Il blitz a Palermo contro il candidato consigliere di FdI e le ragioni procedurali degli inquirenti

Una delle immagini prese dalla Procura con Lombardo e Vella
Una delle immagini prese dalla Procura con Lombardo e Vella

“A rischio la libertà di voto”: ecco cosa ha scritto la Procura della Repubblica in ordine all’arresto in Sicilia di Francesco Lombardo per presunto voto di scambio mafioso. Il blitz a Palermo contro il candidato consigliere di FdI si è avvalso di ragioni procedurali che hanno permesso agli inquirenti di chiedere ed ottenere una misura di cautela contro il candidato.

La Procura sull’arresto di Lombardo

Ecco uno stralcio dell’ordinanza: “Sussistono urgentissime esigenze di tutela di beni primari in ragione della prossima competizione elettorale del 12 giugno”. E ancora: “In assenza di adeguate misure cautelari l’esercizio del diritto-dovere di voto di una estesa parte dell’elettorato diverrebbe merce di scambio da assoggettare al condizionamento e all’intimidazione del potere mafioso e dunque sottratto al principio democratico”.

Le intercettazioni e le immagini

Con queste motivazioni al Gip competente è stata esposta la presunzione di reato e la necessità di applicare la misura dell’arresto del candidato di Fdi al Consiglio Comunale Francesco Lombardo e del boss Vincenzo Vella, finiti entrambi in manette per scambio elettorale politico-mafioso nel corso della giornata dell’11 giugno. I due si sono incontrati il 28 maggio scorso nel negozio di ortofrutta del boss che risultata condannato per associazione mafiosa già tre volte e a piede libero per un difetto in ordine ad una ultima condanna. Lombardo e Vella erano stati intercettati e ripresi dagli inquirenti durante il loro appuntamento.

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