I fatti dell'anno - Ice Bucket Challenge

Ad un certo punto, nella mal riuscita e sostanzialmente insignificante estate italiana del 2014, succede che persino il presidente del Consiglio Matteo Renzi prende un secchio pieno d'acqua ghiacciata e se lo rovescia in testa. Quello, di fatto, è il momento in cui il gioco è diventato poco divertente, in Italia. Obama, per dire, la doccia gelata l'aveva declinata e si era limitato a donare.
Perché, come al solito, in Italia non l'abbiamo mica capito bene, l'Ice Bucket Challenge. E abbiamo preferito approfittarne provincialmente, per un po' di visibilità in più, oppure abbiamo polemizzato, nelle maniere più varie. Ma andiamo con ordine e spieghiamo bene i fatti.

L'Ice Bucket Challenge è un'iniziativa che nasce negli Stati Uniti, promossa dalla ALS Association.  Funziona così: si gira un video in cui ci si versa o ci si fa versare addosso ghiaccio e/o acqua ghiacciata, poi sfidano altri a fare altrettanto entro 24 ore, nominandoli e ricordando che il tutto è per sensibilizzare l'opinione pubblica per raccogliere fondi contro la sclerosi laterale amniotrofica. L'idea era stata ripresa da un'usanza degli spogliatoi sportivi americani: o si accettava la sfida o si donavano soldi. Ma per l'ALS Association le due cose non sono affatto incompatibili. Anzi, si incoraggia la donazione.

È estate. L'iniziativa è benefica e divertente. Sembra destinata a un buon successo. Ma esplode. Ad un certo punto succede che le docce ghiacciate approdano in video su Facebook, quindi arrivano nel mondo dei guru del web. Perché Chris Christie, governatore del New Jersey, nomina Mark Zuckerberg. E lui, il guru dei social network, capisce la potenzialità virale della cosa: fa il suo video, e l'iniziativa esplode fra vip e persone comuni. Arrivano Bill Gates e Lady Gaga, i Foo Fighters – che si meritano l'oscar per il miglior video Ice Bucket Challenge 2014, a mani basse – e Shakira con Pique, Stephen King e Johnny Depp, i Pinguini di Madagascar, gli One Direction e Kermit la rana, Ronaldo e Messi, John Travolta e Olivia Newton John, Emma Stone e Patrick Stewart (a modo suo, e con un'eleganza rara), Anna Wintour, Novak Djokovic e Roger Federer. E l'elenco potrebbe continuare, c'è solo l'imbarazzo della scelta. Insomma: un delirio che qualcuno ha anche tentato di mappare in qualche modo, con i “famosi” a fare da volano all'iniziativa, trasformandosi in testimonial gratuiti e volontari per l'iniziativa. Dalle nostre parti, Laura Pausini esagera e nomina una decina di persone. Fra di esse c'è Fiorello che, come Jovanotti, coinvolge Renzi. Detto fatto, arriva anche il premier (che però affronta la sfida a modo suo, superando le 24 che imporrebbe il “regolamento”).

Il fenomeno, per l'Italietta nostra, è un po' troppo evoluto e un po' troppo di successo per evitare che si critichi. E così, al di là dell'opportunità politica, ecco chi polemizza perché “lo si fa solo per farsi vedere”. Perché chi fa i video non dona o dona troppo poco. Perché la SLA è una malattia “minore”,  perché, perché. Riusciamo anche a inventarci finte notizie sul tema, attribuendo a un morto annegato la paternità dell'Ice Bucket Challenge, pur di dare di gomito al lettore di pseudonews pruriginose. Siamo fatti così. Siamo in buona compagnia, beninteso: le polemiche arrivano anche dall'estero. C'è persino chi si lamenta per lo spreco di acqua.

È un peccato, perché l'iniziativa ha senza dubbio avuto successo. È stata la più clamorosa campagna virale nella storia. Sono stati realizzati più di 2 milioni di video in tutto il mondo. Le letture dei pezzi sulla SLA online sono aumentate vertiginosamente, perché, come è ovvio, se si parla di un argomento c'è anche chi vorrà approfondire. E, soprattutto, è andata a finire che le persone hanno anche donato.
“Solo” il 10% di quelli che hanno fatto i video, dicono i numeri. Altra ragione per polemizzare? Be', più o meno. Primo, perché un “tasso di conversione” del 10% in un'iniziativa sul web è ottimo. Secondo, perché nel 2013, senza il fenomeno virale, l'ALS aveva ricevuto 19 milioni di dollari, nel mese dedicato alle donazioni. Quest'anno, con l'Ice Bucket Challenge, ne ha ricevuti 115. Un incremento straordinario.

E anche in Italia l'AISLA ne ha beneficiato – alla faccia di chi diceva di no – ricevendo ben 2 milioni e 96mila euro. Numeri che mettono a tacere tutti i critici? C'è stato anche chi è stato capace di sostenere che l'associazione americana non sarebbe stata in grado di gestire tutti quei soldi. Be', ecco il loro programma di investimenti.
Insomma, sembra proprio che, per una volta, i fini polemisti avrebbero fatto meglio a impegnar meglio le loro energie. Quanto ai politici, mostrassero un impegno concreto: più soldi alla ricerca, per esempio. Poi potranno farsi tutte le docce ghiacciate che vorranno.

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