I troppi onori di Madame Casellati

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18/04/2018 Roma, la Presidente del Senato incaricata per la formazione del Governo, Maria Elisabetta Alberti Casellati, esce da Palazzo Montecitorio dopo l'incontro con il Presidente della Camera dei Deputati (Photo: Alessandro Serrano' / AGF)
18/04/2018 Roma, la Presidente del Senato incaricata per la formazione del Governo, Maria Elisabetta Alberti Casellati, esce da Palazzo Montecitorio dopo l'incontro con il Presidente della Camera dei Deputati (Photo: Alessandro Serrano' / AGF)

Qualche vezzo di troppo e un nome insolitamente lungo per non destare sospetti ma Maria Elisabetta Alberti Casellati era partita bene. Appena salita, prima donna della storia, al secondo scranno della Repubblica, era volata a Genova per seguire il concerto diretto dall’amato figlio Alvise senza cerimoniale e aereo di Stato, che, come da prammatica, le era stato offerto. D’altra parte era il marzo del ‘cambiamento’ 2018 e il suo omologo alla Camera, il neo-eletto grillino Roberto Fico, per raggiungere il Parlamento avrebbe preso l’autobus. Insomma, al vento anti-casta occorreva offrire un po’ le vele.

Così, sorprende un po’ la deriva presa qualche tempo dopo dall’avvocato rodigina specializzata in cause di nullità presso la Sacra Rota (cit. “il matrimonio non è un giro di valzer”), poi fulminata dalla rivoluzione liberale del Cav, infine assurta a carica istituzionale. Va bene che l’aria è cambiata e le sirene del populismo meno intense, ma 124 voli di Stato in un anno, come emerso dalle recenti cronache sembrano un po’ troppi anche per chi ritiene la pratica legittima. Perché è filosoficamente corretto che i servitori dello Stato abbiano a disposizione scorte e spostamenti celeri e protetti, il loro corpo - assunta la carica - diviene interesse pubblico, ma il presidente Casellati (vuole essere appellata al maschile) ha preso di questa giusta nozione una forma un pochino estensiva.

Nulla di illegale insomma, ma ai limiti del decoro istituzionale, concetto (il decoro) al quale la stessa Casellati tiene molto. Sempre elegante, mai il trucco fuori posto (“Non potrei mai uscire senza eyeliner”), ribrezzo verso “unghie lunghe e bocche colorate”, scelta del tailleur quotidiano adatto all’occasione, come quello nero funereo nel giorno in cui si votò la decadenza a Berlusconi da senatore. “Panzer in Vuitton” la de...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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