Ikea: avv. Salvagni, 'selezioni e trasferimenti illegittimi, vinto anche reclamo'

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"Ikea, il 2 agosto scorso, si è vista rigettare il reclamo proposto avverso la prima ordinanza con cui il giudice del lavoro di Roma aveva annullato il trasferimento disposto nei confronti di una lavoratrice, trasferita da Roma a Pisa. Questo è il quarto provvedimento del tribunale di Roma che, in pochi mesi, conferma illegittimità della condotta del colosso svedese". Lo dice all'Adnkronos/Labitalia l'avvocato Michelangelo Salvagni, dello studio legale omonimo, che ha patrocinato le cause dei dipendenti Ikea trasferiti.  

"Il tribunale - spiega - stavolta in composizione collegiale ha confermato l'illegittimità della selezione del personale espletata nell'ambito della riorganizzazione denominata 'Innovation for growht' che ha interessato le sedi di Roma. A crescere, dunque, sono i precedenti giudiziali che condannano la condotta dell’azienda svedese, la quale, secondo i giudici capitolini, ha violato i principi di trasparenza, correttezza e buona fede non avendo in alcun modo fornito la prova dei criteri adottati al fine di selezionare sia i dipendenti idonei a ricoprire il nuovo ruolo di team leader sia quelli da trasferire". 

In particolare, specifica, "secondo i giudici di secondo grado, posto che, nell’ambito della suddetta riorganizzazione, Ikea 'si è auto-vincolata al rispetto di una procedura selettiva' finalizzata alla copertura dei nuovi profili di team leader e, contestualmente, alla individuazione del personale da trasferire, la medesima avrebbe dovuto fornire rigorosa prova in ordine a quanto dedotto nei propri scritti difensivi, ovvero che 'tutte le posizioni di team leader presenti presso gli stores di Roma Anagnina e Porta di Roma sono occupate da quei lavoratori che hanno superato le selezioni". 

"A tal fine - chiarisce l'avvocato Michelangelo Salvagni - il tribunale di Roma, accogliendo la mia tesi difensiva, con la quale ho dimostrato in giudizio il carattere fittizio o, comunque, pretestuoso della selezione indetta da Ikea, ha affermato che, al fine di stabilire se i criteri utilizzati per la selezione del personale fossero legittimi o meno, il datore di lavoro avrebbe dovuto allegare in giudizio i risultati delle selezioni, non solo del personale che non aveva superato la prova, ma anche di coloro i quali, invece, quest’ultima l’avevano superata". 

"Nel corso dell’istruttoria - fa notare - espletata in giudizio analogo, i cui risultati sono stati acquisiti dal collegio decidente, i testimoni dipendenti Ikea, hanno riferito che, diversamente da quanto asserito dall'azienda, la posizione di team leader è stata assegnata a lavoratori che non avevano partecipato a tale selezione o che, comunque, non l'avevano superata". 

"Secondo il tribunale di Roma, dunque, il trasferimento è illegittimo - sottolinea l'avvocato Salvagni - in quanto Ikea non ha dimostrato in giudizio che il personale destinato a ricoprire il ruolo di team leader avesse effettivamente partecipato alla selezione e superato la stessa, in ossequio ai principi di trasparenza, correttezza e buona fede, così venendo a mancare le comprovate ragioni che l'articolo 2103 del codice civile richiede al fine di legittimare i trasferimenti unilateralmente disposti dal datore di lavoro".