I tecnici di Bruxelles chiedono di seppellire alla svelta il Patto di Stabilità

Claudio Paudice
·Giornalista, L'HuffPost
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(Photo: Johanna Geron / Reuters)
(Photo: Johanna Geron / Reuters)

Spesso è l’amaro, non il dolce, ad arrivare alla fine. L’European Fiscal Board (Efb), l’organo della Commissione Europea che ha il compito di monitorare l’attuazione delle contorte regole fiscali dell’Ue, ha pubblicato il suo rapporto annuale: nell’ultimo capitolo delle 130 pagine si parla dell’Italia come Paese ad alto debito preso ad esempio delle simulazioni per spiegare l’inefficacia delle attuali norme comunemente note con il nome di Patto di Stabilità e Crescita e la necessità di cambiarle. Un Patto che, va ricordato, Bruxelles si è ostinata ad applicare per anni e ha sospeso solo ora “grazie” a una crisi economica mai vista prima in tempo di pace. L’Efb, che nei suoi rapporti passati criticava l’eccessiva discrezionalità della Commissione nell’applicare le regole del Patto, già un anno fa prima dell’epidemia ha tuttavia avanzato una proposta di riforma delle regole di bilancio per renderle più semplici e credibili agli occhi degli stati membri. Ora, ancora di più nel pieno di una epidemia, sostiene che “sarebbe controproducente reintrodurre le regole esistenti senza cambiarle”. Bisogna perciò fare in fretta la revisione, per evitare un “vuoto in cui sarebbe difficile evitare di applicare discrezionalità”.

I consiglieri di Bruxelles scrivono che l’aumento del debito pubblico legato alla crisi pandemica richiede “percorsi di aggiustamento specifici per Paese, una volta che la clausola generale di salvaguardia verrà disattivata”. Per l’Efb, il quadro normativo Ue andrebbe ricostruito su parametri più semplici e facilmente osservabili. Basta quindi combinare i tetti a deficit o debito con altri numeretti controversi, come i saldi di bilancio strutturali, le stime impossibili come l’output gap o le traiettorie più o meno chiare verso gli obiettivi di medio termine. Tre capisaldi: un unico parametro per il debito (debt anchor), una semplice regola legata alla spesa primaria “che preveda velocità di aggiustamento credibili e specifiche per Paese per raggiungere” l’obiettivo relativo al debito e, infine, “una clausola generale di salvaguardia”. Per “rafforzare gli incentivi” ai governi affinché rispettino le regole, l’accesso alla capacità centrale di bilancio dovrebbe essere condizionato al rispetto delle stesse. In altre parole, basta con le sanzioni anche di difficile attuazione politica: chi viola le regole non riceve le risorse della capacità di bilancio centralizzata.

Per quanto riguarda il primo caposaldo del “ripensamento delle regole fiscali Ue”, nel report 2020 l’Efb propone due possibili aree di intervento per la Commissione: modificare il target del debito a seconda degli Stati membri e della loro posizione di partenza (ma questo implicherebbe una modifica dei trattati Ue), oppure adattare la velocità nel percorso di riduzione, in modo tale da non compromettere, come già accaduto in passato, la ripresa economica (qui basterebbe intervenire sulla legislazione secondaria). La crisi provocata dalla pandemia di Covid-19 ha infatti “sottolineato” come “alcuni capitoli della spesa pubblica che sono essenziali per sostenere la crescita, come gli investimenti, siano declinati nel corso del tempo, specialmente nei periodi di consolidamento di bilancio”.

Le variazioni di velocità nel percorso di riduzione del debito, tenendo conto di diversi fattori, mirano a garantire che”gli Stati non debbano affrontare strette fiscali troppo impegnative, come avanzi primari superiori al 3%” per molti anni di seguito. Unica regola da rispettare è quella sul tetto alla spesa primaria, da fissare ogni tre anni (e non ogni anno). Senza entrare nei dettagli tecnici di una proposta allo stato embrionale nel dibattito politico, secondo i tecnici dell’Efb la regola della spesa consentirebbe una correzione strutturale inferiore dell′1,5% rispetto all’attuale regola del debito, e al tempo stesso aprirebbe anche uno spazio fiscale aggiuntivo (in deficit) nel breve termine in caso di crisi. Spazio che invece le norme attuali non consentono, producendo invece effetti pro-ciclici in una fase recessiva come ha dimostrato l’evidenza.

L’intento della proposta dell’organo di Bruxelles è di dare maggiore chiarezza alle norme europee semplificandole ed evitando in futuro che possano essere un ostacolo alla crescita economica di un Paese. La proposta per ora è un contributo scientifico offerto a Bruxelles, poi c’è la politica che dovrà decidere quando, come e in che misura modificare il Patto di Stabilità. Per il Commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni il dibattito è “cruciale” ma è necessario risolvere i negoziati sul Recovery Fund, con accordi definitivi e ratifiche nazionali, prima che la Commissione avanzi la sua proposta di modifica del Patto. La Commissione non intende quindi mettere altra carne sul fuoco, soprattutto ora che già è alle prese con i ritardi del Recovery Fund dovuti allo stallo tra Parlamento e Consiglio Ue sul bilancio 2021-2027 dell’Ue e sulle sanzioni economiche legate al mancato rispetto dello stato di diritto in Polonia e Ungheria.

Secondo l’ex vicepresidente della Bce Vitor Constancio, nel vivo della seconda ondata i ritardi dell’Europa nel rispondere adeguatamente con opportuni stimoli fiscali stanno diventando pericolosi. Le resistenze politiche a strumenti di debito in comune d’altronde non sono affatto esaurite. Se per l’Efb e anche per lala presidente della Bce Christine Lagarde all’Eurozona serve una capacità di bilancio permanente per affrontare i grandi choc, secondo la Bundesbank, la banca centrale tedesca prima “azionista” dell’Eurotower, “ciò che preoccupa è l’indebitamento su larga scala a livello europeo”, ha detto il suo presidente Jens Weidmann agli studenti dell’università di Harvard. “Questo tipo di prestito dovrebbe rimanere una misura di crisi una tantum, poiché l’aumento permanente del debito comune non è in linea con il quadro istituzionale dell’UE”.

I mercati, a quanto pare, non sembrano incontrare le aspettative del governatore tedesco. Oggi la Commissione Europea ha emesso i primi due bond (un decennale e un ventennale) per un totale di 17 miliardi che serviranno a finanziare il fondo Ue contro la disoccupazione (il cosiddetto Sure) che in totale dovrà raccogliere 100 miliardi in totale. Le domande degli investitori hanno fatto registrare il record storico per il mercato obbligazionario in euro: per quei 17 miliardi le domande hanno superato i 230 miliardi di euro. Per la tranche più corta, quella a 10 anni, il rendimento è entrato in territorio negativo (-0,238%). Un segnale che gli investitori attendevano con ansia le emissioni europee, con buona pace di Weidmann.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.