Il boom del gin non si ferma: in Italia circa 800 produttori

Image from askanews web site
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Milano, 13 set. (askanews) - "Complice il successo del 'gin tonic', che è uno dei drink più bevuti oggi nel mondo, il gin è diventato popolarissimo. Dopo tanti anni di 'mondo vodka' il gin si sta riprendendo una grandissima rivincita e il 'gin tonic' è il modo migliore di degustarlo, anche perché soltanto un numero irrisorio dei consumatori italiani lo beve in purezza, a differenza di quanto accade invece in Paesi come la Germania e il Regno Unito". A dirlo ad askanews è Stefano Nincevich, giornalista esperto di liquoristica e miscelazione, oltre che autore del libro "Cocktail safari". A differenza, per esempio, del wiskey, il gin non è un prodotto da "meditazione" ma da "socialità" e uno strumento in mano al bartender, e proprio quello dei locali è il mercato principale per i produttori.

"Oggi i gin italiani sono circa 800, di cui diversi realizzati con botaniche coltivate qui, fatto che, come nel vino, serve a valorizzare i singoli 'terroir'" continua Nincevich che, seppur non sorpreso dalla crescita esponenziale dei gin prodotti nel nostro Paese negli ultimi dieci anni, ricorda però che "a volte sono tentativi, bozze, esercizi di stile che finiscono lì, perché oltre a farlo, devi poi anche saperlo vendere e saperlo promuovere, altrimenti diventa la bottiglia per i tuoi amici". "Ci sono aziende che producono dalle 10 alle 100 bottiglie con il tuo nome e il tuo brand: va benissimo anche quello ma è un mercato diverso" aggiunge, sottolineando che "ci sono, al contrario, produttori italiani che si sono impegnati con grandi investimenti. E' un mercato in forte evoluzione: gin e agave (inteso come tequila e mezcal) sono nel mondo le categorie di spirits che più stanno emergendo in termini assoluti".

"Quello di 800 è un numero che include anche chi produce 50 bottiglie e si improvvisa produttore aprendo una pagina sui social" precisa ad askanews Vittorio D'Alberto, fondatore del sito "ginitaly.it", ricordando che "il movimento del gin italiano è nato nel 2013, anno in cui al 'TheGinDay' di Milano si presentarono tre produttori di gin 'made in Italy'". "Oggi è un mondo assolutamente variegato, con realtà produttive molto diverse tra di loro: c'è chi ha aperto una distilleria (le più significative sono la toscana 'Peter in Florence', 'Anonima distillazione' di Gubbio, e 'Eugin distilleria indipendente' di Meda) e chi invece se lo fa produrre avvelendosi di professionalità esperte (come ad esempio, "Engine Gin" e "Piero Dry Gin" e "Sabatini Gin").

"Sono pochi quelli che vendono oltre le 25mila bottiglie l'anno e ancora meno quelli che superano le 100mila" prosegue D'Alberto, sottolineando che "oggi il rischio è quello di trovarsi davanti ad una bolla che può esplodere in assenza di un disciplinare che aiuti i migliori ad emergere e a rafforzarsi in un mercato che si sta segmentando e stabilizzando, e va verso una premiumizzazione con una richiesta di prodotti di qualità". "C'è bisogno di una filiera circolare, di praticare la sostenibilità e puntare sulla nostra storica produzione di ginepro, con il quale si fanno, ricordiamocelo, il 30-40% dei gin di tutto il mondo" evidenza il fondatore di "ginitaly.it", che sottolinea infine la necessità "di un'associazione di produttori" che sostenga la categoria, la filiera e le piccole aziende qualitativamente più interessanti a stare sul mercato e a pensare all'internazionalizzazione.

Il boom del gin è testimoniato anche dal successo di pubblico registrato alla decima edizione del "TheGinDay" che si è tenuto nel fine settimana appena passato al SuperStudio Più di Milano. Alla due giorni del più importante evento dedicato al gin, al genever e ai loro botanical, ideato dal fondatore di "Bartender.it" Luca Pirola, hanno partecipato numerose aziende produttrici (ma pochi grandi brand) e si sono alternate degustazioni, workshop seminari e masterclass. Tra le aziende presenti, la maggior erano medio-piccole e piccolissime nate nel nostro Paese negli ultimi due anni: artigiani attenti alla qualità e con un legame sostenibile con il proprio territorio di origine.