Selfie che uccidono, cosa c'è di vero?

Un selfie su un cornicione (foto: Getty Images)

Mettiamo subito le cose nella giusta prospettiva: i selfie non uccidono. In fondo sono solamente delle fotografie, degli autoscatti che servono a mantenere vivo un ricordo.

A mettere in pericolo la vita può essere la scelta di dove e come fare i selfie. Si paga un prezzo altissimo, questo è chiaro, quando si sceglie di fotografare il proprio viso in situazioni di precario equilibrio, o ad alta velocità in automobile, o in condizioni di pericolo non considerate quanto dovuto.

Secondo una ricerca del 2017 portata avanti in India e raccolta in Italia da Eurispes sarebbero state infatti conteggiate almeno 259 morti, negli ultimi sei anni, collegate a selfie fatali. Nel conteggio ci sarebbero vittime per annegamento (70 casi), incidenti stradali (51), caduta da grandi altezze (48), ustioni (48), scariche elettriche (16), arma da fuoco (11), aggressione di animali selvatici (8). Ma c'è davvero un'emergenza selfie?

Il 'terrore' per i selfie mortali è un problema creato dai media, come per gli squali. Le probabilità di essere addentati da uno squalo sono infinitamente basse, ma il racconto televisivo e cinematografico portano tutti a pensare che ci sia una correlazione quasi diretta tra bagno in mare e pinne pericolose in arrivo.

Per i selfie è la stessa cosa: non ci sono statistiche che portano a pensare a un aumento della pericolosità. Certo, uno potrebbe obiettare che alcune morti non si sarebbero registrate senza il fatale autoscatto; ma ciò che è mancato alle vittime, loro malgrado, è un'adeguata valutazione del pericolo.

Demonizzare i cellulari o i selfie è statisticamente sbagliato, seppur per molti siano creatori di abitudini non virtuose. Prendiamo ad esempio gli incidenti automobilistici per distrazione: più che i selfie, è lo strumento del cellulare che è coinvolto nella faccenda. E più che il cellulare è la conoscenza delle regole stradali e fisiche a ricorrere nelle statistiche.

Scrivitelo su un post-it: la conoscenza e la sopravvivenza vanno di pari passo.

Secondo recenti dati forniti dagli sviluppatori di sistemi operativi per smartphone, ogni giorno vengono scattati circa 100 milioni di selfie, in media. Qualora i dati citati nello studio indiano fossero veri, l'incidenza statistica delle morti per selfie diventerebbe insignificante. E a quel punto la tragica catalogazione delle morti nella categoria 'selfie' sarebbe ingiusta; piuttosto, per correttezza, bisognerebbe parlare di 'morti per distrazione'.

La tendenza narcisistica che porta a scattare più selfie richiama alle abitudini della nostra specie, che è diventata ipersociale negli ultimi anni grazie al web. I selfie sono uno strumento per mostrare la propria vita nel modo più cool, e ovviamente più sono particolari maggiore è l'accettazione sociale. Per questo motivo alcune persone vogliono scattare le proprie foto ove nessuno lo farebbe mai.

Da questa faccenda si può trarre un insegnamento: scatta tutti i selfie che vuoi, e se ti piace impegnati per trovare nuovi spunti. Ma indipendentemente da ciò, la cosa più importante è usare il cervello.

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE: