Iea: “Siamo lontani dalla sicurezza climatica, bisogna triplicare gli investimenti green”

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Drone shot of a steel mill in the early morning. Blast furnace and coal depot. Wind turbines near the sea side (Photo: pidjoe via Getty Images)
Drone shot of a steel mill in the early morning. Blast furnace and coal depot. Wind turbines near the sea side (Photo: pidjoe via Getty Images)

Ci siamo impegnati, abbiamo messo in moto un processo di cambiamento radicale del nostro sistema energetico. La strada è giusta, ma la velocità no. L’innovazione è troppo lenta, molto più lenta della crisi climatica che alimenta incendi inarrestabili, uragani sempre più pericolosi, muri di acqua che si abbattono sulle città e sulle campagne. Alla vigilia della Cop26, la conferenza sul clima che si aprirà a novembre a Glasgow, l’International Energy Agency (Iea) mette i numeri in chiaro con un rapporto, il World Energy Outlook 2021, che mostra la distanza tra ciò che diciamo e ciò che facciamo.

“Gli impegni attuali sul clima garantiscono solo il 20% della riduzione delle emissioni al 2030 necessaria per arrivare allo scenario di emissioni nette zero entro il 2050”, ha detto il direttore dell’Iea Fatih Birol. “Raggiungere quel traguardo richiede investimenti in progetti e infrastrutture di energia pulita che vanno triplicati nel prossimo decennio. Circa il 70% di questa spesa aggiuntiva deve avvenire nelle economie emergenti e in via di sviluppo, dove i finanziamenti sono scarsi e l’accesso ai fondi è fino a sette volte più costoso rispetto a quello delle economie avanzate”.

E la pandemia rischia di dare il colpo finale alla speranza di centrare l’obiettivo indicato dall’accordo di Parigi del 2015, mantenere l’aumento della temperatura entro un massimo di 1,5-2 gradi. Nel 2020 le emissioni di gas serra sono diminuite per il blocco forzato di molte attività. Ma, come era prevedibile, la ripresa sta creando un effetto rimbalzo micidiale, perché molti governi continuano a investire principalmente sui combustibili fossili.

Anche se le installazioni di solare ed eolico vanno sempre più rafforzandosi, il consumo mondiale di carbone quest’anno sta infatti crescendo e spinge le emissioni di anidride carbonica verso il loro secondo maggior aumento annuale nella storia. “Lo slancio mondiale dell’energia pulita, estremamente incoraggiante, si sta scontrando con l’ostinata presenza dei combustibili fossili all’interno dei nostri sistemi energetici”, ha aggiunto Fatih Birol. “I governi devono risolvere questo problema alla COP26 dando un segnale chiaro e inconfondibile sulla loro volontà di potenziare rapidamente le tecnologie pulite. I benefici sociali ed economici dell’accelerazione della transizione verso l’energia pulita sono enormi e i costi dell’inazione immensi”.

Nello scenario basato sulle misure energetiche e climatiche che i governi hanno effettivamente messo in atto fino ad oggi, quasi tutta la crescita netta della domanda di energia fino al 2050 è soddisfatta da fonti a basso impatto ambientale, ma le emissioni annuali restano attorno ai livelli attuali. Il che vuol dire che si avrà un aumento della temperatura di 2,6 gradi rispetto ai livelli preindustriali nel 2100. Ben più della soglia massima fissata a Parigi.

Uno dei principali nodi da sciogliere riguarda il carbone. Il recente annuncio della Cina della fine del suo sostegno alla costruzione di centrali a carbone all’estero va nella direzione giusta. Secondo la Iea “potrebbe comportare la cancellazione di progetti pianificati che consentirebbero di risparmiare circa 20 miliardi di tonnellate di emissioni cumulative di CO2 fino al 2050, una quantità simile al risparmio totale di emissioni dell’Unione europea che arriva alla decarbonizzazione al 2050”. Ma la necessità di far ripartire in fretta l’economia dopo il rallentamento imposto dalla pandemia ha ridato fiato alla produzione elettrica da carbone all’intero della Cina, che è il Paese responsabile di più della metà dell’uso globale di carbone.

Eppure, sottolinea il rapporto, l’investimento extra per raggiungere la decarbonizzazione al 2050 è meno oneroso di quanto possa sembrare: “Oltre il 40% delle riduzioni di emissioni richieste proverrebbe da misure che si ripagano da sole, come il miglioramento dell’efficienza, la limitazione delle perdite di gas o l’installazione di impianti eolici e solari in luoghi dove sono le tecnologie di generazione di elettricità più competitive”.

Arrivare allo scenario di zero emissioni nette creerebbe –calcola la Iea - un mercato per turbine eoliche, pannelli solari, batterie agli ioni di litio, elettrolizzatori e celle a combustibile pari a oltre 1.000 miliardi di dollari l’anno entro il 2050: dimensioni paragonabili all’attuale mercato del petrolio.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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