Il Cairo lavora a una tregua tra Hamas e Israele

·4 minuto per la lettura

AGI - È stata la notte più intensa di bombardamenti su Gaza da quando sono riprese le ostilità tra Hamas e Israele mentre, fallito ancora il tentativo di trovare un orientamento unitario al Consiglio di Sicurezza Onu, l'Egitto prende in mano l'iniziativa diplomatica per arrivare a una tregua.

L'esercito israeliano ha effettuato decine di bombardamenti sul territorio della Striscia. Fonti palestinesi hanno segnalato un centinaio di raid israeliani, 50 dei quali concentrati in mezz'ora, secondo Al Jazeera, in risposta ai nuovi lanci di razzi sul territorio dello Stato ebraico.

Tra gli obiettivi presi di mira c'è il quartier generale del governo, incluso il compound Ansar, che ospita il servizio di sicurezza interna. Le testimonianza sui social dei residenti sono drammatiche: "Gli attacchi aerei continuano, gli edifici tremano, le porte si spaccano e ho sentito piangere i bambini dei miei vicini", ha scritto su Twitter una corrispondente della Reuters.

La rete elettrica ha registrato gravi danni e alcune aree dell'agglomerato urbano sono rimaste al buio. Il numero di vittime palestinesi, secondo l'ultimo bilancio fornito dalle autorità di Gaza, è salito a 220. Tra loro c'e' anche l'alto comandante della Jihad islamica Hassam Abu-Harbid, morto in un bombardamento che ha preso di mira la sua abitazione.

Le forze armate israeliane hanno rivendicato la distruzione di nuovi "obiettivi terroristi", oltre 1.180 dall'inizio delle ostilità. In particolare sono stati distrutti 15 chilometri di tunnel utilizzati da Hamas, che ha continuato nel frattempo a bersagliare il Sud di Israele con i razzi, 70 la scorsa notte, secondo fonti israeliane.

Ad Ashkelon e Ashdod 8 persone sono rimaste ferite dalle schegge. Dalla ripresa delle ostilità, Hamas ha lanciato oltre 3.100 razzi verso Israele, un numero mai visto nei precedenti conflitti. Le brigate Al-Qassam, braccio armato di Hamas, dicono di aver lanciato un attacco con razzi in direzione di una nave israeliana al largo della costa della Striscia.

La situazione rimane tesa anche in Cisgiordania, dove sono stati appiccati numerosi incendi nei pressi di strade e installazioni militari ed è stata arrestata una persona che aveva tentato di investire una pattuglia di poliziotti. Nella città israeliana a etnia mista di Lod sono state arrestate 7 persone sospettate di essere coinvolte nei violenti scontri dei giorni scorsi tra ebrei e musulmani.

Il comitato che rappresenta i cittadini arabi in Israele ha chiesto uno sciopero generale per domani, una protesta sostenuta anche da Al Fatah, la fazione che fa capo all'attuale leader dell'Anp, Abu Mazen. Se si moltiplicano gli appelli dalla comunità internazionale per un cessate il fuoco, al Consiglio di Sicurezza Onu la situazione è ancora bloccata ("dall'ostruzionismo Usa", accusa Pechino).

A lavorare a una mediazione per un cessate il fuoco è l'Egitto, coadiuavato da altri Paesi considerati imparziali come Giordania e Germania. Il ministro degli Esteri, Sameh Shoukry, ha avuto un colloquio con il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, il quale ha sentito anche l'omologo saudita, Faisal bin Farhan al Saud.

A Parigi si sono incontrati il presidente francese, Emmanuel Macron, e l'omologo egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, a margine di una conferenza sugli aiuti internazionali al Sudan che vede la partecipazione di diversi leader africani, arabi ed europei. Ci sono Josep Borrell, capo della diplomazia di Bruxelles, e il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.

L'obiettivo del summit è la cancellazione del debito di Khartoum, ma è prevedibile che verrà colta l'occasione per affrontare la situazione in Medio Oriente. Secondo il Financial Times, Israele sta valutando l'offerta di Hamas di una tregua "di lungo termine" che avrebbe tra le condizioni la consegna dei corpi di due soldati uccisi e il destino di due civili israeliani detenuti a Gaza.

Di misure per favorire una de-escalation si è discusso anche durante una videoconferenza dei rappresentanti speciali del Quartetto per il Medio Oriente (Nazioni Unite, gli Usa, l'Ue e la Russia). Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha avuto un colloquio telefonico con e Papa Francesco, sottolineando "la necessità che non solo il mondo islamico, ma che anche il Vaticano intervenga per porre fine ad attacchi diretti a colpire la coscienza dell'intera umanità". La Turchia, spiega Ankara, sostiene il processo di pace, rimane al fianco dei palestinesi e continuerà a difendere lo status di Gerusalemme". 

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli