Il Brasile di Lula è più vicino all'Europa

La vittoria di Luiz Inácio Lula da Silva alle elezioni presidenziali in Brasile potrebbe avere conseguenze anche oltreoceano, in particolare influendo sulle relazioni tra il Paese sudamericano e l'Unione Europea.

Dopo anni di rapporti complicati con il governo di Jair Bolsonaro, l'Unione è pronta a riallacciare la cooperazione, a partire dai tre temi indicati dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen: sicurezza alimentare, commercio e cambiamento climatico.

"Non c'è dubbio che l'elezione di questo 77enne ex sindacalista alla guida del Brasile darà uno slancio a livello politico per quanto riguarda i rapporti con l'Europa, che per anni sono rimasti in secondo piano", spiega a Euronews Emily Rees, senior fellow del European Centre for International Political Economy (ECIPE).

Difficile, del resto, peggiorare le relazioni rispetto al governo di Jair Bolsonaro: nei suoi quattro anni di mandato il precedente presidente non ha mai vistato nessuna delle capitali europee, se si eccettua un breve incontro con Viktor Orbán a Budapest nel febbraio 2022.

In compenso ha trovato il tempo per recarsi a Mosca da Vladimir Putin (sempre nel febbraio 2022) e lanciare strali contro Emmanuel Macron Angela Merkel accusandoli di "interferenze indebite" rispetto alle loro preoccupazioni sulla deforestazione e gli incendi in Amazzonia.

L'accordo della discordia

Ma al di là di dichiarazioni e visite di cortesia, ciò che contra sarà la collaborazione concreta tra Bruxelles e Brasilia. La questione probabilmente più rilevante in questo senso è l'accordo commerciale UE-Mercosur, concluso nel 2019 tra L'Unione e il bloccoformato da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay.

Gli affari con Brasilia costituiscono il 30,8% del commercio europeo con i Paesi del Mercosur, mentre l'Unione è per il Brasile il secondo più importante partner commerciale con il 18,3% dei traffici, più di quelli con gli Stati Uniti.

Per ottenere la ratifica definitiva dei governi europei all'accordo serviranno delle modifiche, più facili da ottenere trattando con Lula invece che con Bolsonaro.

"La Commissione europea ha negoziato a lungo uno strumento collaterale all'accordo sui temi dell'ambiente e del clima. Questo capitolo dovrebbe essere più facile da discutere ora", dice Emily Rees.

"Ma anche il governo brasiliano cercherà di aggiungere dei punti all'accordo, in particolare nel settore della proprietà intellettuale, degli appalti pubblici o in qualsiasi politica che potrebbe aiutare a migliorare l'industrializzazione del Paese, che è stato uno dei temi principali della campagna di Lula".

Anche chi, come l'eurodeputata tedesca dei Verdi Anna Cavazzini, vuole ridiscutere l'accordo, pensa che l'elezione di Lula sia una buona notizia.

"Prima di tutto, è importante che Lula e il suo governo ripristinino le leggi sulla protezione ambientale in Brasile e soprattutto rafforzino tutti gli enti fondamentali per l'effettiva protezione delle foreste, perché con Bolsonaro la politica forestale è stata un disastro. E questa è una precondizione, credo, per qualsiasi discussione sul commercio tra Europa e Brasile. Poi è importante che l'accordo venga almeno in parte, rinegoziato".

Niente sconti sulla guerra

Molto complicato sarà invece secondo Cavazzini un pieno allineamento del Brasile all'Unione Europea sulla guerra in Ucraina.

"Onestamente non mi aspetto un'inversione totale di rotta con Lula sulla posizione brasiliana circa la guerra in Ucraina: lui ha detto più volte che vuole rimanere neutrale. Ma penso che sia assolutamente più orientato alla cooperazione internazionale e con l'Unione... E questo sicuramente aiuterà anche sul posizionamento del Brasile rispetto alla guerra.

Finora il Paese sudamericano non ha imposto sanzioni alla Russia per l'invasione, pur avendola formalmente condannata nel voto alla Nazioni Unite. E difficilmente lo farà in futuro, anche con il suo nuovo presidente, che a maggio 2022 era finito al centro delle polemiche per un'intervista in cui criticava l'atteggiamento di Volodymyr Zelensky, farrmando che "avrebbe dovuto negoziare un po' di più".

Secondo Emily Rees, sarà possibile intuire qualcosa in più sul tema solo dopo la formazione del nuovo governo, a gennaio 2023. "Un impegno verso il G20 e il G7 è stato menzionato dal neo-presidente nel suo discorso celebrativo. E da queste discussioni credo di penderà la posizione del Brasile nei prossimi anni".

Ma la Russia e l'Ucraina sono lontane, sia geograficamente che, probabilmente negli interessi di Brasilia. "Non bisogna dimenticare che nei precedenti governi Lula il Brasile ha sempre guardato al Sud del mondo. E molti dei suoi sforzi diplomatici riguarderanno i Paesi di quest'area".