Il 7 giugno è il giorno di "Liberazione Fiscale". Di cosa si tratta?

Tax Freedom Day
Tax Freedom Day

Quest’anno il “Tax Freedom Day” scatta il 7 giugno. Da domani infatti l’italiano medio comincia a lavorare per sè e non per pagare le tasse. A cosa serve questo calcolo teorico effettuato dalla Cgia?

Cos’è il Tax Freedom Day

Domani, martedì 7 giugno, scatta il cosiddetto “Tax Freedom Day” ossia il “Giorno di Liberazione Fiscale“. Per chi non lo conoscesse l’invito a rilassarsi: nessuna scadenza da osservare e nessun “click day” all’orizzonte. Oggi infatti è – teoricamente – il giornoin cui gli italiani terminano di versare le tasse e i contributi previdenziali allo Stato.

Si tratta ovviamente, come accennato, di un calcolo prettamente teorico realizzato dall’ Associazione Artigiani e Piccole Imprese Mestre (Cgia) tanto per rendere evidente il carico fiscale di un italiano medio.

Dopo poco più di 5 mesi dall’inizio dell’anno,, il contribuente medio finisce infatti di lavorare per assolvere tutti i versamenti fiscali dell’anno e solo da martedì 7 giugno inizia a guadagnare per sé.

Come si effettua il calcolo

Il metodo seguito per questo puro esercizio teorico ma che ben sottolinea il carico fiscale degli italiani, è chiarito dalla stessa Cgia:

“La stima del Pil nazionale prevista nel 2022 è stata suddivisa per i 365 giorni dell’anno, ottenendo così un dato medio giornaliero” Si legge nella nota diffusa dall’associazione,” Successivamente, si sono considerate le previsioni di gettito dei contributi previdenziali, delle imposte e delle tasse che i percettori di reddito verseranno quest’anno e sono stati rapportati al Pil giornaliero. Il risultato di questa operazione ha consentito di calcolare il “tax freedom day” dell’anno in corso”.

Cosa cambia rispetto allo scorso anno

Confrontando il Tax Freedom Day di quest’anno con quello del 2021, possiamo notare che lo scorso anno è scoccato l’8 giugno. Nel 2021 infatti, la pressione fiscale ha raggiunto il record storico anche se. sottolinea l’associazione ” E’ corretto segnalare che questo picco record di pressione fiscale (quella dello scorso anno n.d.r.) non è ascrivibile ad un aumento del prelievo imposto l ’anno scorso a famiglie e imprese, ma alla decisa crescita registrata dal Pil nazionale ( che, dopo la caduta verticale registrata nel 2020 , ha contribuito ad aumentare notevolmente le entrate.

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