I nordici non mollano: "Prestiti sì, sussidi no"

Angela Mauro
·3 minuto per la lettura
Heads of self-styled "frugal" nations (LtoR) Austria's Chancellor Sebastian Kurz, Netherlands' Prime Minister Mark Rutte, Sweden's Prime Minister Stefan Lofven, Denmark's Prime Minister Mette Frederiksen (up L), President of the European Council Charles Michel and President of the European Commission Ursula von der Leyen meet on the sidelines of a special European Council summit in Brussels on February 20, 2020, held to discuss the next long-term budget of the European Union (EU). (Photo by Virginia Mayo / POOL / AFP) (Photo by VIRGINIA MAYO/POOL/AFP via Getty Images) (Photo: VIRGINIA MAYO via Getty Images)
Heads of self-styled "frugal" nations (LtoR) Austria's Chancellor Sebastian Kurz, Netherlands' Prime Minister Mark Rutte, Sweden's Prime Minister Stefan Lofven, Denmark's Prime Minister Mette Frederiksen (up L), President of the European Council Charles Michel and President of the European Commission Ursula von der Leyen meet on the sidelines of a special European Council summit in Brussels on February 20, 2020, held to discuss the next long-term budget of the European Union (EU). (Photo by Virginia Mayo / POOL / AFP) (Photo by VIRGINIA MAYO/POOL/AFP via Getty Images) (Photo: VIRGINIA MAYO via Getty Images)

No alla mutualizzazione del debito, no ai sussidi a fondo perduto, sì a un meccanismo che preveda solo prestiti, no ad un aumento dei contributi nazionali al bilancio pluriennale europeo, risorse a patto di riforme strutturali e rispetto delle regole fiscali europee. E’ il non-paper di Austria, Olanda, Danimarca, Svezia, il documento che risponde picche alla proposta di Francia e Germania su un recovery fund di 500miliardi di euro con bond emessi dalla Commissione europea e risorse erogato sotto forma di sussidi e non prestiti agli Stati più colpiti dalla crisi economica da Covid-19.

I paesi cosiddetti ‘frugali’, i rigoristi, i meno generosi col bilancio europeo, non indicano cifre, non precisano le dimensioni del nuovo recovery fund, che pure vogliono creare. Insomma il documento, che Huffpost ha ottenuto in anteprima, non ribalta il tavolo della proposta franco-tedesca, ma puntualizza richieste evidentemente irricevibili per i paesi del sud, tra cui Italia e Spagna, i due Stati più colpiti dalla crisi.

“Proponiamo un fondo di emergenza temporaneo – recita il documento – per sostenere la ripresa economica e la resilienza del nostro settore sanitario per possibili nuove ondate” della pandemia. “Questo fondo dovrebbe essere legato ad un bilancio pluriennale modernizzato e in aggiunta ai 540miliardi di euro già accordati dal Consiglio europeo e alle altre iniziative senza precedenti adottate a livello europeo e nazionale”. Ma poi i nordici sottolineano: “Ciò che non possiamo accettare sono strumenti o misure che portino ad una mutualizzazione del debitoo a aumenti significativi dei contributi al bilancio europeo”.

Dunque, le risorse dovrebbero essere destinate alle “aree meno preparate per la ripresa”. “La nostra posizione sul bilancio non è cambiata”, precisano, richiamando la discussione sul bilancio europeo interrotta a febbraio con la mancata intesa tra i 27 Stati dell’Ue. “Continuiamo a chiedere che i contributi nazionali siano limitati”.

Il fondo di ripresa europeo dovrebbe essere “basato su un approccio ‘prestito per prestito’, in linea con i principi fondamentali del bilancio europeo” e dedicato ai “settori più colpiti”, in modo da assicurare che “tutti gli Stati membri siano preparati per la prossima crisi”.

Infine, i nordici chiedono “un forte impegno per le riforme e la cornice fiscale, essenziale per promuovere la crescita”. Le risorse devono essere “dirette alle attività che più contribuiscono alla ripresa, come la ricerca e l’innovazione”, devono “rafforzare la resilienza del settore sanitario e assicurare una transizione verde che sostenga le ambizioni europee per combattere i cambiamenti climatici, la crescita, l’agenda digitale”.

Il fondo deve essere temporaneo, a chiusura “in 2 anni”, non deve portare ad “alcuna mutualizzazione del debito”, deve favorire “prestiti a condizioni favorevoli per i paesi che ne hanno “bisogno”. Tra i requisiti per accedere alle risorse, c’è anche “il rispetto dello stato di diritto”, richiesta riferita a Ungheria e Polonia, sotto accusa in Ue per le violazioni dello stato di diritto.

“Il nostro obiettivo – si conclude nel documento – è fornire un fondo temporaneo attraverso il bilancio europeo e offrire prestiti a condizioni favorevoli per i paesi più colpiti dalla crisi”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.