Ieri e oggi. Chiuso e aperto. Racconto di Natale

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AGI - Un anno fa molti tra noi trascorsero il Natale lontano dalla famiglia, vivevamo in una strano Paese, in una dimensione da romanzo distopico con i maccheroni in cottura e gli aperitivi su Zoom, indimenticabili.

L'Italia era prigioniera di un surreale lockdown, il commercio era al lumicino con orari da coprifuoco, l'economia in piena depressione (anche l'anima), il governo era regolarmente in crisi nonostante l'apparente buono stato di salute che manifestavano i like su Facebook, la vita quotidiana si svolgeva con l'inscalfibile convinzione d'essere regolata fin nei minimi particolari, al punto che decollò a razzo il dilemma tra opinionisti di varia umanità, giuristi e politici: chi sono i congiunti?

Status non ben definito che si complicò via faq di  Palazzo Chigi e divenne un "lasciapassare" per le feste e una questione filosofica sulle declinazioni dell'affetto, dell'amicizia stretta, della relazione clandestina o alla luce del sole, del matrimonio un po' sì ma anche no, dell'innamoramento precoce, dell'alberoniano stato nascente (dunque valido per incontrarsi?), dell'amore tout court e meglio ancora se sugellato con un diamante, la prova documentale che è per sempre.

Per chi era al volante, il noto rallista da lockdown, si raccomandava di fare "il tragitto più breve" (perché è chiaro che si esce dalle propria abitazione pensando al percorso più lungo), l'importante in ogni caso era non dimenticare l'autodichiarazione per "giustificare" lo spostamento e tranquilli, se avete un dubbio amletico di fronte al vigile urbano, una paralisi della lingua provocata dalla comparsa dell'autorità dello Stato, sfoderate le "comprovate esigenze lavorative".

Tra i grandi dilemmi del nostro tempo, ci fu quello di chi chiese con ansia se era possibile svolgere la riunione di condominio in presenza, mentre i confini tra i Comuni diventarono improvvisamente oggetto e soggetto di interpretazione e contestazione storica, le manifestazioni furono consentite "in forma statica" (fu un grande tema per i fisici stabilire nuovi teoremi sul moto e sulla quiete), un equilibrismo dinamico tra la Costituzione repubblicana e la "cinesizzazione" in corso d'opera. 

Vi fu un ampio e articolato dibattito sulla passeggiata, l'escursione nel parco, la corsetta, la corsa e la dimostrazione incontrovertibile dell'agonismo puro (certificata dal possesso della "tessera agonistica"). Elicotteri si sollevarono per intercettare il podista abusivo, il contemplatore di panorami senza permesso d'escursione.

Il cane fu la salvezza di molti che aumentarono le uscite per esigenze fisiologiche multiple, fu un momento d'oro per i nostri amici a quattro zampe, momenti di seria riflessione emersero sulla sfrontata autosufficienza del gatto. Montagna? Off limits, la neve era un terreno da non calpestare, niente sci, gli impianti erano chiusi, regnava il silenzio nelle palestre e nelle piscine. Bicicletta? Dalle 5 alle 22. Spostamenti nelle seconde case? Missione impossibile.Voglia di dolci, un caffè, un prosecco?

Fermi tutti, "dopo le ore 18,00 è vietato il consumo di cibi e bevande nei luoghi pubblici e aperti al pubblico". Era una vita ordinata, tutto era programmato, l'estasi dell'ingegneria sociale, finalmente la realizzazione senza pathos di un romanzo di Aldous Huxley, un cronoprogramma millimetrico: dalle 22 del 31 dicembre 2020 alle ore 7 del 1° gennaio 2021 era vietato ogni spostamento "in entrata e in uscita". Un manuale di logistica.

Il governo Conte II emanò (sono preziosi dati del monitoraggio istituzionale di Openpolis) 515 atti normativi sul Covid (tra gli altri, 161 del ministero della Salute, 94 della Protezione civile, 41 del ministero dell'Interno, 39 della Presidenza del Consiglio, 38 del governo, 38 del Commissario Arcuri, 19 del ministero dei Trasporti con quello della Salute, 14 del Parlamento e via così, una giungla dove le norme crescevano l'una sull'altra), l'esecutivo era in uno stato di febbre legislativa extra ordinaria, prigioniero di una cultura del divieto e dell'ordine diffuso via social: "È consentito...".  

Non c'erano i vaccini - ma si progettavano meravigliosi gazebo con le primule - l'Italia era un paese chiuso, ai primi posti delle sinistre classifiche mondiali dei contagi e dei morti. Si parlava di "ristori" come pozioni miracolose, il debito pubblico galoppava senza meta, scorrevano tristemente i titoli di coda del 2020, Annus Horribilis. Successe l'inevitabile, il Presidente Sergio Mattarella prese l'iniziativa e mise tutti di fronte alla realtà. Il 13 febbraio del 2021 arrivò il governo di Mario Draghi, fu il nuovo inizio di un'altra storia. 

Il resto del romanzo è squadernato davanti a noi, l'imprevisto (neanche troppo, il tema delle "fabbriche di varianti" era sul tavolo fin dall'inizio della pandemia), si chiama Omicron, "la variante" della quale sappiamo più di quanto venga impaginato e soprattutto titolato in queste ore.

Gli studi scientifici finora pubblicati dicono che è più contagioso di Delta, ma soprattutto è meno letale, l'ospedale per un contagiato è di gran lunga un evento meno probabile. Dunque coraggio, "niente panico" (Joe Biden dixit, il quale riaprirà i voli il 31 dicembre per il Sud Africa e altri sette paesi dell'Africa meridionale), andiamo avanti con la vaccinazione, teniamo fermo il punto dei grandi progressi fatti finora, che il paese resti aperto.

È una linea comune tenuta da Washington, Parigi e Londra (le tre capitali del mondo libero), confermata anche dalle decisioni del Consiglio dei ministri a Roma, dove tra "chiusuristi" e "aperturisti" hanno vinto questi ultimi perché Draghi ha trovato un punto d'equilibrio usando il buon senso, ha evitato chiusure irrazionali e tamponamenti di vaccinati che sarebbero stati una beffa per chi ha fatto il suo dovere fino in fondo e continuerà a farlo, non ha spaccato il Paese riportando indietro le lancette dell'orologio, ha impedito una mossa che avrebbe dato ai No Vax un nuovo manifesto d'occasione, armi retoriche per sostenere che va tutto male e la scienza è uno strumento della cospirazione globale.

Ciarpame, ma pericoloso in un'era di "disinformatia" social. Accade esattamente il contrario, siamo una nazione più forte di un anno fa, quasi irriconoscibile per il salto di qualità, l'Economist ha scritto che siamo il paese dell'anno, l'economia ha reagito bene, le nostre eccezionali imprese esportatrici hanno ripreso a correre, la manifattura italiana si è dimostrata resistente e reattiva, il nostro cammino è stato migliore di quello della Germania e di tanti altri paesi avanzati.

Ora dobbiamo trasformare il rimbalzo dell'economia in stabilità e crescita duratura, batteremo anche Omicron, perché abbiamo tutti gli strumenti per farlo. Siamo in uno scenario che un anno fa, con le festività sotto chiave, sembrava impensabile, monopolizzato dal pessimismo e senza una strategia d'uscita dalla crisi. Oggi sappiamo cosa fare. Il più grande nemico del nostro tempo è la paura. Buon Natale (aperto) a tutti. 

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