Il blitz dei carabinieri nel deposito dell'azienda italiana.

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Maxi sequestro pomodoro Petti
Maxi sequestro pomodoro Petti

Sequestro di pomodoro Petti: proveniva da paesi extra Ue ma era spacciato per “100% italiano”.

Maxi sequestro di pomodoro Petti

Concentrato di pomodoro estero, proveniente da Paesi non appartenenti all’Unione Europea, miscelato a quello italiano e poi lavorato e venduto come “pomodoro 100% italiano” e “pomodoro 100% toscano”: questa è l’accusa nei confronti dell’azienda italiana Petti. Indagate sei persone riconducibili all’azienda per concorso in frode in commercio.

Il maxi blitz è avvenuto nella mattinata di lunedì 26 aprile da parte dei militari del Comando Carabinieri per la Tutela Agroalimentare, insieme con i militari delle Unità dell’Arma Territoriale e Forestale.

GUARDA ANCHE IL VIDEO: Sequestrate tonnellate falso "pomodoro 100% italiano" nel livornese, 6 indagati

Sequestro di 4.477 tonnellate di pomodoro Petti

Sono stati sequestrati all’interno dello stabilimento produttivo e nel deposito della ITALIAN FOOD SPA – Gruppo Petti, un totale di 4.477 tonnellate per un valore commerciale di almeno 3 milioni di euro.

In particolare, come disposto dal procura della Repubblica di Livorno, i carabinieri hanno sequestrato: 3.500 tonnellate di conserve di pomodoro in bottiglie e barattoli già confezionate e etichettate come “pomodoro 100% italiano” e/o “pomodoro 100% toscano”, e 977 tonnellate circa di prodotto semilavorato e concentrato di pomodoro di provenienza estera (extra-UE), stipato in fusti e bidoni.

Pomodoro Petti: la perquisizione e il sequestro

Dale indagini iniziate lo scorso gennaio, emerge che le sei persone indagate, (che ricoprono diversi ruoli all’interno dell’azienda), sarebbero responsabili della “sistematica produzione e fraudolenta commercializzazione di conserve di pomodoro falsamente etichettate quale “pomodoro 100% italiano” e/o “pomodoro 100% toscano”. Conserve destinate poi alla Grande Distribuzione Organizzata (GDO) per la vendita al dettaglio al consumatore finale sul territorio nazionale.

Proprio durante la perquisizione stessa, i carabinieri hanno colto in flagranza di reato gli addetti ai lavori, i quali erano impegnati a miscelare il concentrato di pomodoro estero insieme al semilavorato di pomodoro italiano per ottenere poi i prodotti finiti, come conserve e passate di pomodoro.

Durante il sequestro i carabinieri hanno sequestrato anche diversi documenti (contabili, amministrativi e di laboratorio, cartacei e su supporto informatico), al centro dell’indagine. Si tratta di schede di produzione ufficiose e manoscritte, nelle quali veniva appunto descritto il falso: il contenuto dei prodotti poi destinati alla vendita non riportavano la vera provenienza del pomodoro contenuto al loro interno ma quella falsificata, ovvero pomodoro italiano e toscano.