Il 16enne convocato da Mancini in Nazionale

CLAUDIO PASQUAZI / ANADOLU AGENCY VIA AFP

AGI - Per le due amichevoli dell'Italia contro Albania e Austria spicca la prima convocazione per Simone Pafundi, trequartista dell'Udinese classe 2006. Si tratta di uno dei talenti più puri emersi dalle giovanili italiane che a maggio, ad appena 16 anni e tre mesi, aveva esordito in serie A nei minuti finali della partita con la Salernitana battendo il record di debuttante più giovane in Serie A del ghanese Stephen Appiah (17 anni e 49 giorni). Sempre a maggio era già stato chiamato da Roberto Mancini per lo stage dei calciatori di interesse per la nazionale.

Simone è nato Monfalcone il 14 marzo del 2006, da genitori napoletani trasferitisi in Friuli. A cinque anni inizia a giocare per la squadra del suo paese e si mette subito in luce per il talento fuori dal comune che lo porta a giocare sempre da 'sotto età'. Nel 2014 viene notato dall'Udinese durante un torneo a Rivignano.

Le sue doti di agilità, a cui abbina la grande rapidità nel saltare l'avversario e una capacità realizzativa e di assist fuori da comune, lo portano a prendersi la ribalta anche tra gli Esordienti bianconeri e in tutta la trafila nelle giovanili fino all'approdo, lui 2006, in una Primavera dell'Udinese fatta di 2003 e 2004.

Arriva così il trionfo nel torneo Primavera 2 chiuso con 6 reti e 7 assist in 14 presenze (complice un infortunio che lo ha tenuto fuori da novembre a febbraio) e la chiamata in prima squadra dove comincia ad allenarsi agli ordini di Gabriele Cioffi e poi di Andrea Sottil.

Pafundi era stato vicino a cedere alle lusinghe del Chelsea che voleva portarlo nelle proprie 'academy' in Inghilterra, ma la voglia dei genitori di non allontanarlo troppo da casa lo hanno convinto a firmare il primo contratto da professionista, triennale, appena compiuti i 16 anni di età.

Il fratello Andrea, classe 2004, è suo compagno di squadra nella Primavera dell'Udinese: "In campo magari stiamo meno insieme, perche' c'e' chi gioca di piu' e chi gioca di meno, ma fuori dal campo per me è tutto", ha raccontato Simone, "condividere lo spogliatoio con lui mi ha dato una grande mano per rendere al meglio".  



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