Il brand virtuale delle ali di pollo

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Tra le tante immagini di questi mesi di pandemia resteranno anche quelle legate alle scorte nei supermercati: In Italia il lievito era diventato introvabile, come la pasta, tranne le penne lisce a riprova dello spirito gourmet italico che a tutto si sarebbe piegato ma non al formato di pasta sbagliato. Gli Stati Uniti hanno sperimentato invece una carenza di carta igienica e ora ne stanno affrontando un’altra: quella di alette di pollo. Il boom dei delivery e degli ordini online le ha rese un piatto popolarissimo in questi mesi, e la pandemia ha rallentato in contemporanea il lavoro di allevamenti e mattatoi. Per un piatto così richiesto bastano piccole diminuzioni nella produzione per generare subito fluttuazioni importanti nel prezzo. E così le catene che ruotano completamente intorno alle alette devono correre ai ripari.

Wingstop, la catena di base a Dallas e che ha circa 1400 ristoranti in tutti gli Stati Uniti, ha deciso di giocare d’anticipo prima che venga annunciata una reale carenza, facendosi concorrenza da sola con un nuovo brand virtuale: Tightstop. Come suggerisce il nome (tight significa coscia) il brand venderà via delivery e ordini online cosce di pollo condite e speziate come le tipiche alette. Un ristorante virtuale per un’esigenza molto reale: la mossa, spiegano dall’azienda, è stata studiata nell’ottica di potere processare con tecnologie apposite il pollo intero all’ingrosso e non più solo le parti più ambite (ali e petto) e così contenere i costi vivi e l’aumento dei prezzi al menu. La speranza è che agli americani piacciano così tanto le cosce da farle diventare un piatto fisso.

Una strategia di marketing uguale e contraria a quella del “Babbo Natale cattivo” che nella pubblicità italiana dei 4 salti in Padella dei primi anni 2000 chiedeva al bambino quale parte del pollo preferisse (ovviamente la coscia!) per rispondergli “Peccato, tutto petto!”. E invece negli Stati Uniti le alette spadroneggiano da sempre sulle tavole, piatto povero inizialmente creato per usare anche le parti meno ambite e ricche di carne del pollo che solitamente venivano scartate, e poi assurto a simbolo nazionale, con periodici allarmi di carenze e aumenti di prezzo. Seconde solo agli hamburger nelle preferenze della nazione, hanno molteplici storie sulla loro origine e sono ormai un segmento gastronomico a sé, simbolo di serate al pub, grigliate all’aperto e lunghi pomeriggi dedicati allo sport da guardare lo sport, in primis il Super Bowl.

Il loro mercato vale miliardi di dollari, e non è la prima volta che le catene sono costrette ad affrontare problemi di fornitura, con oscillazioni di prezzo imprevedibili. Pandemia a parte, basta che un fast food come McDonald’s decida di inserire nel menu un piatto a base di alette per mettere in crisi tutta la filiera. Pare sia questa l’origine delle “boneless wings”, le alette senza osso (in realtà a base di petto di pollo) nate per dare un’alternativa ai clienti e ai ristoratori quando le ali diventavano più rare e costose, e ora diventate parte integrante dei menu di ristoranti e fast food come alternativa più tenera e meno complicata da mangiare. Quest’anno però il “chicken crunch” ha colpito tutte le parti del pollo, per un mix di carenza di addetti alla processazione, aumento della domanda e lancio di nuovi piatti a base di pollo da parte delle grandi catene. Le cosce del brand virtuale di Wingstop potrebbero essere la chiave per la salvezza.

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