Il 27% delle specie animali nel mondo è a rischio estinzione

veronique viriglio
Sette scimmie tra cui la rolaway, 15 specie di pesce cuneo e pesce violino, due famiglie di razze e una quindicina di funghi europei: sono alcune delle 28.338 specie a rischio estinzione inserite nella ‘lista rossa' stilata dall'Unione internazionale per la Conservazione della Natura (Uicn), pari al 27% di tutte quelle mondialmente conosciute.Perdite di habitat, in parte causata dai cambiamenti climatici, ma soprattutto attività umane poco sostenibili, in primis pesca e caccia intensiva, inquinamento dell'aria e malattie invasive sono le principali cause del crescente numero di specie a rischio, in aumento del 6% rispetto al 2018, quando l'esistenza di 26.840 animali e vegetali era minacciata.Allerta rossa per 6127 specie, che si trovano in una situazione di pericolo molto grave, a un passo dall'estinzione, quasi 300 in più rispetto all'anno scorso. Dal 1970, infatti, l'umanità ha perso il 60% delle sue specie animali e vegetali. Della ‘red list' dell'Uicn fanno parte 40% di anfibi, 34% di conifere, 33% di coralli, 30% di squali e razze, 27% di crostacei e 14% di uccelli.Inoltre nessuna delle specie a rischio della ‘red list' del 2018 ha visto le proprie condizioni migliorare. Nella ricerca relativa al 2019, i ricercatori dell'Uicn hanno inserito 9 mila nuove specie, portando a 105.732 il numero globale di quelle conosciute.“La natura sta declinando ad una velocità senza precedenti nella storia dell'umanità. La nostra lista conferma i dati dell'ultimo rapporto dell'Ipbes (la piattaforma intergovernativa per la scienza e la politica in materia di biodiversità e servizi ecosistemi)” ha dichiarato Jane Smart, direttore globale del gruppo di conservazione della biodiversità dell'Uicn.“Il commercio nazionale e internazionale è responsabile del declino delle specie negli oceani, in acqua dolce e sulla terra. Servono azioni decisive globali per fermare questo declino” ha sottolineato Smart. Nel 2020 in Cina si terrà il Vertice Onu sulla biodiversità, un appuntamento cruciale secondo gli esperti, che auspicano una svolta politica nell'affrontare l'emergenza globale. “Il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità sono le due grandi sfide del secolo per l'umanità. I risultati parlano chiaro pertanto bisogna agire subito su questi due fronti” ha avvertito Lee Hannah, scienziato esperto dell'Uicn.Per il 2019 animale emblematico dello stato di sofferenza della biodiversità è la scimmia roloway (Cercopithecus roloway), di cui rimangono solo 2 mila esemplari in Costa d'Avorio e Ghana, preda ambita dai cacciatori per la sua carne e pelle. Ad oggi il 40% dei primati stabiliti in Africa centrale e occidentale è in pericolo, di cui sette specie sono ad altissimo rischio estinzione a causa del disboscamento e della caccia. Altrettanto a rischio i pesci d'acqua dolce in Giappone, dove la metà potrebbe scomparire, e in Messico, con un terzo delle specie minacciate, motivo di preoccupazione per milioni di residenti per i quali costituiscono la principale fonte di reddito e di cibo. In mare profondo i più vulnerabili sono invece i pesci lanterna e le lumache dai piedi squamosi. Altrettanto preoccupante la situazione di 23 specie di palissandro del Madagascar, minacciati al 90% poiché molto richiesti per il pregiato legno utilizzato nella costruzione di mobili, al centro di un traffico internazionale. Attaccato da un fungo patogeno, è a rischio anche l'elmo statunitense.Tra le specie a rischio inusuale presenza crescente di alcune specie di funghi, a cominciare dal cappello da strega noto anche come fungo conico a cappuccio viscido, di colore rosso vivace, danneggiato dall'agricoltura intensiva in molti paesi europei, tra cui Germania e Gran Bretagna.

Sette scimmie tra cui la rolaway, 15 specie di pesce cuneo e pesce violino, due famiglie di razze e una quindicina di funghi europei: sono alcune delle 28.338 specie a rischio estinzione inserite nella ‘lista rossa' stilata dall'Unione internazionale per la Conservazione della Natura (Uicn), pari al 27% di tutte quelle mondialmente conosciute.

Perdite di habitat, in parte causata dai cambiamenti climatici, ma soprattutto attività umane poco sostenibili, in primis pesca e caccia intensiva, inquinamento dell'aria e malattie invasive sono le principali cause del crescente numero di specie a rischio, in aumento del 6% rispetto al 2018, quando l'esistenza di 26.840 animali e vegetali era minacciata.

Allerta rossa per 6127 specie, che si trovano in una situazione di pericolo molto grave, a un passo dall'estinzione, quasi 300 in più rispetto all'anno scorso. Dal 1970, infatti, l'umanità ha perso il 60% delle sue specie animali e vegetali. Della ‘red list' dell'Uicn fanno parte 40% di anfibi, 34% di conifere, 33% di coralli, 30% di squali e razze, 27% di crostacei e 14% di uccelli.

Inoltre nessuna delle specie a rischio della ‘red list' del 2018 ha visto le proprie condizioni migliorare. Nella ricerca relativa al 2019, i ricercatori dell'Uicn hanno inserito 9 mila nuove specie, portando a 105.732 il numero globale di quelle conosciute.

“La natura sta declinando ad una velocità senza precedenti nella storia dell'umanità. La nostra lista conferma i dati dell'ultimo rapporto dell'Ipbes (la piattaforma intergovernativa per la scienza e la politica in materia di biodiversità e servizi ecosistemi)” ha dichiarato Jane Smart, direttore globale del gruppo di conservazione della biodiversità dell'Uicn.

“Il commercio nazionale e internazionale è responsabile del declino delle specie negli oceani, in acqua dolce e sulla terra. Servono azioni decisive globali per fermare questo declino” ha sottolineato Smart. Nel 2020 in Cina si terrà il Vertice Onu sulla biodiversità, un appuntamento cruciale secondo gli esperti, che auspicano una svolta politica nell'affrontare l'emergenza globale. 

“Il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità sono le due grandi sfide del secolo per l'umanità. I risultati parlano chiaro pertanto bisogna agire subito su questi due fronti” ha avvertito Lee Hannah, scienziato esperto dell'Uicn.

Per il 2019 animale emblematico dello stato di sofferenza della biodiversità è la scimmia roloway (Cercopithecus roloway), di cui rimangono solo 2 mila esemplari in Costa d'Avorio e Ghana, preda ambita dai cacciatori per la sua carne e pelle. Ad oggi il 40% dei primati stabiliti in Africa centrale e occidentale è in pericolo, di cui sette specie sono ad altissimo rischio estinzione a causa del disboscamento e della caccia. 

Altrettanto a rischio i pesci d'acqua dolce in Giappone, dove la metà potrebbe scomparire, e in Messico, con un terzo delle specie minacciate, motivo di preoccupazione per milioni di residenti per i quali costituiscono la principale fonte di reddito e di cibo. 

In mare profondo i più vulnerabili sono invece i pesci lanterna e le lumache dai piedi squamosi. Altrettanto preoccupante la situazione di 23 specie di palissandro del Madagascar, minacciati al 90% poiché molto richiesti per il pregiato legno utilizzato nella costruzione di mobili, al centro di un traffico internazionale. Attaccato da un fungo patogeno, è a rischio anche l'elmo statunitense.

Tra le specie a rischio inusuale presenza crescente di alcune specie di funghi, a cominciare dal cappello da strega noto anche come fungo conico a cappuccio viscido, di colore rosso vivace, danneggiato dall'agricoltura intensiva in molti paesi europei, tra cui Germania e Gran Bretagna.