Il barbecue divide la Francia e infiamma la politica

Maxime Gruss / Hans Lucas / Afp

AGI - Tutto è nato lo scorso 27 agosto quando Sandrine Rousseau, deputata del Partito dei Verdi, ha dichiarato che “dobbiamo cambiare la nostra mentalità affinché mangiare un'entrecôte alla brace non sia più un simbolo di virilità”.

Apriti cielo! Orrore!  I politici di tutto l'arco costituzionale, dall'estrema destra al Partito Comunista, si sono inalberati accusando la signora Rousseau di contestare il profondo attaccamento gallico alla carne abbrustolita, preparata dai migliori taglia dei macellai francesi, insultando e svilendo gli uomini, proiettando “guerre di genere” su piacevoli raduni estivi. Oscurantismo, insomma.

Fabien Roussel, segretario generale del Partito Comunista, ha obiettato: "Il consumo di carne è una funzione di ciò che hai nel portafoglio, non nelle mutandine o nelle mutande" mentre l'esponente dei Verdi ecologisti si è spiegata: “"Se vuoi risolvere la crisi climatica, devi ridurre il consumo di carne, e ciò non accadrà finché la mascolinità sarà costruita attorno alla carne".

Osserva il New York Times che “già, nella campagna elettorale per le presidenziali francesi di quest'anno, era chiaro che la politicizzazione del cibo aveva fatto molta strada. Il paese si divideva tra la folla amante delle carni rosse, principalmente a destra, e la brigata di quinoa e tofu che predicava le virtù delle noci e delle verdure, concentrata tra i Verdi”.

Cosicché la terra della gastronomia “è diventata la terra di accesi dibattiti sul simbolismo culturale e politico del cibo”. Con i tradizionalisti che mettono in evidenza gli effetti della "cancel culture" importata dagli americani nel tentativo di mettere fuori uso la bistecca e l'agnello per salvare il pianeta.

“Mangeosphère”, più o meno la “sfera del mangiare”, ha coniato il neologismo Le Monde per queste discussioni sulla semiologia di un panino al prosciutto o di una mela.

Tuttavia, rispetto a barbecue e carne come tendenze “di genere”, uno studio della società Inca, condotto ogni sette anni dai ministeri francesi dell'agricoltura e della salute, suggerisce che gli uomini francesi “mangiano il 59% in più di carne rispetto alle donne”. E Sandrine Rousseau ha ribadito che la società francese ha una testa prevalentemente maschile e la nasconde sotto la sabbia quando si tratta di combattere il cambiamento climatico, nonostante siccità e incendi.

Fabien Roussel è stato aspramente criticato a gennaio per aver deto che "un buon vino, una buona carne, un buon formaggio, questa è la gastronomia francese".

È stato giudicato commento xenofobo: e il cous cous e il sushi? E i milioni di musulmani francesi, che non bevono vino? E i vegani che non sono molto interessati alla “buona carne? Insomma, una volta ancora la sinistra francese, si divide: Roussel rappresenta l'ala che rifiuta la revisione della dieta francese - ha promesso molta carne rossa al festival musicale del quotidiano comunista L'Humanité a fine mese - mentre i Verdi insistono sul cambiamento necessario, ribadendo una “una differenza tra i sessi nel modo in cui consumiamo la carne e le persone che decidono di diventare vegetariane sono per lo più donne".