"Il blocco del traffico a Roma non serve a nulla"

Il blocco del traffico in città non basta. È una misura spesso inutile ed illiberale che non incide significativamente sulla salute dei cittadini. Lo dichiara Alessandro Miani, presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale che invece auspica "misure meno emergenziali ma che agiscano nel giro di pochi anni sulle vere sorgenti di inquinamento che avvelenano l'aria degli italiani".

Parlando con l'AGI, Miani spiega che "I blocchi del traffico come quelli decisi dal Comune di Roma in questi giorni sono misure che non hanno un grande impatto in termini di riduzione dell'inquinamento se non in percentuali molto ridotte (dell'ordine del 15-16 per cento). Si tratta di misure emergenziali che creano soltanto problemi sotto il profilo economico ed organizzativo ma che non danno alcun contributo al miglioramento della salute dei cittadini. Altro - ha aggiunto - sarebbe mettere in atto provvedimenti che sono in grado di andare a colpire in maniera mirata e selettiva le sorgenti di inquinamento". Come per esempio, quelle che prevedono il sostegno alla installazione di filtri nei comignoli degli impianti di riscaldamento delle abitazioni che "riescono ad abbattere le emissioni anche del 90 per cento".  

"Interventi di questo tipo - spiega Miani - sarebbero in grado in pochi anni di abbattere drasticamente e in maniera sensibile e permanente, tale anche da incidere sullo stato di salute dei cittadini. Si tratta di interventi - ha aggiunto - che potrebbero essere finanziati grazie agli introiti generati dalle ZTL".

"Il traffico veicolare (auto e moto) - secondo Alessandro Miani - è responsabile di una percentuale di emissioni di polveri sottili che varia dal 2 al 9% a seconda se consideriamo solo il particolato primario, cioè quello prodotto dalle fonti emissive dei tubi di scappamento, oppure il particolato secondario che tiene conto delle particelle già presenti in atmosfera. Questa percentuale puo' salire al massimo fino al 15-16% se si include anche il traffico merci su gomma, il cui impatto a livello nazionale è stato quantificato da un recente studio SIMA".

Il contributo dell'industria alle polveri sottili che investono le nostre città è fermo tra l'8 e l'11% (quello dell'agricoltura 4-7%, con l'aggiunta di un ulteriore 8-15% dovuto agli allevamenti intensivi), mentre sono i riscaldamenti a determinare il massimo impatto, con una forbice stimata tra il 38% e il 65%. Tale contributo percentuale sale in condizioni di scarsa ventilazione e aria stagnante come si verifica nella Pianura Padana per gran parte dell'anno.

Alcune città si stanno attrezzando imponendo un contenimento delle temperature dei termostati nelle giornate di allerta arancione e rossa per gli sforamenti di polveri sottili o il divieto di bruciare legna e biomasse in stufe/impianti non ottimali. Questo è un modo certamente più completo di affrontare il problema delle polveri sottili, che è ancora più serio se si tiene conto del dimezzamento (rispetto alle attuali soglie di legge) dei limiti di concentrazione media annuale di PM10 e PM2.5 considerati non pericolosi per la salute da parte dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.

"Intervenire solo col blocco del traffico veicolare non risolve certo il problema" spiega Miani "e il problema va affrontato nella sua globalita' senza rinvii, soprattutto se si considera che sono ben 550.660 gli anni di vita persi a causa del PM 2.5 (polveri sottili) in Italia nel 2017 secondo l'ultimo rapporto sulla Qualità dell'aria edito dalla Agenzia Europea per l'Ambiente (EEA), con costi stimabili in circa 55 miliardi di Euro, a cui si aggiungono altri 13 miliardi di euro derivanti dai 137.500 anni di vita persi a causa del biossido di azoto emesso dai processi di combustione di riscaldamenti, veicoli e industrie".