Il Cairo restituisce a Roma gli effetti personali del ricercatore Regeni

Consegnati all'Italia i documenti e il passaporto di Giulio Regeni

Le autorità egiziane hanno consegnato agli inquirenti dell’Italia il passaporto e alcuni documenti di Giulio Regeni. La famiglia li aveva chiesti tre anni fa, ma invano. L’atto rappresenta un nuovo capitolo nei rapporti diplomatici fra Roma e Il Cairo?

Il passaporto di Giulio Regeni ora in Italia

Secondo gli inquirenti, i documenti del giovane ricercatore italiano scomparso nel 2016 erano stati richiesti tempo fa. Almeno tre anni, secondo la famiglia, eppure sono giunti solo adesso. Si tratta di un passaporto e due tessere universitarie che gli investigatori egiziani hanno sequestrato a una banda di cinque criminali quattro anni fa. Con tutta probabilità, i coniugi Regeni saranno convocati dalle autorità per riconoscere gli effetti personali di loro figlio. Il legale della famiglia, Alessandra Ballerini, aveva già effettuato delle perizie sulle foto. I documenti di riconoscimento erano stati attribuiti a Regeni, ma il resto no. Accanto al materiale, infatti, gli inquirenti egiziani avevano rinvenuto degli occhiali da donna e della droga. Secondo Ballerini, si trattava di un chiaro segno di depistare le indagini.

Il caso Regeni e la ricerca della verità

Sono passati quattro anni dalla morte di Giulio Regeni, e vi sono ancora molti dubbi da chiarire. Era il 25 gennaio 2016, quando il ricercatore friuliano scompare a piazza Tahir. Il 3 fabbraio 2016 il suo corpo senza vita viene trovato lungo la strada che collega Il Cairo a Giza. La salma presenta segni evidenti di tortura. Colpirono le parole della madre: “Ho avuto l’impressione che tutto il male del mondo si fosse riversato su di lui“. Le indagini non iniziano, né procedono con fluidità. Sia l’Italia che l’Egitto avviano due inchieste parallele, ma sembra che vi sia un chiaro tentativo di depistare le indagini. Gli inquirenti italiani si concentrano sull’operato della Security egiziana e i segni di tortura sembrano confermarlo. I pm romani arrivano a sostenere che il giovane è stato ucciso perché ritenuto una spia. In realtà, Regeni stava portando avanti i suoi studi sui sindacati di base egiziani come ricercatore dell’Università di Cambridge. Solo dopo mesi, i pm de Il Cairo ammettono di aver fatto seguire Regeni. Tanti altri dubbi sono ancora da chiarire.

I coniugi Regeni: “Tempo scaduto”

I primi di giugno, la Commissione d’inchiesta che indaga sul caso ha convocato il premier Conte. Il motivo riguarda gli sviluppi dei rapporti bilaterali in corso fra l’Italia e l’Egitto. Davanti alla Commissione convocata in notturna, Conte ha ribadito l’incessante verità sulla morte del ricercatore. Il premier ha ammesso la sua “incapacità” nell’ottenimento di risultati, ma ha ribadito l’importanza di intensificare il dialogo con l’Egitto anche per perseguire quest’obiettivo: “Allo stato è meglio un dialogo per quanto franco e a tratti frustrante piuttosto che l’interruzione dei rapporti” ha ribadito Conte. Dopo la vendita all’Egitto di due fregate italiane, i coniugi Regeni hanno risposto di “essere stati traditi” a più riprese dallo Stato: “Non intendiamo più farci prendere in giro dall’Egitto: non basterà inviarci quattro cianfrusaglie, indumenti vari e chiacchiere o carta inutile. Basta atti simbolici, il tempo è scaduto” è stato il commento di Paola e Claudio Regeni.

Ancora una volta, la famiglia del ricercatore chiede giustizia. In quattro anni, nonostante i depistaggi e le “zone grigie” la voce della coppia, accanto a quella di Amnesty International, non smette di cercare la verità.