsi, mentre nelle rappresentazioni antiche vediamo che Gesù Cristo li ha nelle mani: perché questa contraddizione iconografica?
Gli esperimenti fatti con i cadaveri crocifissi hanno dimostrato che quel tipo di crocifissione (con i chiodi piantati nelle mani, ndr) non reggerebbero il peso del corpo umano. Le rappresentazioni artistiche sono datate in anni in cui la crocifisione non era più in uso e quindi la conoscenza del fenomeno da parte di questi artisti era praticamente nulla.

Un’altra teoria sostiene che la Sindone abbia contenuto il corpo di uno sconosciuto, non quello di Gesù, anch’esso crocifisso nello stesso modo più o meno alla stessa epoca: cosa ne pensa?
È ovviamente possibile, visto che la firma di Gesù in fondo alla Sindone non c'è! Un metodo per verificare l'identità dell'uomo che fu riposto nel telo è studiare il segno dei chiodi, la ferita al torace dopo la morte, l'esser stato avvolto nel telo per non più di una decina di ore perché non sono stati rinvenuti segni di liquidi di decomposizione... Inoltre ci sono caratteristiche come il casco sulla testa che sono assolutamente uniche nella storia dell'umanità. Tra tutte le caratteristiche esaminabili nella Sindone, alcune sono probabili, altre uniche. È quasi impossibile che tra i milioni di crocifissi nella storia ci fosse un'altra persona con questi segni.

Che cosa le racconta la Sindone?
Mi racconta la storia di un uomo torturato, un simbolo e un'icona delle sofferenze umane, che gli umani hanno inflitto ai loro simili. Oggi non si usa più la crocifissione, ma non siamo migliori di quelli che la praticavano, dato che ancora oggi torturiamo in modi più sofisticati e terribili i nostri simili. È chiaro che mi fa pensare che quella ha altissime probabilità di essere l'impronta di quel crocifisso, di Cristo e non di un altro. In secondo luogo, il fatto che io possa vedere con i miei occhi quello che i Vangeli raccontano è qualcosa che per un credente ha una grande importanza. Infine, quell'impronta è una provocazione all'intelligenza umana: All'inizio del III millennio ci troviamo davanti a un oggetto banale, ma di cui non abbiamo ancora capito come e da chi è stata prodotta questa impronta. Una vera sfida per la ragione.