Ikea da indietro i soldi degli ammortizzatori sociali: "Abbiamo ripreso in grande"

Crisi, Ikea restituisce i fondi per gli ammortizzatori sociali

Ikea restituisce i fondi agli Stati perché non ha subito la crisi che si aspettava. È quanto comunicato dall’azienda specializzata in arredamento e oggettistica. Al momento, Ikea ha in corso delle trattative con Belgio, Croazia, Repubblica Ceca, Irlanda, Portogallo, Romania, Serbia, Spagna e Stati Uniti.

Ikea supera la crisi: i fondi agli Stati

Tolga Oncu, Retail operations Manager, di Ingka Group – di cui fa parte Ikea, ha fatto sapere che le operazioni in corso hanno l’obiettivo di restituire i fondi degli ammortizzatori sociali agli Stati. “La crisi non è stata grave come temevamo” ha dichiarato. Da ciò, la scelta di restituire i soldi ai Paesi. Dall’inizio della pandemia, Ikea ha chiuso i suoi negozi per tutelare la salute di cittadini e dipendenti. Ora, con la convivenza in casa, è in atto una vera e propria corsa ad arredare la propria casa. In virtù di questa “domanda di ritorno“, Ikea non intende usufruire degli ammortizzatori sociali, avendo recuperato in gran parte il suo business che prevedeva in contrazione.

Ikea: è giusto seguire il suo esempio?

Inizialmente, l’azienda svedese con negozi in tutto il mondo prevedeva una contrazione di circa l’80% del proprio business. Con l’allentamento del lockdown, Ikea ha gradualmente riaperto: al momento sono chiusi solo 23 negozi nel mondo. Pur non essendoci procedure codificate per avviare il processo di restituzione del supporto salariale, la decisione presa da Ikea ha aperto un dibattito: è giusto o meno restituire i fondi agli Stati? Ogni azienda ha preso la sua decisione, ma Ikea non è l’unica nel panorama ad averlo pensato. Nel Regno Unito, Games Workshop e Spectator hanno dichiarato di voler restituire i finanziamenti per lo stesso motivo.

Ancora una volta, Ikea fa da apripista. D’altronde, sono pochissimi i casi di multinazionali che hanno agito come lei.