Mentelocale - Ibrahima Barry, l'alternativa comunista di Verona

A Verona, in una della roccaforti simbolo della Lega Nord, è scoppiato un piccolo grande caso: a scatenarlo è bastata la prossima candidatura alla poltrona di sindaco di Ibrahima Barry, operaio di origine africana, scelto dal Partito di Alternativa Comunista per sfidare uno dei giovani politici più rampanti del Carroccio, quel Flavio Tosi che non ha timore di sfidare nemmeno il "totem" Umberto Bossi. Provocazione o no, il caso di Barry ha fatto discutere scoperchiando, evidentemente, una malcelata, serpeggiante e diffusa anima razzista che in Italia si tenta in modo un po' ipocrita di negare per non doverla affrontare di petto con il rischio di perdere consensi. Noi, lo abbiamo intervistato per conoscere meglio la sua storia.

Signor Barry, ci racconta qualcosa della sua famiglia?
Sono nato il 29 aprile del 1963 a Bantignel, nel centro della Repubblica di Guinea, un Paese che, per chi non lo conoscesse, si trova nell'Africa Occidentale. Mio padre era magazziniere e mia madre casalinga. Quando avevo 3 anni ci siamo trasferiti a Conakry, la capitale, dove ho vissuto fino all'ottobre del 1985: quell' anno ho preso il diploma e grazie a una borsa di studio mi sono trasferito in Tunisia dove ho frequentato l’Università.

Che Paese si lasciato alle spalle?
In Guinea ci sono diverse emergenze: innanzitutto la mortalità infantile è molto alta e la situazione sanitaria è critica. In più la popolazione è realmente moto povera poiché non può godere in alcun modo dei benefici derivanti dalla ricchezza di un sottosuolo in cui abbondano ferro, diamanti e la bauxite. Pensate che la Guinea produce circa la metà delle riserve mondiali di bauxite e ne è uno dei primi produttori al mondo.

Cosa è successo dopo?
Nel 1988 ho interrotto gli studi e sono arrivato in Italia nel mese di agosto. Pensavo di poter migliorare la mia situazione economica e ritornare a casa in poco tempo ma purtroppo non è stato così.

È arrivato subito a Verona? Che impatto ha avuto?
La mia prima tappa è stata Palermo, una città splendida con gente molto accogliente, però non c’era lavoro. Quindi ho deciso di andare a Milano dove ho fatto il pony express. Solo nel 1997 mi sono trasferito a Verona.

Perché ha scelto Verona?
Semplice: un mio connazionale, ora defunto, lavorava in un'azienda e mi ha detto che stavano cercando degli operai.

E che città ha trovato?
Verona è bellissima ma è governata da un'amministrazione che ha reso ancora più drammatica la vita degli immigrati?

Quali erano i suoi sogni rispetto all'Italia?
Ho sempre avuto una grande curiosità di conoscere altre realtà e migliorare la mia condizione: in ogni caso ho sempre avuto chiaro un concetto, e cioè che nessun miglioramento è reale se è soltanto individuale.

È un concetto molto politico...
Penso sia necessario cambiare il sistema economico in modo che tutti possano vivere dignitosamente. Per questo, nel mio percorso, mi sono sempre agganciato alle lotte.

Come è arrivata la sua candidatura?
Ecco, forse questa occasione è la realizzazione di un pezzo dei miei sogni: sia chiaro, a me non interessano le elezioni perché non penso che con la nomina del sindaco di Verona possa cambiare drasticamente la realtà, d'altro canto desidero fortemente accendere i riflettori sulle situazioni degli immigrati, dei precari, dei disoccupati, dei giovani senza futuro. In questo senso il programma del partito è rivoluzionario e internazionale a favore del proletariato, sia nativo sia immigrato.

Fa ancora l'operaio?
Con la crisi, dopo una sfilza di contratti a termine, ho perso il lavoro e ora faccio il volontario presso il Coordinamento migranti di Verona, dando il mio contributo nelle pratiche sindacali e di assistenza fiscale.

A quando risale la sua passione per la politica?
Sono sempre stato all'interno dei sindacati, prima la Cisl, poi la Cgil e ora la Cub, ma pur riconoscendone l'importanza credo che non siano sufficienti. Il sindacato deve difendere interessi immediati: serve di più, i lavoratori hanno bisogno di un partito che abbia un programma completo di cambiamento della società.

Lo ha trovato?
Cercavo un partito che mi potesse rappresentare, che rappresentasse l'idea rivoluzionaria che ho in testa fin dalla mia nascita. Non mi sono iscritto a Rifondazione Comunista perchè i suoi parlamentari hanno votato i Cpt (Centri di permanenza Temporanea per gli immigrati) e hanno appoggiato il governo Prodi che ha aumentato le spese militari e ha detto sì alla nuova base militare Dal Molin nella vicina Vicenza. Quando ho incontrato, circa un anno e mezzo fa,  i compagni e le compagne del Partito di Alternativa Comunista ho capito di aver trovato la mia organizzazione, perché questo è un partito con un programma di classe, internazionale e che mette al centro i lavoratori, non solo a parole ma anche nei fatti.

Che aria si respira oggi a Verona?
Dal punto di vista ecologico si respira male, ci vuole un cambiamento per azzerare l’inquinamento. In generale è una città dove si sanzionano i mendicanti, anche con multe di 50 euro, come se la povertà fosse una colpa o un reato. Non dimentichiamo che Tosi aveva fatto della lotta agli immigrati il suo cavallo di battaglia. Veniva la sera, con la sua giacca sotto braccio, accompagnato da polizia e vigili, a chiudere i negozi degli immigrati. Anche a Verona si sente la crisi del capitalismo che avanza e porta alla disperazione tanti lavoratori, sia immigrati sia nativi, e le loro famiglie. Ricordo quanto successo il 29 marzo scorso a Verona: un  giovane operaio edile, di origine marocchina, è stato ricoverato con gravi ustioni alla testa e alle gambe all’ospedale Borgo Trento di Verona, dopo essersi cosparso di benzina ed essersi dato fuoco davanti a palazzo Barberi, sede del municipio. Ancora una volta un gesto estremo dovuto all’insostenibile situazione economica, dopo quattro mesi di mancato pagamento del salario.

La sua candidatura, in una città come Verona, non rischia di essere solo una provocazione?
Dire che è una provocazione riduce l'importanza della cosa. Indubbiamente lo è ma è soprattutto una sfida politica. Noi vogliamo mettere al centro la lotta di classe dei poveri contro i ricchi, degli sfruttati contro gli sfruttatori. Perché i capitalisti stanno conducendo una lotta di classe contro i lavoratori in modo pesante e i lavoratori stanno rispondendo in modo disperato e autolesionista (come il caso del ragazzo marocchino) o disorganizzato. Le burocrazie sindacali e le politiche di sinistra non aiutano i lavoratori a organizzarsi ma, anzi, controllano le proteste, diventando a volte dei veri pompieri delle lotte che sorgono spontanee.

Quali sono le vostre priorità per la città?
Dare un  tetto a tutte le famiglie sfrattate. Ci sono edifici di proprietà ecclesiastica, di enti pubblici o di società private che sono chiusi e possono essere  assegnati ai  lavoratori, ai disoccupati o ai pensionati poveri.
Un’altra priorità è  l’antirazzismo che deve entrare nelle scuole e in ogni luogo della città.
A Verona è anche fondamentale la denuncia e la lotta contro i casi di allontanamento dei figli dai genitori poveri e in difficoltà.
Infine il capitolo ecologia: Verona è una delle città più inquinate d’Italia, sono necessarie piste ciclabili che colleghino le scuole, trasporti pubblici gratuiti, raccolta differenziata porta a porta. Il traforo delle Torricelle, invece, non lo vogliamo.

Cosa dicono i suoi amici dell'eventualità che vinca le elezioni?
Loro sono felicissimi e mi dicono che se vincerò allora sarà vero che nel 2012 ci sarà la fine del mondo, ma io aggiungo: "sì, ci sarà la fine del mondo, ma del mondo governato dal capitalismo".

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